Secondo il Cnr (Consiglio Nazionale Ricerche), una percentuale fra il 6% ed il 15% della popolazione italiana vive ormai in territori esposti ad una siccità severa od estrema: questo è solo uno dei dati eclatanti, che disegnano un Paese in grave difficoltà idrica, riportati dal report dell’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche, che settimanalmente registra il peggiorare di una situazione, che appare irrimediabilmente compromessa anche a fronte di prossime e comunque auspicate precipitazioni; non solo: l’assenza di pioggia a febbraio torna a fare intravvedere lo spettro della siccità anche lungo le zone tirreniche dell’Italia centrale. Secondo gli ultimi aggiornamenti, e gli studi del Cnr, le previsioni non sono rosee e nei prossimi mesi la situazione potrebbe diventare insostenibile, specie su alcune delle nostre regioni. Ecco dunque servito uno dei tanti effetti dei cambiamenti climatici che stanno avendo delle conseguenze dirette anche sulle configurazioni sinottiche a livello emisferico a causa di un aumento sempre più marcato delle temperature dovuto alle alte concentrazioni di CO2 in atmosfera (di cui le attività umane sono le maggiori responsabili). In particolare, da quasi due anni stiamo facendo i conti con un vero e proprio blocco atmosferico.
Non a caso, in gergo tecnico, questa particolare disposizione pressoria prende il nome di blocco a Omega, dalla lettera greca (Omega blocking, in inglese). In sintesi possiamo identificarla come un’area anticiclonica “bloccata” da due centri di bassa pressione che si trovano proprio ai suoi lati, uno in pieno oceano Atlantico e l’altro sull’Europa orientale, in grado di stazionare in un’ampia zona per molto tempo. L’estrema stabilità e l’aumento delle temperature possono acuire un grave pericolo per l’Italia: il CNR(Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha confermato infatti il rischio siccità su molte regioni. Il 2022 appena concluso si è rivelato a tutti gli effetti un anno di estremi climatici. E’ stato infatti fra gli anni più caldi, se non il più caldo, per i Paesi centro-occidentali d’Europa e del Mediterraneo centrale. Trend climatico tutt’ora in atto, salvo per qualche parentesi leggermente più fredda e di brevissima durata: Gennaio, per esempio, ha chiuso con 1°C oltre le medie climatiche. Non solo caldo anomalo: anche dal punto di vista dell’assenza di piogge una gran parte del territorio italiano è ancora affetta da siccità severo-estrema di lungo periodo.
La situazione è drammatica su una parte d’Italia, come si evince dalla mappa che vi proponiamo qui sotto: maggiormente colpite sono le regioni del Nord. Anche la stagione nevosa si sta mantenendo ben al di sotto della media, in particolare al Nord-Ovest. Servirebbero nevicate copiose e temperature in linea o inferiori ai valori medi nei prossimi 2/3 mesi per poter allontanare lo spettro della siccità anche in questo 2023.
Purtroppo, nelle prossime settimane sono previste condizioni meteo-climatiche avverse da questo punto di vista, caratterizzate da temperature ben oltre le medie climatiche e assenza di precipitazioni di rilievo a scala nazionale, almeno fino alla fine di Febbraio. Negli ultimi anni, l’Europa meridionale è diventata fino al 20% più secca. Secondo il rapporto del WG2 dell’IPCC, uscito nel Febbraio scorso, nell’Europa meridionale, in caso di un aumento della temperatura globale di 1,5°C o di 2°C la scarsità idrica riguarderebbe, rispettivamente, il 18% e il 54% della popolazione. Dai dati generali e ancor di più da quelli riguardanti il Mediterraneo, emerge l’urgenza di serie ed efficaci politiche di contrasto e adattamento al cambiamento climatico in modo da evitare gli scenari peggiori.
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