di Luca La Mantia
(LaPresse) – Dai post alle carte bollate. La querelle tra Sigfrido Ranucci e la Rai sulla conduzione di ‘Report’ si sposta ufficialmente nelle aule di giustizia con il ricorso urgente al Tribunale di Roma, in funzione di giudice del lavoro, presentato dal giornalista per ottenere il reintegro nel programma, mediante revoca del provvedimento del 28 agosto scorso col quale è stato rimosso dalla guida del format. Il team legale di Ranucci contesta la legittimità delle motivazioni indicate dalla Rai. Secondo la difesa, espressioni come “obiettiva situazione di incompatibilità”, “continue pressioni” e “percezioni di opacità, commistione e interferenze” sarebbero rimaste del tutto generiche e non accompagnate da elementi oggettivi o documenti idonei a giustificare la rimozione del giornalista. I difensori affermano inoltre di aver chiesto formalmente all’azienda di conoscere gli atti e le circostanze posti alla base di valutazioni così gravi sulla credibilità e sull’indipendenza professionale di Ranucci, senza ottenere ulteriori chiarimenti né documentazione. “Non si chiede al giudice di entrare nelle scelte editoriali della Rai. Si chiede di verificare se sia legittimo rimuovere l’autore e conduttore del principale programma d’inchiesta del servizio pubblico sulla base di formule generiche, senza indicare un solo fatto concreto a suo carico, dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella rimozione. È una questione che riguarda Sigfrido Ranucci, ma riguarda anche il confine che deve esistere, in una democrazia, tra il potere politico e l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo e del giornalismo d’inchiesta”, ha dichiarato l’avvocato Roberto De Vita. Il ricorso arriva in una fase decisiva: entro il 27 settembre Ranucci è chiamato a scegliere fra le tre collocazioni alternative proposte dalla Rai: la vicedirezione ad personam del Tg3 o di RaiNews o una corrispondenza al Cairo (incarico, quest’ultimo, definito dai legali del giornalista “del tutto eterogeneo rispetto a quello di autore e conduttore di una trasmissione di inchiesta e approfondimenti”). L’8 novembre è, invece, prevista la ripartenza della nuova stagione di ‘Report’, con la conduzione affidata a Daniele Piervincenzi e a Claudia Di Pasquale (scelta dopo il passo indietro di Giulia Presutti) e il ruolo di capiautori a Bernardo Iovene e Giulio Valesini. La macchina del programma di inchieste è già partita con la nuova squadra al lavoro, ma è chiaro che sul programma resta la spada di Damocle di un eventuale reintegro di Ranucci per via giudiziaria, che complicherebbe i piani della Rai, nonostante l’azienda, che ha deciso di non commentare l’iniziativa legale del giornalista, si mostri fiduciosa sull’esito del contenzioso. “Affronteremo il problema laddove dovesse porsi”, viene ripetuto in Rai. Ma se sul fronte legale la linea è attendista, il caso Ranucci resta vivo nel dibattito interno, al punto di essere inserito – a quanto apprende LaPresse – nell’ordine del giorno del Cda in programma il 17 settembre. I due consiglieri di opposizione, Alessandro di Majo e Roberto Natale, assieme a quello in rappresentanza dei dipendenti, Davide Di Pietro, avevano chiesto sull’argomento un Cda straordinario, ma per una questione di tempi e slot disponibili si è deciso di trattare il tema nella seduta ordinaria di giovedì prossimo.
