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Teatro Scala: omaggio a Luchino Visconti a 50 anni da scomparsa

Il Teatro alla Scala rende omaggio a Luchino Visconti (1906-1976), in occasione dei cinquant’anni dalla sua morte. E lo fa attraverso una mostra, visitabile dal 22 settembre 2026 al 31 marzo 2027, curata da Giovanni Agosti e con l’allestimento di Margherita Palli, che occupa gli spazi della Biblioteca Livia Simoni all’interno del Museo Teatrale alla Scala. Non è la prima volta che la Scala dedica una mostra a Luchino Visconti: già nel 1978 si era tenuta qui, nel Ridotto dei Palchi, un’esposizione dedicata alla multiforme carriera del regista. In questa circostanza, invece, l’attenzione è concentrata sul rapporto con il massimo teatro milanese, le cui vicende riguardano Visconti anche per ragioni familiari.

Non una semplice celebrazione, ma il racconto di un legame lungo una vita: quello tra Visconti e la Scala, teatro che il regista frequentò fin dall’infanzia e nel quale, dal 1954, rivoluzionò il modo di concepire la regia d’opera.

La vicenda scaligera di Visconti comincia ufficialmente il 7 dicembre 1954 con La vestale e attraversa alcuni dei titoli e degli interpreti più importanti del secondo Novecento. Ma il rapporto con la Scala nasce molto prima: la famiglia Visconti di Modrone era legata istituzionalmente al Teatro fin dal 1898 e Luchino vi cresce come abituale frequentatore del palco di famiglia.

Otto gli spettacoli di Visconti andati in scena alla Scala, in un percorso destinato a lasciare un segno profondo nella storia del teatro musicale italiano e internazionale. Le sue regie, caratterizzate da una straordinaria forza visiva e da un rigoroso rispetto dell’espressione musicale, contribuirono ad avvicinare all’opera anche un pubblico nuovo.

La mostra si pone in un rapporto di continuità rispetto alla precedente esposizione (“La rivoluzione del Ring – Visconti Ronconi Chéreau”), mantenendone in parte la tipologia di allestimento: anche in questo caso, la mostra è raccontata attraverso libri, documenti, bozzetti e figurini, proiezioni, pezzi di attrezzeria, rassegne stampa, costumi. Ogni tanto, però, la concentrazione si allenta e la biblioteca diventa un arsenale di apparizioni e rimandi immaginifici all’universo di Visconti al Teatro alla Scala.

Al centro, alcuni spettacoli entrati nella storia del teatro musicale, a partire da La traviata del 1955, con la direzione di Carlo Maria Giulini, le scene di Lila De Nobili e Maria Callas protagonista, la cui storica serata inaugurale rivive nelle sale del Museo attraverso la trasmissione del Preludio e dell’applauso con cui il pubblico ne accolse la leggendaria apertura di sipario.

Proprio il rapporto con Maria Callas occupa un posto speciale nel percorso espositivo. I suoi costumi di scena, le immagini e le testimonianze raccontano la collaborazione tra due personalità che hanno cambiato per sempre la storia dell’opera. Qui un legame profondo proprio con le sale del Museo: Visconti suggeriva alla cantante posture e gestualità, invitandola a confrontarsi con le immagini delle grandi interpreti del passato, da Eleonora Duse a Sarah Bernhardt.

La mostra racconta anche ciò che non fu possibile realizzare: dal Falstaff richiesto da Arturo Toscanini per l’inaugurazione della Piccola Scala al Poliuto, fino al progetto del Ring wagneriano, che Visconti avrebbe dovuto mettere in scena tra il 1973 e il 1976 e al quale dovette rinunciare a causa della malattia, snodo-chiave della mostra, analogamente a quanto avvenuto per la precedente esposizione, “La rivoluzione del Ring – Visconti Ronconi Chéreau”.

È anche attraverso questi progetti mancati che emerge la dimensione più umana dell’artista alla ricerca di “quell’odore di Milano che nessuno mi restituirà, i giardini sul Naviglio, le carrozze, i profumi che uscivano dalle botteghe, nostalgia delle rondini che la sera volavano intorno a casa nostra, in via Cerva, le campane di San Carlo… Mi verrebbe voglia di ricostruirlo. Mia madre ci portava a passeggio sui bastioni, sento ancora il sudore dei cavalli. All’ora di cena, la luce del lampadario in sala da pranzo si abbassava e mio padre diceva: ‘Hanno acceso alla Scala’. Sì, queste sono le mie più forti nostalgie”.

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