Il 14 marzo in programma un convegno all’Ordine dei medici della capitale
Roma – “L’Hpv non è una infezione che colpisce solo le femmine. Il problema, infatti, riguarda il genere femminile e quello maschile. Bisogna creare una immunità su entrambi i sessi per evitare questo eterno ‘ping pong’ di trasmissione del virus. Ricordo che la vaccinazione, la cui copertura attualmente è al di sotto della soglia ottimale prevista dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale, è gratuita e consigliata per le ragazze e per i ragazzi tra gli 11 e i 12 anni di età e che il vaccino deve essere somministrato due volte, a distanza di 6 mesi. È inoltre possibile iniziare un ciclo vaccinale dopo i 15 anni ma in quel caso le dosi da fare saranno tre. Il vaccino si può fare anche in età adulta ma si prevede che vi sia già stata una immunità da parte del paziente. Se vogliamo fare una prevenzione primaria efficace bisogna farla in queste due fasce di età, ovvero tra gli 11 e i 12 anni o dopo i 15, senza andare dopo i 18, 20 anni”. Lo precisa Umberto Romeo, professore ordinario di Medicina e chirurgia orale a Sapienza Università di Roma e responsabile scientifico del corso gratuito dell’Ordine dei medici di Roma dal titolo ‘Focus multidisciplinare su Hpv‘.
L’iniziativa, che si terrà giovedì 14 marzo, a partire dalle 18, nell’Aula Roberto Lala dell’Omceo della Capitale, in via Antonio Bosio 19/A, è accreditato per la professione di medico-chirurgo e odontoiatra e gli sono stati attribuiti 2 crediti formativi Ecm.
Ad affiancare Romeo sarà la dottoressa Sabrina Santaniello, consigliera Cao dell’Ordine di Roma, che avrà il compito di coordinare i lavori. “Il corso è certamente un incontro di pertinenza della patologia orale- spiega Umberto Romeo- ma presenta anche risvolti in ambito medico. Il titolo ‘Focus multidisciplinare su Hpv’, ovvero sul papilloma virus, serve proprio a creare una conoscenza di questa patologia sessualmente trasmessa attraverso una chiave multidisciplinare, con focus che saranno tenuti da diversi specialisti di varie branche”.
A moderare i lavori sarà il professor Guido Antonelli, “un’autorità- evidenzia Romeo- nel campo delle patologie infettive, in particolare a livello nazionale e internazionale proprio sull’Hpv. Il primo contributo sarà affidato alla sua allieva, la professoressa Alessandra Pietrangeli, che si soffermerà sulla ‘Storia naturale dell’infezione da Hpv: aggiornamenti virologici e diagnostici’, introducendo il tema di questa patologia poco conosciuta ma che, invece, presenta numerosi risvolti clinici su varie branche della medicina. Una relazione che farà luce sugli ultimi aggiornamenti virologici e non solo, anche da un punto di vista diagnostico”.
Spazio poi all’intervento di Gabriella d’Ettorre e di Eugenio Nelson Cavallari, incentrato sul tema ‘L’Hpv anale: un’emergenza sanitaria mondiale’. “I due esperti avranno il compito di illustrare le conseguenze dell’infezione primaria ma anche secondaria- aggiunge Romeo- perché l’Hpv può rappresentare un fattore di rischio per patologie di tipo oncologico. Passeremo poi a occuparci di un altro importante distretto, quello delle ‘Lesioni ginecologiche Hpv correlate: screening, diagnosi e trattamento’. Innocenza Palaia e Violante Di Donato parleranno dell’aspetto forse più conosciuto, perché sappiamo che le donne si sottopongono periodicamente a screening, quali l’Hpv-Dna test e il Pap test che consentono rispettivamente di verificare l’eventuale presenza di Papilloma virus o lesioni sospette, per poi avere una diagnosi e un trattamento. È infatti ormai consolidato che il Papilloma virus a livello della cervice uterina è causa del carcinoma dell’utero e da decenni viene sottolineata l’importanza di sottoporsi a screening per intercettare in fase precoce queste lesioni ginecologiche”.
Lo stesso Umberto Romeo, insieme ai colleghi Gianluca Tenore e Gaspare Palaia, accenderà poi le luci su un’altra tematica, le ‘Manifestazioni orali dell’infezione da Hpv’. “Nell’ambulatorio MoMax- racconta- ne vediamo diverse e durante il corso porteremo la nostra esperienza sull’infezione da Hpv proprio a livello del cavo orale, spiegando come riconoscere queste lesioni clinicamente all’esame obiettivo e cosa fare nel momento in cui intercettiamo tali infezioni. Ci soffermeremo poi su un altro aspetto altrettanto consolidato, quello relativo al ‘Management chirurgico dei carcinomi dell’orofaringe Hpv-correlati’. Lo faremo grazie agli interventi di Valentino Valentini e Valentina Terenzi. Anche in questo caso la presenza dell’Hpv può aumentare l’incidenza dei carcinomi orofaringei, che interessano un distretto estremamente delicato”.
Il corso ‘Focus multidisciplinare su Hpv’ promosso dall’Ordine dei medici di Roma si chiuderà con la relazione dal titolo ‘Lesioni andrologiche Hpv correlate‘, affidata a Daniele Gianfrilli. “Questo corso- conclude Umberto Romeo- non nasce casualmente ma dal fatto che noi stiamo già lavorando su un ‘percorso diagnostico-terapeutico’ in fase di completamento, all’interno della nostra struttura, il Policlinico Umberto I. I pazienti che vediamo e che hanno queste manifestazioni da Hpv seguono infatti un percorso diagnostico e terapeutico e chi intercetta una lesione del cavo orale poi manda lo stesso paziente a un collega per fargli fare una visita in un altro distretto anatomico. E questo proprio per essere sicuri che il paziente possa essere controllato a 360 gradi. È dunque un momento in cui noi mettiamo insieme quello che poi, nella pratica, facciamo quando visitiamo questi pazienti”.
Rene policistico: tutte le novità in un convegno al Gemelli
Nel corso del convegno internazionale ‘ADPKD up to date 2024’, in programma il primo marzo Aula 615 Policlinico, i maggior esperti italiani e internazionali faranno il punto sulle novità riguardanti il rene policistico, dalla diagnosi, al trattamento. Verrà presentata inoltre un’anticipazione mondiale sulle prime linee guida KDIGO sul rene policistico. Il Gemelli è uno dei più importanti centri di riferimento italiani per il rene policistico.
Roma 29 febbraio 2024- Il rene policistico (malattia policistica autosomica dominante, Autosomal Dominant Polycystic Kidney Disease – ADPKD) in Europa è considerata ‘malattia rara’ perché ha un’incidenza inferiore a 5 casi per 100.000 abitanti. “Non così per l’Italia – – spiega il professor Giuseppe Grandaliano, direttore UOC di Nefrologia del Policlinico Gemelli e Ordinario di nefrologia presso l’Università Cattolica – dove l’incidenza è molto più alta, pari a 1.000-4.000 per 100 mila abitanti. Questo è dovuto alla presenza di enclave familiari, all’interno delle quali il rene policistico è molto frequente. Per migliorare la raccolta dei casi, da circa un anno è stato istituito dalla Società Italiana di Nefrologia un registro di patologia, del quale fa parte anche il Gemelli”. “Più correttamente – ricorda il responsabile scientifico del congresso, dottor Pierluigi Fulignati, della UOC di Nefrologia del Gemelli – bisognerebbe parlare di ‘malattia policistica’, visto che ad essere interessato è spesso anche il fegato che si riempie di cisti (fegato policistico), senza però arrivare all’insufficienza d’organo. Questi pazienti possono inoltre presentare diverticoli intestinali, ernie inguinali, calcolosi renale da urati, steno-insufficienza mitralica e aneurismi cerebrali. Il rene policistico non va confuso con le cisti semplici del rene, né con le altre malattie cistiche (‘rene multicistico’) che hanno una prognosi più favorevole (non vanno incontro ad insufficienza renale, manca l’interessamento di altri organi, non è a eziologia genetica).
Le cause. Il rene policistico è la quarta causa (e la prima ad eziologia genetica) di ricorso alla dialisi in Italia perché è una malattia che evolve rapidamente verso l’insufficienza renale. “Due le forme più frequenti di malattia – ricorda il professor Grandaliano – una legata ad un’alterazione genica sul cromosoma 4 (codifica per la proteina PKD1), l’altra sul cromosoma 16 (codifica per la proteina PKD2). La prima è a insorgenza più precoce, giovanile e porta più facilmente verso l’insufficienza renale terminale. L’alterazione del gene codificante per la PKD2 dà invece manifestazioni più tardive e meno gravi, che non necessariamente dunque portano all’insufficienza renale terminale. Nel 92% dei casi la malattia è trasmessa per via genetica da un genitore; solo l’8% dei casi è dovuto a mutazioni di nuova comparsa. Vista la natura ereditaria di questa condizione, i figli di pazienti con rene policistico devono fare controlli ecografici periodici e sottoporsi a test genetici. Oltre ai geni che causano la malattia, ne sono stati individuati altri in grado di influenzare l’andamento e l’evoluzione della malattia stessa”.
I meccanismi di malattia. “L’interessamento di queste proteine – spiega il dottor Fulignati – porta ad un’alterazione dell’ormone anti-diuretico (vasopressina) e questo determina la formazione di una serie di cisti che, nel tempo, aumentano globalmente le dimensioni dei reni (il rene passa da 10 cm a 22-23 cm e arriva fino a 3 Kg di peso), distruggendo però il parenchima renale funzionante, fino a portare all’insufficienza d’organo.”
Il trattamento. Molto importante è la diagnosi precoce. “Se la malattia viene diagnosticata nella fascia d’età 18-55 anni, quando il paziente ha una funzione renale ancora non del tutto compromessa – spiega il professor Grandaliano – è possibile intervenire con diverse terapie, la più importante delle quali è il tolvaptan, inibitore della vasopressina che riduce la formazione delle cisti e quindi protegge dall’insufficienza renale. Altre terapie utilizzate sono l’octreotide, che funziona però meglio più sulle cisti epatiche, che su quelle renali”. “Sono in corso- prosegue il dottor Fulignati – sperimentazioni sulla metformina (le cisti si ‘nutrono’ di glucosio e dunque privandole del nutrimento, crescono di meno; il farmaco inoltre, inibendo l’mTOR, ha un effetto anti-proliferativo) e sul dapagliflozin. Sono state invece abbandonate le ricerche sul bardoxolone (inibitore di NF-kB), perché risultato poco efficace sul controllo di malattia”. Tutti i pazienti con malattia renale avanzata hanno problemi ossei legati all’iperparatiroidismo, ma i pazienti con rene policistico hanno manifestazioni ossee particolari, la cosiddetta osteite fibrosa, che è un sovvertimento della struttura ossea, con problemi di osteomalacia sovrapposti. Questi pazienti si trattano con i farmaci per l’iperparatiroidismo secondario (vitamina D, analoghi della vitamina D); in alcuni casi possono essere utili anche i farmaci anti-riassorbitivi.
L’impegno del Gemelli per i pazienti con rene policistico. Il Gemelli assiste questi pazienti lungo tutta l’evoluzione della malattia dalla diagnosi genetica, alla dialisi. E l’ambulatorio del rene policistico del Gemelli è uno di quelli che assiste più pazienti in Italia (al momento circa 400). Le visite si prenotano attraverso il CUP del Gemelli; molti pazienti, dal centro e dal sud Italia, vengono inviati dall’Associazione italiana rene policistico (AIRP). L’impegno degli specialisti del Gemelli si estende naturalmente anche nella ricerca non solo di possibili nuovi trattamenti, ma anche sui risvolti prognostici. “In collaborazione con il dottor Luca Boldrini (Radioterapia Oncologica di Fondazione Policlinico Gemelli) – ricorda il professor Grandaliano – stiamo conducendo studi di radiomica per valutare le caratteristiche TAC della parete delle cisti, che potrebbero avere un valore predittivo sull’evoluzione della malattia e quindi sulla prognosi”.
Il 1 marzo, al Gemelli un convegno internazionale sull’ADPKD. Nel corso dell’evento, al quale prenderanno parte esperti nazionali e internazionali, verrà presentata in anteprima la prima edizione dellelinee guida internazionali KDIGO (Kidney Disease Improving Global Outcomes), dedicate al rene policistico.
Al convegno prenderanno parte la professoressa Roser Torra, che ha partecipato alla stesura delle linee guida e la presidente dell’AIRP (Associazione Italiana Rene Policistico), Luisa Sternfeld Pavia. Si parlerà anche delle nuove ricerche sul DM-2 (D-glucosio), una sorta di zucchero ‘finto’, che viene assorbito dalle cisti, ma che invece di nutrirle le fa atrofizzare (Alessandra Bolletta). Verranno inoltre presentati gli ultimi studi di medicina di genere: le donne con rene policistico sembrano avere un’evoluzione verso l’insufficienza renale più rapida dell’uomo (Viola D’Ambrosio). Sarà fatto un focus anche sugli aspetti cardiovascolari di malattia (valvulopatie) e sull’interessamento dell’osso in corso di rene policlistico.
