Economia e Lavoro

Decreto Carburanti, ecco le misure principali

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 14 gennaio scorso ha firmato il decreto Carburanti. Pubblicato anche in Gazzetta Ufficiale, il decreto è entrato in vigore dal 15 gennaio 2023. Ecco le misure principali punto per punto:

  • Cartelloni con prezzi: i gestori dovranno esporre il prezzo medio su base regionale pubblicato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I gestori avranno 30 giorni di tempo per adeguare la cartellonistica. In caso di violazione, sono previste multe da 500 fino a 6mila euro, con possibilità di chiusura dell’impianto da 7 a 90 giorni dopo la terza inottemperanza;
  • Bonus benzina di 200 euro: arriva la proroga anche per l’anno in corso del Bonus benzina, noto anche come Bonus carburanti. I voucher o altri titoli analoghi per l’acquisto di carburanti, sono ceduti dai datori di lavoro privati ai lavoratori dipendenti e non concorrono alla formazione del reddito;
  • Bonus trasporti fino a 60 euro: l’agevolazione per acquistare abbonamenti per servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, è stata prorogata fino al 31 dicembre 2023, entro un limite di spesa di 100 milioni di euro, per le persone con reddito fino a 20mila euro;
  • Nessun tetto ai prezzi in autostrada: l’ipotesi era circolata durante il primo passaggio del decreto in CdM, ma aveva subito suscitato dubbi di costituzionalità e di possibili violazioni delle norme per la tutela della concorrenza;
  • “Accisa mobile”: il decreto ha previsto una semplificazione del meccanismo chiamato “accisa mobile”, introdotto dalla Finanziaria del 2008, con la quale è stata introdotta la possibilità di ridurre, con decreto, le aliquote di accisa sui prodotti energetici utilizzati come carburanti o combustibili per il riscaldamento per usi civili. La misura ha l’obiettivo di compensare le maggiori entrate dell’imposta sul valore aggiunto che derivano dalle variazioni del prezzo internazionale (in euro) del petrolio greggio;
  • Rafforzato Mr Prezzi: il decreto ha rafforzato gli strumenti a disposizione del Garante per la sorveglianza dei prezzi e ha previsto la formazione di una Commissione di allerta rapida di sorveglianza.
  • aggiornamento sciopero dei benzinai ore 15.56

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Rottamazione ter e saldo e stralcio, ultimo appuntamento con l’Agenzia delle Entrate il 9 maggio. Tutte le regole del provvedimento di Governo C’è tempo fino al 9 maggio 2022 per pagare le rate del 2020 di rottamazione ter e saldo e stralcio. Ad annunciarlo è l’Agenzia delle entrate-Riscossione, che ha pubblicato online le Faq sulla legge di conversione del Sostegni-ter. La legge, spiega, ha fissato nuovi termini per considerare tempestivo il pagamento delle rate in scadenza negli anni 2020 e 2021 e per quelle del 2022.La Legge di conversione del Decreto Sostegni-ter ha previsto la riammissione ai benefici della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e stralcio” per i contribuenti che non hanno corrisposto, entro lo scorso 9 dicembre 2021, le rate in scadenza negli anni 2020 e 2021, fissando nuovi termini per il pagamento. Inoltre, per la Rottamazione-ter ha stabilito che, per le rate in scadenza nel 2022, il pagamento è considerato tempestivo se effettuato integralmente entro il 30 novembre 2022. La legge di conversione, inoltre, ha stabilito l’estinzione delle procedure esecutive eventualmente avviate in seguito al mancato, parziale o ritardato pagamento, entro il 9 dicembre 2021, delle rate in scadenza negli anni 2020 e 2021. In base alle modifiche introdotte dal Parlamento, quindi, si possono mantenere i benefici se il versamento delle rate viene effettuato entro il 30 aprile per le rate originariamente in scadenza nel 2020; entro il 31 luglio per le rate del 2021; ed entro il 30 novembre per quelle del 2022. Considerando i 5 giorni di tolleranza e i giorni festivi, il primo termine del 30 aprile slitta al 9 maggio. I 5 giorni di tolleranza, spiega l’Agenzia, valgono anche per le altre scadenze: il 31 luglio slitta all’8 agosto 2022, il 30 novembre al 5 dicembre 2022. In caso di versamenti oltre i termini previsti o per importi parziali, però, verranno meno i benefici della misura agevolata e i pagamenti già effettuati saranno considerati a titolo di acconto sulle somme dovute. L’Agenzia spiega quindi come e dove pagare. Per il versamento dovranno essere utilizzati i bollettini già inviati da Agenzia delle entrate-Riscossione e riferiti alle originarie scadenze delle rate di ciascun anno, che si possono richiedere anche sul sito internet www.agenziaentrateriscossione.gov.it. È possibile pagare anche presso la propria banca, agli sportelli bancomat (Atm) abilitati ai servizi di pagamento Cbill, con il proprio internet banking, agli uffici postali, nei tabaccai aderenti a Banca 5 SpA e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica, sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it e con l’App Equiclick tramite la piattaforma PagoPa. Si può pagare anche direttamente agli sportelli, ma solo su appuntamento da prenotare sul sito nella sezione “Trova lo sportello e prenota”. Infine, è possibile effettuare il versamento mediante compensazione con i crediti commerciali non prescritti, certi, liquidi ed esigibili (cosiddetti crediti certificati) maturati per somministrazioni, forniture, appalti e servizi nei confronti della Pubblica Amministrazione. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del Sostegni ter, quindi, diventa operativa la modifica introdotta dal Parlamento che riapre i termini delle rate. Questo vuol dire una nuova chance di riammissione a rottamazione ter e saldo e stralcio per oltre 530mila contribuenti decaduti per il mancato pagamento, entro il termine del 9 dicembre scorso, delle rate originariamente in scadenza nel 2020 e nel 2021. A livello regionale, calcola l’Agenzia delle entrate-Riscossione, il Lazio è al primo posto con 77.719 contribuenti interessati, seguito da Campania (65.209) e Lombardia (64.752). Poi ci sono Puglia (39.565), Toscana (38.542), Sicilia (35.793), Emilia-Romagna (29.837), Calabria (29.261), Piemonte (28.459), Veneto (27.908), Sardegna (21.883), Liguria (14.200), Marche (13.987), Abruzzo (13.951), Umbria (10.306), Friuli-Venezia Giulia (6.849), Basilicata (6.550), Trentino Alto-Adige (3.391), Molise (3.046) e infine la Valle D’Aosta con 1.047 contribuenti. Tra le città, in testa troviamo Roma con 56.236 contribuenti interessati alla nuova opportunità di riammissione alla definizione agevolata, seguita da Napoli (33.337), Milano (30.050), Torino (15.757 ) e Salerno (14.080).

Redazione Ore 12