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Mélenchon contro Glucksmann per la guida della sinistra francese alle Presidenziali del 2027

di Balthazar

In politica tutto il mondo è Paese se confrontiamo la discussione di chi sarà a guidare in Italia la sinistra alle elezioni politiche del 2027 fra Schlein e Conte – per ora defilato –  e quanto sta succedendo in Francia.

 

Anche qui due personaggi, politicamente agli antipodi, si stanno battendo per emergere come candidati capaci di battere la destra di da Marine Le Pen o Jordan Bardella alle elezioni presidenziali, anche in Francia nel  nel 2027.

 

I contendenti sono  il radicale di sinistra Jean-Luc Mélenchon e il pro-NATO Raphaël Glucksmann.

Il rischio è che lo scontro fra i due finisca per dividere  ulteriormente  la sinistra, ipotecando le possibilità di vittoria al ballottaggio, a meno che uno dei due non prevalga sull’altro.

Mélenchon  di 74 anni che si è candidato alla presidenza tre volte, sfiorando il ballottaggio nel 2022 con una campagna che chiedeva l’aumento del salario minimo, l’abbassamento dell’età pensionabile a 60 anni e il ritiro dalla NATO.

L’Eurodeputato Glucksmann, 46 anni, è invece un convinto sostenitore del rafforzamento della potenza militare europea, ma anche aperto a tagli alla spesa di miliardi di euro per rimettere in sesto le scassate finanze pubbliche  della Francia e ritiene che il controverso sistema pensionistico del Paese debba essere ricostruito.

Lo scontro “ideologico” recentemente è degenerato nell’insulto quando . Mélenchon ha definito Glucksmann come un “fanatico guerrafondaio” e Glucksmann ha definito Mélenchon “un falso patriota che preferisce la propaganda del Cremlino” accusandolo di avere una visione ottimistica dei regimi autoritari di Mosca e Pechino. Che è anche l’accusa che viene rivolta al partito di Le Pen.

Dai sondaggi emerge  che la destra potrebbe trovarsi a dover affrontare un esponente della sinistra in un ballottaggio nella primavera del 2027, che per Mélenchon o Glucksmann  potrebbero la possibilità non solo di conquistare l’Eliseo, ma anche  di plasmare il futuro della sinistra francese, come fecero i socialisti Jean Jaurès nel 1902  e François Mitterrand nel 1981.

Per ora, almeno dai sondaggi, nessuno dei due sembra in grado di vincere il secondo turno contro il trentenne  Bardella del Rassemblement National, considerato un probabile candidato a causa delle vicende giudiziarie di Le Pen.

A un anno e mezzo dal voto, Glucksmann sembra essere un candidato più forte al secondo turno. Secondo un sondaggio Odoxa risulta sconfitto da Bardella con un margine del 42% contro il 58%, mentre Mélenchon è visto come sconfitto con un margine del 26% contro il 74%.

Glucksmann è convinto che la sinistra possa vincere riconquistando i moderati e gli ex socialisti che nel 2017 hanno abbandonato il partito per il movimento centrista di Macron.

Un sondaggio Ipsos mostra  che Glucksmann è riuscito ad attrarre il 17% degli elettori che avevano precedentemente votato per Macron quando guidava una lista congiunta con il Partito Socialista di centro-sinistra e si è classificato al terzo posto alle ultime elezioni europee del 2024.

 

Mélenchon ritiene invece che i voti decisivi si trovino nelle aree urbane operaie, dove l’affluenza alle urne è bassa, ma dove gli elettori si sono schierati in massa al suo fianco nel corso degli ultimi cicli elettorali quando ha gradualmente aumentato la sua quota di voti in ogni corsa all’Eliseo.

Ma la  preoccupazione per Glucksmann ha già iniziato a diffondersi tra le fila del Partito Socialista che lo ha  sostenuto nelle ultime due elezioni europee e l’idea di promuovere un candidato esterno al partito – Glucksmann guida la propria piattaforma politica, Place Publique – ha suscitato scetticismo da parte di alcuni socialisti.

Nonostante Mélenchon goda del sostegno di un nucleo duro e leale di elettori, nel Paese raccoglierebbe la più alta percentuale di opinioni negative tra tutti i politici francesi, mentre gli oppositori lo accusano di promuovere stereotipi antisemiti con la sua posizione filo-palestinese.

I membri di spicco della “France Insoumise” di Mélenchon hanno minimizzato la debolezza del partito nei recenti sondaggi, insistendo sul fatto che il loro elettorato tende a mobilitarsi solo nelle fasi avanzate della campagna elettorale, mentre il “Rassemblement National” tende a perdere consensi quando la prospettiva di una vittoria dell’estrema destra diventa concreta.

Già nel gennaio 2012, quando lanciò la sua prima candidatura presidenziale, Mélenchon predisse che “alla fine, sarà una questione tra noi e loro”, dove per  “loro” è l’estrema destra.

E forse non è lontano dal vero se pensa ai numerosi movimenti di protesta in Francia dai “Gilet Gialli” alle oceaniche manifestazioni sindacali e degli scioperi contro la riforma delle pensioni.

Ma la Francia non è solo Parigi, ma è anche quella degli agricoltori, sia pur protetti ma in difficoltà, dei ceti medi impoveriti soprattutto della provincia e di quegli strati operai che pure da anni orientano il loro consenso a Destra.

D’altra parte il declino inarrestabile e lo sgretolamento politico dopo due mandati presidenziali di Emmanuel Macron che hanno creato divisioni anche nel campo moderato, potrebbero impedire la tradizionale Unione Repubblicana dei moderati  e della sinistra che ha favorito la sua elezione nel 2017 e prima di lui quella del socialista  Holland nel 2012.

nella foto l’Eliseo

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