Le assicurazioni contro i rischi di catastrofi (inclusi i terremoti) sono arrivate a una raccolta di 3,1 miliardi di euro nel 2024. Questo uno dei dati contenuti nel rapporto 2026 ‘Rischi da catastrofi naturali e di sostenibilità’ dell’Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni).
La raccolta riguarda per la quasi totalità, cioè per l’88%, i rischi climatici cui è destinato quindi un valore di 2,7 miliardi di euro.
L’analisi – viene spiegato dall’Ivass – è finalizzata a costruire un sistema informativo affidabile su rischi ambientali, sociali e di governance (Esg) a supporto della stabilità finanziaria e delle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. In particolare, il monitoraggio riguarda l’integrazione dei fattori Esg e l’impatto dei rischi fisici da catastrofi naturali nel settore assicurativo oltre ai rischi legati alla transizione per i portafogli di investimento. Nel 2024 – rileva l’Ivass – la raccolta premi danni per le coperture assicurative dei rischi catastrofali (inclusi i rischi sismici) è stata di 3,1 miliardi di euro (+13% rispetto al 2023); pari al 6,6% della raccolta danni complessiva (7,1% nel 2023).
La raccolta si riferisce per l’88% a rischi climatici acuti, per un valore di 2,7 miliardi di euro, principalmente grandine (67,8%), tempesta (19,6%) e inondazione (11%). La quasi totalità della raccolta per rischi catastrofali origina dalle polizze ‘incendio e altri danni ai beni’, prevalentemente riferite agli immobili, e dal ramo ‘altre assicurazioni auto’.
L’aumento dei premi nel 2024 è riconducibile principalmente all’incremento del costo delle coperture, in conseguenza delle elevate perdite registrate nell’anno precedente. I premi di competenza dell’esercizio sono 2,9 miliardi (2,6 miliardi nel 2023) a fronte di sinistri e spese pari a 2,7 miliardi. Oltre il 67% della raccolta è riconducibile a 8 grandi imprese danni o multiramo.
Dopo il picco del 2023, la frequenza di sinistri nel 2024 è ritornata su livelli prossimi a quelli osservati fino al 2022. L’onerosità complessiva dei rischi climatici si attesta infatti al 105,2% dei premi di competenza (combined ratio), in netta riduzione rispetto al 351,7% del 2023.
Il 67% degli investimenti totali è riconducibile a imprese con obiettivi di decarbonizzazione. Gli investimenti in settori potenzialmente esposti ai rischi di transizione sono circa 68 miliardi di euro (6,5% del totale degli investimenti delle compagnie), la quota è sostanzialmente stabile rispetto al 2023. Le compagnie assicurative – continua l’Ivass – detengono circa l’8,5% (17,1 miliardi di euro) delle obbligazioni verdi emesse dal settore privato, quota in lieve aumento rispetto al 2023 (8%). Il 42,4% delle obbligazioni verdi detenute dalle compagnie è emesso dal settore finanziario e assicurativo.
L’89% delle imprese vita e danni sostiene di avere già integrato i fattori Esg nei sistemi di governo e gestione dei rischi e un ulteriore 4% prevede di integrarli nel breve termine.
La rilevazione coinvolge tutte le 89 imprese di assicurazione e riassicurazione con sede legale in Italia e le rappresentanze di imprese di assicurazione extra See, autorizzate a operare nel territorio nazionale alla fine del 2024. L’indagine si compone di un’analisi quantitativa e di una qualitativa. La rilevazione quantitativa riguarda l’attività di sottoscrizione e di investimento delle compagnie, con dati riferiti al 31 dicembre 2024, e pertanto non registra ancora gli effetti della nuova disciplina sull’assicurazione obbligatoria contro i danni catastrofali per le imprese, entrata progressivamente in vigore tra il 2025 e il 2026. La rilevazione qualitativa, basata su informazioni aggiornate a fine 2025, si concentra sugli aspetti di governance, sulla gestione dei rischi, sulle strategie commerciali e di investimento, nonché sulle valutazioni dell’impatto dei rischi fisici e di transizione.
