Robin Hood colpisce ancora. Dopo i B&B e la campagna contro gli affitti brevi questa volta le iniziative del gruppo di attivisti anonimi prende di mira il “caro benzina” con azioni di disobbedienza su 20 benzinai in quattro quadranti di Roma: Garbatella, Tufello, Monteverde, Roma Ovest ed Esquilino. L’obiettivo è il governo Meloni e “la sua vicinanza diplomatica a Paesi che stanno causando, attraverso guerre e colpi di Stato, un aumento dei costi della benzina. “Cara presidente – dicono i manifestanti – solo sette anni fa faceva circolare video di propaganda in cui chiedeva conto al governo di allora dei prezzi della benzina e del peso delle accise e pretendeva, all’ora, l’abolizione delle accise”. Andando a governare non ha perso il vizio: ha giocato a fare l’amica e l’alleata numero uno di un tiranno preso da ossessioni xenofobe e suprematiste. Donald Trump – prosegue la nota degli attivisti – ha attaccato il Venezuela a gennaio (primo Paese al mondo per giacimenti di petrolio), e poi l’Iran a marzo (terzo Paese al mondo per giacimenti di petrolio). Questo, oltre ad aver causato il massacro di civili innocenti, ha fatto schizzare i prezzi di diesel e benzina sopra i 2 euro al litro. – Oggi, a mesi dall’inizio di questo scontro, i prezzi continuano a salire. Adesso le conseguenze della sua propaganda la devono pagare i cittadini. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il caro energia, in Italia, potrà arrivare a costare fino a 2270 euro per ogni famiglia. Per questo oggi il prezzo del carburante sta a 0.00, e il conto delle guerre lo deve pagare Meloni. Robin Hood torna a colpire perché per arrivare a fine mese non vogliamo essere dipendenti ne dagli idrocarburi, ne dalla vostra propaganda. Prendiamo quindi ispirazione da un altro suo alleato, Matteo Salvini, che nel 2015 diceva: “Se per l’autunno proponessimo 3 giorni di blocco totale, per mandare a casa questo governo, voi ci date una mano?. Gli diamo una mano con piacere, continueremo a sabotarvi finché non vi manderemo a casa”.
Post precedente
