La guerra di Putin

I russi stanno congiungendo le forze “Centro” e “Sud” nel Donbass. Attacchi al confine ucraino con la Moldavia

di Giuliano Longo (*)

Mentre Ucraina e Russia si sdcambiano droni e missili con gravi conseguenze sulla popolazione civile come è successo ieri con la morte di numerosi civili nella città natale di Zelensky – rapporesaglia ussa agli aattacchi alle strutture civili sul suo territorui – sfugge ai commnenti della stampa occidentale quanto sta realmente succedendo nel Donbass e nel Mar Nero.

Qui I russi stanno avanzando verso Nikolaipole per far congiungere le forze “Centro” e “Sud”  “arrotondando” I salienti di quell’area difesi dalle “fortezze” ucraine, per  arrivare ai confini originari del 2014 di quella regione secessionista, che pare essere l’obiettivo immediato di Putin., ma possiamo dire, solo “immediato”.

Cosa significa  unire  questidue raggruppamenti d’armata? Certamente non il collasso dell’esercito ucraino – finche fortemente sostenuto per procura dall’Occidente –  ma significa costringere le forze ucraine a spalmare le proprie riserve su molti chilometri, preparando  l’assalto finale a Dobropillya e e alla fine conquistare Kramatorsk che è  baricentro dell’intera difesa ucraina nella regione di Donetsk, pesantemente fortificato dal 2014.

 Sin qui l’aspetto tattico (o strategico) dell’operazione nel Donbass, ma conquistarlo del tutto non è una operazione facile.

Infatti la regione è caratterizzato da reti di città minerarie, agglomerati urbani continui e vasti complessi industriali (i celebri promzona), che trasformano le operazioni militari in vere e proprie guerre di logoramento.

Le fabbriche dell’era sovietica e i depositi erano pensate per resistere. diventando bunker naturali per fanteria e postazioni anticarro, ma soprattutto, oggi, centri di controllo e attacco per I droni.

I russi non vogliono attacchi frontali che gli costerebbero molto cari in termini di soldati uccisi o feriti, allora stanno usando la tattica di accerchiamento e infiltrazione con la distruzione sitematica di queste strutturae con bombe guidate (FAB), artiglieria pesante e droni d’attacco,

L’altra notizia –  ben lontano dal Donbass – è invece che nella notte 20-21 agosto, I russi hanno  condotto attacchi ripetuti con droni kamikaze  contro le infrastrutture di confine nell’Oblast di Odessa, colpendo direttamente i valichi internazionali al confine tra Ucraina e Moldavia.
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Fra quest, nella notte del 21 agosto, è stato gravemente danneggiato il valico di Tabaky (distretto di Bolhrad) al confine con la Moldavia, costretto a sospendere il traffico commerciale e civile, mentre la notte precedente un altro blitz ha colpito le strutture di frontiera della medesima area strategica.

Il Ministero della Difesa della Moldavia ha inoltre registrato la violazione temporanea del proprio spazio aereo da parte di vettori russi.  A farne le spese è stato in particolare il posto di blocco internazionale di Tabaky, nel distretto meridionale di Bolhrad.

Si tratta del secondo attacco consecutivo in due giorni rivolto ai punti di passaggio tra i due Paesi, dai quali – secondo Mosca- trnasitano gli auti occidentali a Kiev. La Nato ha immediatamente bollato l’attacco come una minaccia russa al suo fianco sud orientale e in particolare alla Romania.

E’ forse molto ardito trarre conclusioni da queste due notizie, ma si può affermare che al moment, non si delinea ancora quel logoramento della Russia sul quale continuano – e continueranno a discutere la prossima settiman – I cosidetti “volenterosi” europei.

I disperati appelli di Zelensky all’Occidente per insufficienza di aiuti dall’Occidente non fanno quindi parte del solito clichè, che dura da anni,sulla continua richiesta di soldi e armi.

Ma è  il chiarosegnale  – il warning  – èche gli  enfatizzati attacchi ucraini – che stanno pur provocando enormi danni alla Russia – e tanto meno una possibile vittori,  non sono sufficienti a vincere sul fronte, perchè è lì che si gioca la vera partita di questa infinita – devastante e destabilizzate guerra.

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

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