Politica

Bonino: addio a leader radicale, da aborto a pena di morte una vita in difesa diritti

Storica leader radicale e femminista, Emma Bonino è morta a Roma, a 78 anni, nei quali non ha mai smesso di lottare in difesa dei diritti, protagonista di oltre mezzo secolo di attività politica, dalle battaglie per l’aborto negli anni Settanta, all’impegno in ambito internazionale.

“Mai dare per scontato che i diritti arrivano da sé”, sono le sue parole, a sottolineare “il diritto a manifestare in maniera non violenta”, come “un pilastro irrinunciabile della democrazia”. “Nessuna alternativa alla via del dialogo e del confronto”, la sua convinzione, perché “il dialogo è lo strumento dei forti e il ricorso alla forza o alla violenza è spesso espressione di debolezza”.

Nata a Bra, nel Cuneese, secondogenita del fattore e poi commerciante di legnami Filippo Bonino e di Catterina Barge, Bonino inizia a fare politica intorno alla metà degli Anni Settanta: fonda il Cisa (Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto), e si autoaccusa del reato di procurato aborto. Nel 1978 la legge 194 legalizza l’interruzione volontaria di gravidanza e tre anni dopo, nel maggio del 1981, il referendum promosso da Movimento per la vita per cancellare la legge 194 viene bocciato dal 68% dei votanti.

“Essere femminista per me ha sempre significato una cosa – dice Bonino – rendere le donne, tutte le donne, libere di scegliere perché consapevoli delle loro scelte, senza alcuna imposizione o limite imposto da parte degli uomini e neppure da altre donne”.

Eletta dal 1976 in poi in varie legislature alla Camera dei deputati, al Parlamento europeo e al Senato della Repubblica, ricopre la carica di commissaria europea dal 1995 al 1999, quella di ministra del commercio internazionale e delle politiche europee nel governo Prodi dal 2006 al 2008, di vicepresidente del Senato della Repubblica dal 6 maggio 2008 al 15 marzo 2013, e successivamente di ministra degli Affari esteri nel governo Letta dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014.

Ricopre importanti cariche nel Partito Radicale ed è ideatrice e promotrice della Corte penale internazionale, delegata per l’Italia all’Onu per la moratoria sulla pena di morte, nonché fondatrice dell’organizzazione internazionale ‘Non c’è pace senza giustizia’, per l’abolizione delle mutilazioni genitali femminili.

Nel 1999 è protagonista di una campagna insolita per la storia politica italiana: si candida apertamente per diventare la nuova presidente della Repubblica. Il suo tentativo non va a buon fine – il 13 maggio 1999 viene eletto Carlo Azeglio Ciampi – ma alle successive elezioni europee, sulla scia della campagna per il Quirinale – condotta con un vero e proprio comitato elettorale, e materiale pubblicitario e informativo – i Radicali ottengono con la Lista Bonino il miglior risultato di sempre con l’8,5 per cento delle preferenze. Ai tempi della candidatura Bonino ha 51 anni ed è uno dei personaggi politici con più visibilità, dopo una carriera da attivista nel Partito Radicale al fianco di Marco Pannella, fino alla rottura del 2015, quando, in diretta su Radio Radicale, lui, da tempo malato dei due tumori che lo uccideranno l’anno successivo, la accusa di comportarsi “come se si fosse dimessa dal partito”.

Quando Bonino si ammala di tumore è lei stessa ad annunciarlo durante un’intervista. Si rendono necessarie cure e una serie di ricoveri in ospedale. Dopo uno di questi, il 5 novembre 2024, la storica leader dei Radicali riceve la visita di Papa Francesco nella propria casa di Roma: in quell’occasione entrambi vengono immortalati in carrozzella, terrazzo, in uno scatto altamente simbolico. La storica leader radicale non nasconde di aver accolto il Pontefice “con enorme sorpresa e piena di emozione” e racconta che Bergoglio ha riconosciuto in lei “un esempio di libertà e resistenza”.

La malattia e l’età che avanza non fermano le battaglie, che passano sempre dalla vita vissuta, come quando Bonino racconta la drammatica esperienza dell’aborto, quando ancora era vietato, negli anni Settanta: “Quello che mi ha segnato di più” è stata “l’umiliazione – dice nel 2023 in tv – Ma perché mi deve capitare questo? Io non ho fatto niente. E l’umiliazione è stata talmente forte che mi sono detta: per nessuna, mai più”. Mai più diritti umiliati. Questa la molla di mezzo secolo di impegno perché “sulla vita ci deve essere una libertà di scelta personale. E non c’è nulla di estremista nel dirlo”.

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