Era arrivata in ospedale in pessime condizioni, “gravemente debilitata, molto magra e con uno sviluppo fisico inferiore a quello atteso per la sua età”. La bambina del Canavese al centro dell’inchiesta per maltrattamenti, che ha portato la Procura di Ivrea a chiedere il processo per i genitori, i nonni materni e un amico di famiglia, all’epoca dei fatti, quando venne soccorsa nel luglio 2024, aveva cinque anni.
A fare emergere la situazione era stato proprio il ricovero all’ospedale Regina Margherita di Torino, dopo l’intervento del 118. Le condizioni della piccola avevano fatto scattare gli accertamenti e quindi l’indagine penale. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i maltrattamenti sarebbero andati avanti da tempo e avrebbero inciso pesantemente non soltanto sulle sue condizioni fisiche, ma anche sul suo sviluppo psicologico e relazionale. La bambina, secondo quanto emerso, era fortemente deperita e non frequentava l’asilo, non aveva rapporti con altri bambini e avrebbe vissuto in una condizione di sostanziale isolamento. Una situazione che aveva determinato, in quel momento, ritardi anche nella capacità di parlare, relazionarsi e rapportarsi con le altre persone, ha spiegato la procuratrice di Ivrea, Gabriella Viglione, pur in assenza di patologie neurologiche o deficit strutturali, ma il suo sviluppo era stato gravemente compromesso dalla situazione.
Dopo il ricovero, durato un periodo significativo proprio per la gravità delle sue condizioni, sul futuro della minore è intervenuta la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni. La piccola era stata inizialmente collocata in comunità e sottoposta a un lungo percorso di assistenza. Successivamente, per quanto risulta alla Procura, è stata inserita in una famiglia con un affidamento preadottivo. Nel periodo in cui le sue condizioni erano ancora seguite nell’ambito dell’indagine penale, erano stati registrati dei miglioramenti.
La richiesta di rinvio a giudizio è stata depositata nei giorni scorsi. L’udienza preliminare non è stata ancora fissata.
I cinque coinvolti sono tutti italiani e residenti nel Canavese. La Procura non ha fornito indicazioni più precise sul Comune di residenza proprio per tutelare l’identità della minore, trattandosi di piccoli centri nei quali ulteriori particolari potrebbero renderla facilmente identificabile.
