Economia e Lavoro

Electrolux: Pd, Meloni senza strategia, aziende dettano condizioni

“Lo sciopero nazionale dei dipendenti Electrolux e la manifestazione a Cerreto d’Esi pongono una questione decisiva per il futuro della manifattura italiana e per la capacità del Paese di preservare il proprio patrimonio produttivo. La presidente Meloni non si nasconda dietro le sedi ministeriali e assuma direttamente la responsabilità di questa vertenza. Se davvero dispone del peso internazionale che rivendica, lo eserciti nel confronto con un grande gruppo multinazionale. Electrolux deve ritirare la decisione di chiudere Cerreto d’Esi, salvaguardare i livelli occupazionali e presentare un programma credibile di investimenti per tutti gli stabilimenti italiani”.

Così le deputate e i deputati Dem Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd, Arturo Scotto, capogruppo in commissione Lavoro, Vinicio Peluffo, capogruppo in commissione Attività produttive, e i marchigiani Augusto Curti e Irene Manzi. “È inammissibile – aggiungono – che risorse della collettività concorrano a sostenere gruppi che, successivamente, trasferiscono altrove volumi e lavorazioni.

Una politica industriale degna di questo nome deve governare le trasformazioni e vincolare l’intervento dello Stato a precise responsabilità economiche e sociali. Il piano di Electrolux resta pesantissimo. Gli esuberi si attestano a 1.450 unità, mentre 135 contratti a termine non verranno rinnovati e per Cerreto d’Esi resta confermata la chiusura. Siamo di fronte a una tragica ritirata industriale. Quando una multinazionale può ridisegnare in questo modo la propria presenza in Italia – concludono – senza trovare una strategia pubblica capace di condizionarne le scelte, la responsabilità diventa pienamente politica”.

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