di Giuliano Longo (*)
L’asse politico della Germania trema sotto la spinta di una polarizzazione senza precedenti. Le urne in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e nella capitale Berlino tracciano una mappa del Paese spaccata in due e assediata ai fianchi.
A Est, la destra radicale di Alternative für Deutschland (AfD) si impone come prima forza politica sfiorando il 38% dei consensi, mentre a Berlino si consuma lo storico sorpasso a sinistra guidato da Die Linke, scattata oltre il 24% tra la spinta dei movimenti della sinistra sociale e la protesta contro l’aumento del costo della vita.
Nel mezzo resta il crollo della CDU, precipitata a un drammatico 5% nel Meclemburgo — alle soglie dello sbarramento parlamentare — e ridimensionata nella capitale.
Eppure, dal centro del potere a Berlino, il Cancelliere Friedrich Merz rivendica la linea dura e rifiuta le dimissioni: «Non possiamo abbellire il risultato nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. È un disastro», ha ammesso il leader cristiano-democratico a caldo. «Ma ciò che c’è da fare ora richiede spina dorsale, fermezza e pazienza. Io dimostrerò di averle». Per Merz, la CDU è rimasta schiacciata dalla polarizzazione, ma arrendersi o cedere alle sirene dell’estrema destra non è un’opzione.
Un muro che l’AfD intende abbattere a tutti i costi
Esultando per il risultato, la co-leader Alice Weidel insieme a Tino Chrupalla ha chiesto apertamente la testa del Cancelliere: «Siamo diventati il partito più forte. Il nostro obiettivo è rompere il cordone sanitario (Brandmauer) e costringere i conservatori ad avviare trattative ufficiali. Merz è diventato un peso per il Paese e deve trarne le dovute conseguenze dimettendosi».
Sull’altro versante ideologico, dalla capitale esulta la dirigenza di Die Linke con Elif Eralp: «Abbiamo fatto la storia. Il segnale della giustizia sociale ha vinto contro l’odio», rilanciando l’intenzione di estromettere i conservatori dalla guida della città-stato.
Le reazioni internazionali: l’esultanza di Mosca e l’allarme transatlantico
Il terremoto politico tedesco ha immediatamente travalicato i confini nazionali, innescando opposte reazioni dalle due sponde dell’Atlantico e dal Cremlino.
Mosca e il Cremlino: Dalla Russia, il trionfo dell’AfD è stato accolto come la conferma della crisi delle democrazie liberali europee. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha attaccato la leadership tedesca accusando Merz di «un’ossessione russofoba irrazionale che sta arrecando un danno significativo alla stessa Germania».
Alle sue parole hanno fatto eco i commenti dei media di Stato e dei dirigenti russi, che hanno definito l’esito elettorale «un’umiliazione per l’inettitudine e l’arrogante bellicismo della coalizione di governo a Berlino», vedendo nell’avanzata delle forze euroscettiche e anti-sanzioni un’opportunità per indebolire il fronte della NATO a sostegno dell’Ucraina.
NegliStati Uniti e galassia conservatrice la reazione appare divisa tra preoccupazione istituzionale e l’aperto entusiasmo della destra americana. Se l’amministrazione Usa osserva con apprensione il rischio di una paralisi politica o di una svolta isolazionista nella principale economia europea, personalità influenti del mondo MAGA ed tycoon come Elon Musk hanno salutato con favore il successo della destra tedesca scatenando polemiche con laconici «Well done» sui social.
Nell’Unione Europea prevale l’allarme. L’eurodeputato del PD/S&D Brando Benifei ha sintetizzato il timore di Bruxelles esortando a «dire no ad alleanze tra centro ed estrema destra: l’Europa deve rimanere salda nel rifiuto dell’estremismo». La stampa continentale parla invece apertamente della «fine del centro borghese tradizionale», prefigurando mesi di forte instabilità al vertice dell’Unione.
La voce degli osservatori: la tenuta del “cordone” sotto esame
Ad amplificare la portanza del voto intervengono le analisi dei principali editorialisti e Think Tank internazionali, coordinati su un unico verdetto: la Germania è entrata in una fase di frammentazione strutturale.
Le Monde e la stampa francese parlano di «una spaccatura politica e culturale che rievoca i fantasmi del Muro», sottolineando come la tenuta del cordone sanitario imposto da Merz stia trasformando la formazione dei governi regionali in un puzzle quasi insolubile, costringendo i partiti tradizionali ad alleanze innaturali che rischiano di alimentare ulteriormente il malcontento anti-sistema.
Per l’Atlantic Council gli analisti del think tank statunitense osservano che «il risultato segnala l’ulteriore erosione dell’autorità di Friedrich Merz sul piano interno e internazionale. L’incapacità di frenare l’AfD nell’Est e il contestuale rilancio della sinistra radicale a Berlino rischiano di indebolire la capacità della Germania di esercitare una leadership forte in sede europea e atlantica proprio in una fase critica per la sicurezza continentale».
Conclusione Geopolitica
L’esito del voto condanna la Germania a una paralisi sistemica: con un Cancelliere indebolito e le opposizioni radicali in ascesa su entrambi i fronti, il motore economico continentale perde la capacità di esercitare una leadership efficace.
La frattura interna frena l’integrazione della difesa europea, incrina la fermezza della NATO a est e paralizza l’asse con Parigi. In questo vuoto di potere, Mosca e Pechino trovano la breccia ideale per dividere il blocco occidentale e minare la coesione dell’intera Unione Europea.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
Nella foto militanti dell’Afd
