Esteri

Migranti: crisi Ceuta, Sanchez frena su ruolo Marocco e lamenta mancata solidarietà Ue

di Lucrezia Clemente

(LaPresse) – Messo alle strette sulla gestione della crisi a Ceuta, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha difeso l’azione del governo e ha evitato, ancora una volta, di puntare il dito contro il Marocco per l’arrivo di 72mila migranti nell’exclave spagnola.

“Finora nessuno ha fornito prove che permettano di concludere che l’entrata in massa a Ceuta sia stata progettata o eseguita dalle autorità marocchine”, ha assicurato il leader socialista nella prima informativa al Congresso a più di un mese dall’inizio dell’emergenza. Una versione che non ha convinto nessuno dei partiti in aula, neanche l’alleato di governo Sumar, mentre negli ultimi giorni è emerso un rapporto della polizia nazionale che parla di una facilitazione da parte delle forze di sicurezza marocchine per l’attraversamento del confine. Dall’izquierda abertzale di EH Bildu all’ultradestra di Vox, su un punto le forze politiche sono state tutte d’accordo, la regia di Rabat. Com’è possibile che un governo che ha un ferreo controllo sul territorio non si sia accorto dello spostamento in poche ore di decine di migliaia di persone, hanno chiesto i deputati, con i partiti progressisti che hanno suggerito una complicità di Stati Uniti e Israele, e una punizione contro Madrid per il sostegno alla Palestina.

Sanchez ha riconosciuto che “nelle prime dieci ore del 30 luglio, la Gendarmeria marocchina ha consentito gli attraversamenti del confine” a Ceuta ma non ha ravvisato responsabilità dirette di Rabat. Il leader ha negato di aver adottato una politica di appeasement o di essere sotto ricatto per il presunto coinvolgimento del Marocco nell’hackeraggio del suo telefono nel 2021, come sostiene l’opposizione, ma ha sostenuto di non avere intenzione di scatenare un conflitto diplomatico “senza prove solide”. Il leader socialista, che ha difeso la spagnolità di Ceuta e Melilla, ha poi promesso che agirà con fermezza se queste prove verranno presentate al governo e ha dato notizia che nei giorni scorsi è stata convocata l’ambasciatrice marocchina per le rivendicazioni avanzate da due ministri di Rabat sulle due exclavi. Un altro fronte sul quale Sanchez ha dovuto difendersi è quello della possibilità che la crisi si sarebbe potuta evitare o prevedere. Il premier ha assicurato che l’esecutivo non ha ricevuto alcuna allerta che facesse presagire un arrivo in massa a Ceuta.

Nei giorni scorsi la ministra della Difesa Margarita Robles aveva affermato che l’intelligence aveva fatto il proprio lavoro avvertendo il governo. E non è sfuggito che in aula la ministra è stata l’unica a non applaudire l’intervento del socialista. Sanchez ha sostenuto che l’esecutivo non ha nulla da nascondere e ha annunciato che renderà pubblici “tutti i rapporti” ricevuti su Ceuta. Nel corso di un’informativa durata più di sei ore, il leader ha poi lamentato una mancata solidarietà da parte dell’Europa e ha suggerito che alcuni Paesi lo hanno visto come un modo di “indebolire un governo di coalizione progressista che difende un modo differente di fare le cose”. Ha affermato che lo stop all’accordo Schengen voluto dal governo di Giorgia Meloni è stato “immotivato” e ha difeso la sua politica migratoria affermando che si è rivelata efficace e che la crisi nell’exclave non la mette in discussione. L’opposizione è andata all’attacco del leader, da tempo indebolito tra i casi di corruzione che hanno coinvolto esponenti del suo partito, il Psoe, e i processi a carico dei suoi familiari. Sanchez “si dimetta per incompetenza o complicità”, ha detto il leader del Partito popolare spagnolo, Alberto Núñez Feijóo, affermando che dietro alla crisi di Ceuta c’è Rabat e che il governo era stato avvisato. Abascal, che ha definito quanto accaduto nell’exclave una “invasione”, è tornato a chiedere di processare Sanchez per tradimento tramite l’articolo 102 della Costituzione spagnola. Duri gli interventi anche dei partiti che hanno votato a favore dell’investitura del premiernel 2023, dal Pnv che ha accusato Sanchez di non essere stato all’altezza a Junts che gli ha chiesto di fare un passo indietro lasciando la presidenza del governo. Mercoledì sera migliaia di persone in tutta la Spagna sono scese in piazza per mostrare solidarietà a Ceuta e criticare la risposta data dall’esecutivo. A Madrid una folla, che includeva anche gruppi di ultradestra e neonazisti, è arrivata sotto al Congresso de deputati chiedendo le dimissioni di Sanchez. Mentre in aula era in corso il dibattito parlamentare è arrivata la notizia di un’altra tragedia in mare. Un barcone è naufragato al largo delle Canarie. A bordo sono state ritrovate 44 persone in vita e cinque corpi. Secondo l’ong Caminando Fronteras i morti sarebbero 83.

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