Politica

Elezioni: incognita tempi e Ciriani rilancia voto primavera, Schlein ‘noi sempre pronti’

di Alessandra Lemme

La festa di Bari, con cui la premier Giorgia Meloni ha celebrato venerdì il record di longevità del suo esecutivo dà l’avvio a una lunga campagna elettorale ancora ricca di incognite, a cominciare da legge e tempi con i quali si voterà.

Sul primo punto lavora il Parlamento, dove tra domani e martedì la prima commissione del Senato chiuderà l’esame del provvedimento atteso nell’Aula di Palazzo Madama mercoledì. Quanto alla data, Luca Ciriani rilancia in una intervista l’ipotesi di andare alle urne in primavera. “Non è impensabile votare a maggio”, sostiene il meloniano ministro per i Rapporti col Parlamento e le sue parole riaccendono nel centrodestra un dibattito su cui la coalizione resta al momento divisa. Da una parte i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani non hanno mai fatto mistero di puntare sulla scadenza naturale della legislatura, con il ministro dei Trasporti e segretario della Lega che afferma deciso: “Mi sembra normale che il governo più longevo della storia della Repubblica voti a fine mandato e quindi in autunno del 2027”.

Il ragionamento di Ciriani parte da un dato di fatto: il voto a primavera sarebbe una scelta di “buon senso rispetto a ottobre quando si deve preparare la legge di bilancio”. Tuttavia il voto anticipato, su cui Meloni sta seriamente pensando, non può non tenere conto delle amministrative (al voto prima dell’estate 2027 andranno grandi città come Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Bologna), riaprendo dunque il grande dilemma dell’election day, su cui anche in Fratelli d’Italia ci sono diversi distinguo. Sul punto, il ministro per i Rapporti col Parlamento sottolinea la necessità di trovare un percorso “condiviso” con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e parallelamente quella di staccare la spina a primavera senza però incorrere nella scelta impopolare di portare a più riprese gli italiani alle urne con un inutile spreco di denaro.

Dal Forum di Cernobbio, Elly Schlein risponde al ministro di FdI: “In qualsiasi momento si voterà, perché questo è nelle mani del governo, ci faremo trovare pronti”. “Settembre è il mese in cui si entra nel vivo del della costruzione del programma dell’alternativa insieme a tutta l’alleanza progressista – aggiunge la segretaria dem -. Discuteremo insieme e io ho sempre chiesto agli alleati di non fare questa discussione chiusi nelle nostre stanze, ma di farla tra la gente, incontrando il mondo produttivo e sindacale, la vitalità del terzo settore, gli esperti, gli scienziati, quelli che non hanno avuto ascolto in questi anni da parte del governo Meloni. Non partiamo da zero ma dalle tante proposte unitarie che abbiamo fatto già in questi anni in Parlamento e nel paese”.

Alla segretaria del Pd fa eco il presidente M5S Giuseppe Conte che assicura: “Questo è il momento del programma”. L’ex premier è pronto a mettere sul tavolo il lavoro svolto nei mesi scorsi dal Movimento per individuare priorità da condividere con gli alleati per arrivare a un programma “che non può essere definito nel chiuso delle segreterie”. Quanto alle primarie, “il loro momento verrà poi”, sottolinea, ma “non devono diventare una competizione tra partiti”.

Nel dibattito interviene Matteo Renzi, secondo il quale “se il centrosinistra si mette d’accordo su dei punti precisi, con un contratto alla tedesca, manda a casa il governo”. Detta così sembra facile, ma tra gli ipotetici futuri alleati c’è chi, a cominciare da Conte, sul punto frena a più non posso e su Italia viva è netto: “Molti continuano a diffidare della presenza di Matteo Renzi”.

L’importante è “che ci diamo una sveglia”, taglia corto da Avs Nicola Fratoianni, “perché o siamo in grado di presentare una proposta capace di raccontare agli italiani che se vinciamo noi cambiano le cose, oppure il rischio concreto è che mentre si discute su chi deve andare a Palazzo Chigi, torna alla fine Giorgia Meloni. E sarebbe un bel disastro”.

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