La guerra di Putin

Le elezioni in Russia non sono solo una farsa di Putin

Le elezioni in Russia (come le presidenziali del 2024 e le parlamentari per la Duma del settembre 2026) vengono lette dalla maggior parte dei media occidentali  attraverso la lente della farsa elettorale di un sistema autoritario.

. Tuttavia, analisti politici, sociologi e studiosi della Russia (sia interni sia internazionali) mettono in luce una funzione ben più complessa  che le elezioni svolgono nell’architettura dello Stato russo.

Il quotidiano Britannico The Guardian – non riconducibile certamente a posizioni filorusse- scrive che il processo elettorale a una sceneggiata priva di senso impedisce di comprendere le reali dinamiche di stabilità politica, la gestione del consenso e le tensioni interne al Paese.

The Guardian.

Il plebiscito come test di fedeltà della burocrazia regionale

Per il Cremlino, le elezioni non servono a scoprire chi vincerà, ma a misurare l’efficienza della macchina amministrativa. I governatori e le élite regionali vengono valutati in base alla loro capacità di mobilitare l’elettorato, mantenere l’ordine ed evitare proteste locali. Un’alta affluenza e un voto compatto rappresentano una prova di lealtà delle burocrazie periferiche verso il centro politico.

Legittimazione rituale e contratto sociale

Nella cultura politica di molti contesti non-liberali, il voto ha un valore rituario. Non serve a “scegliere un’alternativa”, ma a confermare una scelta fondamentale di stabilità politica ed economica.

Per una fetta consistente della popolazione, partecipare al voto è un atto che ratifica il contratto sociale con lo Stato: sicurezza, retribuzioni pensionistiche, ordine e continuità geopolitica in cambio della fiducia alla leadership.

 

Valvola di sfogo attraverso l’opposizione sistemica

 

I partiti che compongono l’opposizione nella Duma — come il Partito Comunista (KPFR), i Liberal-Democratici (LDPR) o Nuova Gente — non sono solo figuranti. Pur condividendo la linea strategica del Cremlino in politica estera e di difesa, si scontrano duramente con il partito di governo (Russia Unita) su temi socio-economici di livello locale e regionale.  Il Partito Comunista canalizza la protesta dei ceti operai e dei pensionati delusi.

 

Business e ceto medio urbano

 

Nuova Gente intercetta le domande di una fascia più giovane e imprenditoriale. Questa competizione controllata consente allo Stato di intercettare l’insoddisfazione popolare prima che sfoci in forme di protesta extra-parlamentari o violente.

 

I processi elettorali offrono una vetrina per l’ingresso di nuovi gruppi di interesse. Un esempio evidente riguarda l’integrazione di veterani e personale militare attraverso programmi statali dedicati (come Tempo di Eroi) all’interno delle liste elettorali, ristrutturando la classe dirigente a livello locale e federale.

 

Sostegno popolare reale ed “effetto bandiera”

Gli istituti di ricerca sociologica indipendenti (come il Levada Center) rilevano costantemente che, al di là dell’uso del monopolio mediatico, un’ampia percentuale della popolazione sostiene  Putin. Questo consenso affonda le radici nella memoria storica del caos degli anni ’90 e nell’effetto psicologico di “coesione attorno al leader” nei momenti di forte contrapposizione geopolitica con l’Occidente.

Considerare  quindi le elezioni russe come una semplice illusione  significa ignorare il loro valore primario, che è interno alla Russia.

Non sono pensate per replicare la democrazia dell’alternanza di stampo occidentale, ma  un meccanismo di audit per il potere centrale, una valvola di decomressione sociale per la popolazione e uno strumento di coesione nazionale.

 

GiElle

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