Ogni mattina un team della ong Médicos del Mundo si reca nella zona industriale di El Tarajal a Ceuta per fornire assistenza sanitaria di base e assistenza psicologica alle migliaia di persone ancora presenti nell’exclave spagnola, a quasi un mese dall’arrivo in massa di circa 80mila persone dal Marocco. “Moltissimi bambini, bambine e intere famiglie non hanno accesso all’acqua potabile, né a servizi igienico-sanitari, non hanno un tetto sotto cui rifugiarsi e ricevono solo un pasto al giorno”, racconta a LaPresse Patricia Ruiz, coordinatrice dell’emergenza a Ceuta di Médicos del Mundo. Il team della ong, composto da due medici, due infermieri, due psicologi, una mediatrice interculturale, una coordinatrice, una farmacista e quattro volontari che lavorano come traduttori, è arrivato nella città autonoma il 14 agosto. Da allora ha fornito assistenza a oltre mille persone. Quasi la metà, il 45%, sono minori di tutte le età, dai più piccoli di 2-3 anni agli adolescenti fino a 17 anni. Il 17% del totale sono donne. Tra le persone assistite dalla ong ci sono migranti, inclusi bambini, che hanno contratto “malattie respiratorie e infezioni dermatologiche a causa delle condizioni insalubri in cui sono costretti a vivere. Alcuni hanno contusioni e ferite che si sono infettate”, riferisce Ruiz. Le ripercussioni derivanti dalla situazione in cui si trovano i migranti riguardano anche la salute mentale. “È una delle cose che ci preoccupa di più, per questo abbiamo portato un team specializzato”, spiega la coordinatrice. “Più passano i giorni e più le problematiche di salute mentale si aggravano, specialmente tra i minori e i giovani, che vivono nell’insicurezza e nella paura”, avverte Ruiz, affermando che centinaia di bambini dormono ancora in strada e non hanno uno spazio dove giocare e stare in tranquillità: “Tutto questo sta avendo un impatto significativo sulla loro salute mentale”. In Spagna il segnalamento di casi di scabbia e tubercolosi a Ceuta ha scatenato un dibattito sul rischio che si vada incontro a un’emergenza di salute pubblica. Il ministero della Salute iberico ha negato che ci sia un rischio simile mentre le destre, all’opposizione, sono arrivate a chiedere un confinamento dei migranti. Ruiz non si sbilancia sulla valutazione dei rischi: “È il ministero della Salute che ha i dati e può dare informazioni ufficiali, da parte nostra”, spiega, “qualsiasi caso sospetto lo segnaliamo all’Istituto nazionale di gestione della salute (Ingesa)”. Quello che rimarca Ruiz è che le infezioni contratte dalle persone migranti sono conseguenza della situazione drammatica in cui si trovano, della vita in strada senza accesso ai servizi di base. “Tutte le autortià dovrebbero fare di più, è evidente”, dice, rimarcano che “ci sono ancora migliaia di persone in strada”. La maggior parte dei migranti, in particolare le famiglie con i bambini, è di origine marocchina, ma ci sono altre persone provenienti da Sudan, Mali, Cameru, Chad, Senegal, nonché palestinesi e migranti scappati da Afghanistan e Yemen. La situazione a Ceuta sta migliorando lentamente, con l’apertura di due dispositivi di accoglienza per la popolazione subsahariana e marocchina. Médicos del Mundo chiede un maggior coordinamento e l’apertura di ulteriori strutture di accoglienza. “Sembra che verrà aperto a breve un centro in più per i minori e un centro per le donne e le bambine, ma continuano a essere migliaia le persone, in particolari donne, minori e famiglie con figli piccoli in strada, bisogna fare di più”, conclude Ruiz.
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