Esteri

Mamma, li Turchi! Le ambizioni del sultano Erdogan

 

di Giuliano Longo

 

La Nuova Turchia e l’Islamismo

 

Dopo l’esperimento di Kemal Ataturk (Padre della Patria) che inseguito alla dissoluzione dell’Impero Ottomano dopo la prima guerra mondiale, nel 1922 impose alla Turchia lunghi decenni di laicismo alternati da periodi più meno brevi di democrazia e di colpi di stato militari, l’islamismo del Partito islamico della Giustizia e dello Sviluppo (APK) ha preso possesso dell’Anatolia dal 2014 sotto la guida del presidente Erdogan che ha assunto i pieni poteri presidenziali dopo il referendum del 2017.

Ma la scalata degli islamisti guidati da Erdogan ha radici nelle crisi politiche dei decenni precedenti quando al governo si sono alternati sia i partiti laici che l’esercito che in Occidente si riteneva potessero mantenere una qualche forma di democrazia laica, anche dopo periodi di oscuramento della democrazia.

Tuttavia il processo in corso di de-laicizzazione non ha mai sconvolto gran che l’Occidente e L’Europa, tutto sommato convinti che gli Islamisti di Erdogan avrebbero garantito la continuità democratica di un Paese tassello fondamentale della Nato, svolgendo il ruolo che fu dell’atro partito italiano di ispirazione religiosa, la Democrazia Cristiana.

Il sogno della “grande Turchia”

Ankara invece si orientò prima verso una forma di potere nettamente autoritaria che ha dapprima condizionato le Forze Armate passando attraverso un periodo violento culminato in un tentativo di colpo di stato, ed infine rispolverando il sogno della “GrandeTurchia” che avrebbe ricalcato le orme del Sultanato dal Caucaso, all’Asia Centrale sino ai Balcani.

Tuttavia nella sostanziale o connivente indifferenza dell’Europa, Recep Tayyp Erdogan, alla testa del partito maggioritario islamico, è riuscito ad imporsi in breve tempo come il leader euro-mediterraneo più brillante della sua generazione.

La Turchia, membro della NATO, ha curato attentamente i rapporti con la Russia di Putin divenendo indispensabile per la UE (a suon di miliardi di euro))  per il controllo rotta immigratoria balcanica dove transitano i disperati dal medio e dall’estremo oriente, come i siriani, per finire in veri e propri campi di detenzione insalubri e affollatissimi.

Le ambizioni di Erdogan

Ma lo spettro delle ambizioni di Erdogan oggi spazia dall’Africa dove è riuscito a tenere aperto il dialogo con l’Egitto dove i militari hanno schiacciato la Fratellanza Musulmana (malvista da Ankara) alla iper-islamista Arabia Saudita con la quale contende la leadership in campo sunnita.

Contemporaneamente , dopo l’eliminazione di Gheddafi ha messo saldamente piede in Libia e infine, ultimo, ma decisivo passo, ha occupato il Nord della Sira dopo la caduta di Assad alla quale ha contribuito in modo decisivo.

Teoricamente Ankara ha sempre sostenuto la “causa palestinese” contro Israele, ma in questo momento pare che i due paesi filino d’amore e d’accordo: “tu continui a massacrare i curdi e ti tieni il nord della Siria, io mi prendo i suoi territori sud al confine con il Golan”.

Tutto OK se a Erdogan non restasse che un solo nemico e non da poco: l’iran e si sui alleati in Iraq e Yemen, senza considerare che al momento Netanyahu non è ancora riuscito ad eliminare completamente gli altri due alleati, Hamas nella Striscia di Gaza e Hezbollah a sud del Libano.

L’ambizione di Erdogan spazia fra i continenti

Ma non finisce qui perché con un occhio al Caucaso il neo sultano ha acquisito grande credito per l’aiuto militare fornito all’Azerbajan contro l’Armenia che ha perso il contestato controllo del Nagorno Karabakh dopo un lungo conflitto e la cosiddetta “interposizione di pace” della Russia, oggi accusata da Erevan di non averla difesa a sufficienza.

Nella medesima logica l’influenza turca sulla Libia e soprattutto nel caso in cui la Russia dovesse rinunciare all’idea di installare una sua base navale a Tobruk, Erdogan potrebbe puntare anche sulla Cirenaica controllata dal colonello filorusso Haftar, accentuando la spaccatura politica di quel Paese e rigettandolo nel pieno della guerra civile.

Ma qui il sultano ci va cauto perché uno degli dei soliti accordi sotterranei fra lui e Putin prevede proprio che le attuali basi Russe vengano, almeno in parte, trasferite in Libia e non venga in mente agli islamisti al potere in Siria, di toccare quello che ne resta. A questo punto Russia e Israele con la quale ha sempre mantenuto rapporti il meno possibile conflittuali, potrebbero trovare un convergenza di interessi contro l’attuale regime di matrice islamista, al potere a Damasco.

Ma oltre all’Africa Mediterranea la Turchia è presente anche in Somalia. E non è un caso  che nel corso dell’ultimo decennio le linee aeree turche, quatte quatte, siano divenute la compagnia europea che dispone di più scali in Africa.

Erdogan, Putin e i Balcani

Rimane solo da accennare alla cosiddetta “dorsale Balcanica” che sino al 1870 fu il cuore dell’impero Ottomano. Parliamo di quei paesi più o meno islamizzati che si estende dall’Anatolia alla Bosnia Erzegovina. Qui in particolare hanno contribuito al conflitto con Belgrado migliaia di mujiaddin provenienti da Arabia, Afghanistan (e probabilmente i soldi di Ankara) oggi saldamente insediati in quel Paese ancora diviso fra etnia serba e musulmano bosniaca .

Su questo fronte per ora Erdogan non si muove, probabilmente per non irritare “l’‘amico Putin” che è più amico (ricambiato) della Serbia che di lui, anche se in tutti i Balcani a componente musulmana, Turchia e l’Arabia Saudita si sono dati da fare per decenni con un botto di miliardi per sostenere queste regioni (Albania compresa) arretrate e con conflitti ancora irrisolti come in Kosovo e parzialmente in Macedonia. Due repubbliche musulmane che con la Bosnia- Erzegovina erano parte della defunta Jugoslavia socialista.

Le preoccupazioni del Cremlino

In effetti questo espansionismo turco preoccupa solo Mosca e rallegra l’Occidente che finalmente vede il sultano schierarsi decisamente dalla sua parte e come premio gli consente di contrabbandare con i russi (e perchennò? Anche cinesi) in tutti in modi possibili e immaginabili.

D’altra parte le elites di Mosca cominciano a guardare con sospetto a quello che fu il nemico storico dalla fine del 1700 sino alla fine del 1800 e alla prima guerra mondiale, Al punto che Ataturk ottenne persino l’appoggio dei bolscevichi in funzione anti stati dell’ Intesa che , sottobanco, sostenevano la guerra della Grecia in territorio turco.

Ma per ora sono solo segnali di malumori del nazionalismo panrusso e di fatto, mentre chi conta veramente al Cremlino sa che Ankara ha ancora più bisogno della Russia di quanto si creda.

Certo, la Turchia controlla gli stretti del Mar Nero, compra modernissimi e costosissimi caccia dagli Stati Uniti, vende droni all’Ucraina e altrove (magari fra un pò anche quelli della Italiana Piaggio), negozia il passaggio del grano ucraino, ma anche di quello russo dagli “stretti”. E poi? E poi si sente tanto forte da dire alla UE: “non mi avete voluto prima adesso con voi non ci vengo più”.

I punti deboli del Sultano

Legittima risposta almeno fino a quando Erdogan ha la possibilità di trafficare con mezzo mondo, ma la sua è una economia debole, inflazionata con grandi aree di sottosviluppo da terzo mondo, ecco perché se gli manca il tassello russo che gli pompa miliardi in importazioni anche militari, per non parlare del Turismo e dell’immobiliare per i satrapi russi e del petrolio, , non ha la forza di riversare questo export altrove e tanto meno con la UE già alle prese con la Cina. .

Questo bel lo sanno a Washington dove blandiscono Erdogan lo fanno sentire importante e decisivo (ma lo farà anche Trump?) , ma che se tirano i cordoni della borsa lo metteranno in mutande richiamandolo duramente agli obblighi Nato..

Lui per all’inizio del conflitto ucraino si era posto come mediatore fra Russia e Ucraina, ma oggi questo ruolo si è esaurito e l’operazione Siriana, se gli dà il vantaggio di una provvisoria e fragile vittoria, suscita la diffidenza sulla sua credibilità fra molte nazioni. Con il rischio che qualcuno scopra che “il sultano è nudo” e vestito da giocoliere di Corte qualunque essa sia.

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