di Balthazar
Negli ultimi cinque giorni, Cuba è piombata nel settimo blackout generale dell’anno, con un collasso totale del Sistema Elettrico Nazionale (SEN) che ha lasciato milioni di cittadini al buio e senza acqua potabile. Le autorità locali e il Ministero dell’Energia e delle Miniere sono riusciti a ripristinare solo parzialmente la rete in 14 province su 15, mantenendo tuttavia un regime di razionamento estremo e una precarietà energetica strutturale.
Di fronte all’ennesimo crollo della rete, le dichiarazioni ufficiali del governo del presidente Miguel Díaz-Canel e dei diplomatici cubani non lasciano spazio a interpretazioni: la causa principale della catastrofe energetica non è una semplice fatalità tecnica, ma l’effetto diretto e sistematico del bloqueo e delle sanzioni unilaterali statunitensi.
L’Avana ha denunciato apertamente l’impossibilità di acquistare pezzi di ricambio per le centrali termoelettriche oramai obsolete e di importare regolarmente carburante, a causa delle ritorsioni finanziarie promosse da Washington.
Il Ministero degli Esteri cubano ha ribadito che i danni economici provocati dall’embargo superano gli 8 miliardi di dollari, definendo la strategia nordamericana come un tentativo di “asfissia deliberata” volta a provocare il collasso sociale dell’isola.
In risposta all’assedio economico, la solidarietà dei popoli e dei movimenti internazionali continua a organizzare iniziative dal basso. Proprio in questi giorni si registrano mobilitazioni concrete per rompere il blocco attraverso carovane di sostegno e progetti di cooperazione popolare.
Dall’Italia, il movimento di solidarietà si articola sia sul piano istituzionale sia su quello dell’associazionismo di base.
Tra i principali promotori figurano l’AICEC (Associazione per lo Scambio Culturale ed Economico con Cuba) e l’ANAIC (Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba), che insieme alla rete Sostieni Cuba e al supporto di organizzazioni sindacali come USB e CGIL, coordinano l’invio di container e spedizioni aeree. A queste iniziative si affianca l’azione dell’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) e del MAECI. A queste si affiancano gli iiti umanitaridei organizzazioni cattoliche quali la Comunità di Sant’Egidio.
Dal punto di vista logistico e operativo, la risposta italiana si concretizza nell’invio di beni di prima necessità, generatori elettrici destinati alle strutture ospedaliere, impianti fotovoltaici autonomi e materiale sanitario essenziale, come siringhe, antibiotici e kit chirurgici. Si lavora inoltre sul fronte della sicurezza alimentare, fornendo attrezzature e sistemi solari di pompaggio dell’acqua per sostenere la produzione agricola locale.
A livello internazionale, la rete di soccorso coinvolge diversi Paesi alleati e partner strategici che cercano di offrire supporto tecnico e logistico, pur dovendo superare le pesanti limitazioni imposte dalle sanzioni secondarie.
Il Messico interviene direttamente sul piano logistico impiegando le navi della Armada de México per trasportare idrocarburi, generatori, pezzi di ricambio ed elevate quantità di generi alimentari. Il Venezuela garantisce un flusso continuo di petrolio e derivati per alimentare le centrali termoelettriche cubane tramite le petroliere della compagnia statale PDVSA.
La Russia contribuisce alla tenuta del sistema energetico fornendo grezzo e componenti di ricambio compatibili con le vecchie infrastrutture di epoca sovietica, assieme a forniture alimentari di grano e farina.
La Cina sostiene la transizione e il ripristino della rete attraverso la donazione e l’installazione di parchi fotovoltaici, sistemi solari individuali e finanziamenti dedicati alle infrastrutture elettriche.
Anche Paesi come Brasile e Spagna promuovono canali di cooperazione umanitaria e sanitaria, mentre sul piano multilaterale le Nazioni Unite – attraverso UNDP, UNICEF e il WFP – coordinano interventi d’emergenza per la distribuzione di kit di potabilizzazione dell’acqua, moduli di accumulo energetico per le cliniche e razioni alimentari.
L’intera macchina dei soccorsi deve tuttavia fare i conti con ostacoli logistici e finanziari imponenti: la presenza di sanzioni e l’inclusione di Cuba nella lista degli Stati sponsor del terrorismo bloccano i transiti bancari e ostacolano il nolo delle navi merci, mentre la vetustà degli impianti rende complessa la reperibilità dei ricambi e la carenza interna di carburante rallenta la distribuzione capillare dei beni una volta arrivati nei porti dell’isola.
Ciò che emerge con contorni drammatici da questa crisi è l’ipocrisia geopolitica dell’Unione Europea. Da un lato,
Bruxelles dimostra un ardore belligerante senza precedenti sul fronte orientale. Le istituzioni europee approvano stanziamenti finanziari miliardari, pacchetti incessanti di sanzioni e l’invio massiccio di armamenti da impiegare contro la Russia, piegando l’intera agenda politica ed economica del continente agli interessi della NATO e di una logica di scontro per procura a oltranza.
