– “Preservare l’identità ladina significa permettere a chi vive in questi territori di continuare ad abitarli, lavorarvi e custodirli. Confidiamo che la sua visita possa rinnovare l’attenzione verso questa comunità storica, affinché le Dolomiti continuino a essere non solo una meraviglia della natura, ma una terra viva e abitata dai suoi figli”. E’ l’appello che Luca Guglielmi, assessore alle minoranze linguistiche della Regione Trentino Alto Adige, lancia attraverso una lettera aperta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, oggi a Merano e Trento per gli 80 anni dell’autonomia speciale. “La sua presenza nel nostro territorio rappresenta un momento di profonda vicinanza delle istituzioni e un’occasione preziosa per fare memoria – si legge nella lettera indirizzata al capo dello Stato -. Proprio in questo periodo ricorrono gli ottant’anni dal grande raduno del Passo Sella del 14 luglio 1946, quando oltre tremila ladini provenienti da Val di Fassa, Ampezzo, Livinallongo, Val Badia e Val Gardena si unirono sotto la bandiera della Zent Ladina Dolomites. In quel giorno storico, all’indomani del periodo fascista che ne aveva frammentato il territorio, la comunità ladina fece sentire la propria voce redigendo un programma in dodici punti inviato poi all’attenzione delle istituzioni repubblicane e della Conferenza di pace. È importante ricordare come la nostra stessa autonomia speciale affondi le sue radici proprio nella tutela delle minoranze linguistiche, fondamento costitutivo dell’architettura istituzionale della nostra Regione. Un’autonomia che trae la sua forza e la sua legittimità dalla convivenza e dalla valorizzazione di tutte le sue componenti identitarie, di cui quella ladina costituisce un pilastro insostituibile”. Guglielmi aggiunge che “a distanza di otto decenni, guardare a quel documento significa misurare quanta strada sia stata fatta e quanta resti ancora da percorrere. Da un lato, importanti traguardi sono stati raggiunti: il riconoscimento ufficiale del popolo ladino e della sua lingua, la scuola paritetica, le trasmissioni radiotelevisive, la valorizzazione della toponomastica e delle tradizioni locali sono oggi conquiste solide che tutelano e valorizzano la nostra specificità culturale. D’altro canto, vi sono istanze di allora che conservano un’attualità immutata e, per certi versi, dolorosa. La storica aspirazione a riunire tutti i ladini supera la logica della frammentazione amministrativa: l’attuale tripartizione in tre province e due regioni continua infatti a dividere una comunità omogenea, ostacolando una visione unitaria per le nostre vallate. Accanto a questo nodo mai sciolto, emerge con forza rinnovata il tema della permanenza dei ladini nei loro territori. L’appello lanciato nel 1946 per contrastare l’emigrazione e lo spopolamento si traduce oggi nella difficile sfida dell’emergenza abitativa. Il caro prezzi delle abitazioni e la pressione economica rischiano di allontanare i giovani dalle proprie vallate, impoverendo il tessuto sociale di questi luoghi”.
