Quasi 315mila titolari di imprese individuali italiane hanno almeno 70 anni. E mentre cresce l’età degli imprenditori, si restringe rapidamente la platea dei giovani che potrebbero raccoglierne il testimone. È il doppio movimento che emerge dal dossier CNA “Imprese senza ricambio”, che fotografa a livello provinciale e settoriale l’esposizione del sistema produttivo italiano al rischio di mancato passaggio generazionale.
A giugno 2025 i titolari di imprese individuali con almeno 70 anni erano 314.824, pari al 10,7% del totale. Dieci anni prima erano 290.328 e rappresentavano l’8,9%. Gli imprenditori anziani sono quindi aumentati di quasi 25mila unità nonostante, nello stesso periodo, il numero complessivo dei titolari individuali sia diminuito.
La dinamica diventa ancora più significativa se osservata insieme all’evoluzione demografica e imprenditoriale dei giovani. Tra il 2015 e il 2026 la popolazione italiana tra 20 e 39 anni si è ridotta di circa 1,4 milioni di persone, quasi il 10%. E tra il 2014 e il 2024 le imprese giovanili sono diminuite di oltre 153mila unità, il 24%.
Anche la composizione settoriale evidenzia la portata del problema. Il fenomeno dell’invecchiamento è particolarmente evidente in agricoltura, dove oltre 160mila titolari hanno almeno 70 anni, pari al 28,3% del totale. Nel commercio sono quasi 59mila, nella costruzione oltre 19mila, nel manifatturiero più di 18mila, nelle altre attività di servizi circa 14mila e nell’alloggio e ristorazione oltre 12.600.
Considerando l’incidenza degli ultrasettantenni sulla platea dei titolari, tra i grandi comparti emergono, oltre all’agricoltura, il manifatturiero con il 9,6%, il trasporto e magazzinaggio con l’8,4%, il commercio con il 7,8% e l’alloggio e ristorazione con il 6,6%. Numeri che assumono un rilievo particolare nei settori nei quali competenze tecniche, conoscenza del mestiere, relazioni con la clientela e patrimonio professionale sono difficilmente sostituibili in tempi brevi.
