Politica

Legge elettorale: scintille in commissione, poi ok a preferenze. Opposizione prepara battaglia Aula

Di Nadia Pietrafitta

(LaPresse) – Il centrodestra ci riprova con le preferenze. A metà pomeriggio, dopo non poche polemiche e scintille con le opposizioni, la commissione Affari costituzionali del Senato approva l’emendamento unitario della maggioranza che prevede un capolista bloccato e la possibilità di esprimere, con le crocette, fino a tre preferenze, prevedendo l’alternanza di genere.

La proposta di modifica ripropone, di fatto, il sistema che FdI e Nm avevano previsto già alla Camera, poi impallinato dal voto segreto. Al primo piano di palazzo Madama, invece, tutto va secondo copione: il centrodestra compatto vota (ad eccezione di senatore Meinhard Durnwalder di Svp, che in genere si allinea alla maggioranza), in modo palese e per alzata di mano, l’emendamento 1.6 sottoscritto dai senatori Lisei (FdI), Pirovano (Lega), Rosso (FI), Gelmini (Nm) e De Poli (Udc); le opposizioni protestano. “Sulla legge elettorale la maggioranza compie una forzatura dopo l’altra, truccando le carte in maniera plateale”, attaccano all’unisono Pd, M5S, Avs e Iv, puntando il dito contro quello che definiscono “il colpo di mano del giorno”, ovvero la scelta del presidente della commissione Affari Costituzionali, Andrea De Priamo, di Fratelli d’Italia, “di impedire che i commissari potessero esprimersi sull’emendamento unitario delle opposizioni che, in contrasto con la proposta-farsa del centrodestra sulle ‘finte preferenze’, reintroduce le preferenze in modo serio e vero, per tutti gli eletti, e insieme innalza la soglia di premio al 45%, elimina l’obbligo di pre-indicazione del candidato premier e inserisce una reale tutela di genere”.

La questione, come spesso avviene in questi casi, è sì procedurale, ma anche politica. L’emendamento del centrodestra sulle preferenze è il primo di una lunga serie sullo stesso tema. Una volta approvato quello, saranno preclusi gli altri. L’avvertimento di De Priamo scatena l’ira dei senatori del campo largo. “Vi spaventano così tanto 20 minuti di discussione sulle preferenze? L’ordine di trattazione non è casuale, si deve andare dal generale al particolare”, attacca dal Pd Andrea Giorgis. “Il criterio” di fascicolazione “è legato al punto di battuta nel testo, al punto in cui emenda”, replica De Priamo, che poi ricorda come il criterio “che è sempre stato utilizzato, è che a parità di punto di battuta prevalga la consistenza numerica dei gruppi”. Lisei, primo firmatario della proposta, quasi accusa gli avversari di evocare una ‘manina’:  “Questa è la prima volta, in tre anni e mezzo, che viene messo in discussione l’ordine in cui gli uffici redigono il fascicolo, seguendo dei criteri tecnici. O l’altra ipotesi è sostenere che una parte politica abbia interferito con gli uffici. Diteci quale delle due ipotesi state sostenendo?”.

Alla fine il testo viene messo ai voti e approvato, precludendo 67 proposte di modifica delle opposizioni. Lunedì (domani è prevista solo l’espressione di pareri per consentire ai parlamentari FdI per raggiungere Bari dove sono in programma i festeggiamenti per il record di longevità raggiunto dal Governo) riprenderanno i voti. Commissione e Governo hanno dato parere favorevole, oltre a quello sulle preferenze, solo all’emendamento che corregge la cosiddetta norma ‘anti frammentazione’ approvata dalla Camera. Il nuovo testo prevede che i voti delle liste di coalizione rimaste sotto l’1% (e non più sotto il 3% come previsto nel ddl approvato da Montecitorio) concorrano al computo nazionale di coalizione per il raggiungimento delle soglie per il premio di governabilità.

Fin qui accantonate, invece, le proposte di modifica che prevedono di ridurre la soglia del premio di maggioranza dal 42 al 41% (a firma Ambrogio, FdI); quella per fissare al 2% la soglia di voti da raggiungere per essere conteggiati nel premio (a firma Gelmetti, FdI) e quello che interviene sul l’eleggibilità dei sindaci (a firma Sigismondi, FdI). Rimandato all’Aula, infine, il dossier ballottaggio. In Assemblea, infatti, Marcello Pera ha presentato il suo emendamento per introdurre il secondo turno, anche se si fa sempre più probabile l’ipotesi ritiro. “Deciderò avendo sentito la maggioranza. Ma non metterò in testa lo scolapasta per fare l’eroe”, dice l’ex presidente del Senato. Se la commissione non riuscirà a finire l’esame e votare il mandato al relatore entro mercoledì, quando è previsto l’approdo in Aula, anche gli emendamenti già approvati decadranno e, come già assicurano dalle opposizioni, “si ripartirà dal via. Il voto in commissione è servito solo – la frecciatina – per permettere a Meloni di ‘rivenderselo a Bari’, che quello non costa nulla”.

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