Cronaca

Amianto, esposto dell’esercito e nei Vigili del Fuoco: muore di mesiotelioma. Difesa e Interno impugnano la condanna

Di Massimo Maria Amorosini

 

Il Tribunale di Catania lo aveva equiparato a vittima del dovere. Bonanni (ONA): «Un accanimento che manca di rispetto a chi ha servito lo Stato».

Prima l’esposizione all’amianto durante il servizio militare nell’Esercito, poi quella subita nei quasi quarant’anni trascorsi nei Vigili del Fuoco di Catania. Una doppia esposizione al cancerogeno che, secondo il Tribunale di Catania, ha avuto un ruolo determinante nell’insorgenza del mesotelioma pleurico che ha causato la morte, a 72 anni, del catanese C.R.L.M.

La battaglia giudiziaria, però, prosegue. Il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Interno hanno impugnato la sentenza che aveva riconosciuto l’uomo equiparato a vittime del dovere e condannato in solido le due amministrazioni al pagamento dei benefici in favore della vedova.

La sentenza del Tribunale di Catania

La decisione impugnata è la sentenza n. 1935/2026, pubblicata il 29 aprile 2026, con la quale il Tribunale di Catania aveva accolto in larga parte il ricorso, successivamente proseguito dalla vedova dopo la morte dell’uomo.

La donna è assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS.

Il giudice ha riconosciuto il nesso tra l’esposizione all’amianto subita durante il servizio nell’Esercito e nei Vigili del Fuoco e il mesotelioma che ha provocato il decesso dell’uomo.

Dall’Esercito ai Vigili del Fuoco: una doppia esposizione durata decenni

Il primo periodo di esposizione ricostruito dal Tribunale risale al servizio militare di leva. L.M., con l’incarico di “marconista carro”, operò anche all’interno dei mezzi militari.

La sentenza richiama l’utilizzo, durante le esercitazioni, di dotazioni contenenti amianto e la presenza del minerale negli ambienti, negli apparati radio, nei mezzi di trasporto e in altre componenti utilizzate all’epoca.

Quella nell’Esercito fu però soltanto la prima fase dell’esposizione.

Per i successivi quarant’anni L.M. lavorò presso il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Catania, inizialmente nell’Ufficio rimessa e successivamente nelle attività di riparazione e manutenzione di veicoli e attrezzature tecniche.

Secondo quanto ricostruito nel giudizio, il lavoro quotidiano a contatto con i mezzi e le attrezzature determinò una seconda e prolungata esposizione all’amianto.

La diagnosi di mesotelioma e il riconoscimento del nesso causale

Il 16 dicembre 2019 arrivò la diagnosi di mesotelioma pleurico epitelioide. L.M. morì quattro anni dopo, il 28 dicembre 2023.

A ricostruire il rapporto tra la patologia e la lunga storia di esposizione professionale sono state la documentazione acquisita, le testimonianze e la consulenza tecnica d’ufficio.

Sulla base di questi elementi, il Tribunale ha riconosciuto che l’amianto respirato durante le attività di servizio ha avuto almeno un ruolo concausale determinante nell’insorgenza del mesotelioma.

Il giudice ha inoltre rilevato l’assenza di fattori estranei all’attività o all’ambiente lavorativo che, da soli, potessero spiegare l’insorgenza della malattia.

Il tema della mancata prevenzione

Nella sentenza assume rilievo anche il profilo della prevenzione.

Il Tribunale evidenzia che le amministrazioni non hanno dimostrato di avere adottato adeguate e sufficienti misure di protezione contro il rischio amianto, come sistemi di aspirazione o specifici dispositivi di protezione personale.

Non risulta inoltre che L.M. fosse stato adeguatamente informato sui rischi né dotato, almeno fino agli ultimi anni Novanta, di specifiche protezioni contro le sostanze cancerogene.

Il provvedimento rileva anche che l’uomo non sarebbe stato sottoposto a una specifica sorveglianza sanitaria in relazione all’esposizione ad agenti cancerogeni.

Bonanni: «Un’ulteriore sofferenza per la famiglia»

Sull’impugnazione della sentenza interviene l’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto:

«Dietro ogni causa ci sono vite distrutte e famiglie che hanno già pagato un prezzo altissimo. E quando a essere colpito è un uomo che ha speso la propria vita al servizio dello Stato, continuare ad opporsi al riconoscimento dei suoi diritti significa infliggere alla sua famiglia un’ulteriore sofferenza. Questo accanimento è una grave mancanza di rispetto verso un servitore dello Stato e verso chi oggi ne porta il dolore e l’assenza. Le istituzioni dovrebbero essere le prime a riconoscere il sacrificio dei propri uomini, non costringere le loro famiglie a estenuanti battaglie per ottenere giustizia».

La vicenda prosegue in appello

Con l’impugnazione proposta dal Ministero della Difesa e dal Ministero dell’Interno, la vicenda giudiziaria prosegue ora in appello.

L’Osservatorio Nazionale Amianto continuerà ad assistere la vedova affinché venga confermato il riconoscimento ottenuto in primo grado.

Prosegue l’impegno dell’Osservatorio Vittime del Dovere APS e dell’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto APS, con tutto lo staff legale di cui fa parte l’Avv. Veronica Scigliano, l’Avv. Lidiana Belfiore, l’Avv. Giorgia Cicconi, la Sig.ra Francesca Piredda e la Dott.ssa Federica Pacca.

Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294.

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