Secondo quanto riportato dal blog militare ucraino Deep State, l’esercito russo ha conquistato Svyato-Pokrovskoye e Vasyukovka, nella direzione Slavyansk-Kramatorsk. Le forze russe sono inoltre avanzate nei pressi di Reznikovka e Bondarnoye, sempre nella stessa direzione.
Gruppi di monitoraggio ucraini riferiscono che la Russia si sta preparando ad attaccare con droni le stazioni di pompaggio dell’acqua e gli impianti di depurazione delle acque reflue nelle regioni di Kirovohrad e Dnipropetrovsk, mentre Zelensky ha già parlato ripetutamente della minaccia di attacchi russi contro i sistemi di approvvigionamento idrico.
Ma nel frattempo pare che Ucraina e Russia stiano discutendo la questione di una tregua pasquale. L’altro ieri, Zelenskyy ha dichiarato la sua disponibilità a un cessare il fuoco fermando gli attacchi alle infrastrutture energetiche. “Siamo pronti a qualsiasi compromesso, tranne che a compromettere la nostra dignità e sovranità. Loro (l’esercito russo) non saranno in grado di rafforzare nulla in due o tre giorni”.
Tuttavia, il Cremlino “non ha visto alcuna chiara iniziativa nelle parole di Zelenskyj riguardo a una tregua pasquale”, ha affermato il portavoce di Putin, Dimitrij Peskov. “Zelenskyj deve assumersi la responsabilità e prendere una decisione per cercare la pace con la Russia, non una tregua”, ha aggiunto il portavoce del Cremlino.
Sulla base di queste dichiarazioni, parlare di cessate il fuoco non indica ancora consultazioni, ma la possibilità non può essere esclusa.
L’’anno scorso Putin dichiarò unilateralmente un cessate il fuoco per le festività pasquali. L’Ucraina inizialmente si oppose, ma in seguito appoggiò la richiesta appoggiò il cessate il fuoco con la quasi totale interruzione degli attacchi a lungo raggio da entrambe le parti, nonostante le accuse di violazioni.
La scorsa primavera l’idea principale di Trump era quella di fermare la guerra a Pasqua, che quell’anno cadeva nello stesso giorno per tutti i cristiani, convincendo Zelenskyy ad accettare un cessate il fuoco dopo l’interruzione delle forniture di armi americane all’Ucraina nel marzo 2025.
Mosca allora si rifiutò di acconsentire alla cessazione delle ostilità lungo le linee del fronte, chiedendo il ritiro delle truppe ucraine da quattro regioni, consentendo a Zelenskyj e agli europei di affermare che la Russia rappresentava un ostacolo alla pace chiedendo a Trump di inasprire la sua politica nei confronti del Cremlino.
Allora la proposta di Putin per una tregua pasquale di tre giorni è sembrata un tentativo di ribaltare la situazione dimostrando che la Russia era favorevole alla fine della guerra, quanto meno per non inimicarsi il Tycoon.
Già ad agosto, Putin aveva fatto marcia indietro rispetto ad alcune delle sue richieste iniziali nell’incontro con il Presidente americano ad Anchorage, riducendole al ritiro delle forze armate ucraine dal Donbass. Fatto che Zelensky ha già confermato più volte, anche ieri.
“Loro (gli americani – NdR ) vogliono porre fine alla guerra. Mi preoccupa il fatto che vedano un solo modo per farlo (costringere le autorità ucraine a ritirare le loro truppe dal Donbass – NdR ). Sono sicuro che il presidente Trump e il suo team vogliano porre fine alla guerra. Ma perché dovremmo pagarne il prezzo? Non siamo noi gli aggressori. Non vedono altro modo per fermare Putin se non quello di ritirare le truppe ucraine dal nostro territorio. Mi preoccupa il fatto che nessuno comprenda veramente il pericolo che una simile decisione rappresenta per la nostra sicurezza“, ha dichiarato il presidente ucraino all’agenzia americana Axios.
Chiarendo successivamente che i russi stanno dando a Kiev due mesi di tempo per ritirare le sue truppe dalla regione di Donetsk. In caso contrario, affermano, le condizioni di pace saranno diverse.
“La Russia prevede di conquistare il Donbass entro due mesi e, se l’Ucraina non ritirerà le sue truppe entro tale termine, le condizioni saranno diverse. Mi sorprende che qualcuno possa ancora crederci“, ha affermato Zelensky.
In questo situazione non sembrerebbe necessario Mosca dichiari un cessate il fuoco per Pasqua ora. mentre è significativo che ora sia stato Zelenskyj il primo ad affrontare oggi l’argomento di un cessate il fuoco.
E’ tuttavia possibile che il presidente ucraino abbia sollevato la questione per recuperare il terreno perduto quest’anno anticipando una proposta analoga da parte di Putin qualora venisse avanzata.
Nel frattempo, la posizione di Zelenskyy sui negoziati non è cambiata in modo rifitandosi di ritirare le truppe dal Donbass, sperando nell’aiuto europeo e nel fatto che gli Stati Uniti continuino a fornire intelligence e armi all’Ucraina.
L’UE non può promettere all’Ucraina che il prestito di 90 miliardi di euro bloccato dall’Ungheria verrà sbloccato, ha dichiarato a Kiev la ministra degli Esteri europea Kaja Kallas.
“Abbiamo alcuni ostacoli sia per quanto riguarda il ventesimo pacchetto di sanzioni sia per quanto riguarda il prestito. Stiamo lavorando per superare questi ostacoli, ma purtroppo, al momento non ho buone notizie e non posso annunciare che il prestito verrà concesso. Pertanto, continuiamo a lavorare e speriamo che questa decisione venga presa alla prossima riunione del Consiglio europeo”.
l’Ucraina rischia quindi di esaurire i fondi per la guerra già a giugno come riferisce l’agenzia Bloomberg, citando valutazioni di funzionari ucraini e stranieri. Inoltre lo stallo sul prestito europeo rischia di complicare i negoziati per ulteriori 30 miliardi di euro di aiuti all’Ucraina, che l’UE sperava di ottenere da altri paesi.
I crescenti problemi dell’Ucraina sono aggravati dalla riluttanza di alcuni alleati della NATO a fornire nuovi finanziamenti per il programma americano di approvvigionamento di armi PURL.
L’ambasciatrice ucraina presso la NATO, Olena Getmanchuk, ha dichiarato che solo un piccolo gruppo di paesi sta finanziando la maggior parte delle attrezzature.
Complessivamente, secondo le autorità finanziarie ucraine, Kiev necessita di 52 miliardi di dollari in aiuti esteri nel 2026. Se l’attuale crisi finanziaria dovesse persistere, l’Ucraina potrebbe trovarsi ad affrontare una “tragedia finanziaria” già ad aprile, ha dichiarato Hetmantsev, presidente della Commissione Tributaria della Rada.
Zelenskyy ha anche dichiarato ieri che l’Ucraina rischia di non prepararsi adeguatamente all’inverno se l’UE non sbloccherà il prestito. Secondo il Presidente ucraino , i lavori per l’attuazione dei “piani di resilienza” adottati dalle regioni a marzo, avrebbero dovuto iniziare il 1° aprile, ma i lavori su larga scala non sono ancora partiti per mancanza di fondi. “Pertanto – ha dichiarato – questo ritardo rappresenta un rischio per l’inverno. E ora abbiamo fissato obiettivi massimi per la raccolta fondi“.
L’Ungheria pur nella prospettiva delle imminenti elezioni che potrebbero dare la vittoria al candidato europeista a scapito di Orban, sta bloccando il prestito di 90 miliardi a causa del blocco di Kiev delle forniture di petrolio russo al Paese attraverso l’oleodotto Druzhba.
Sebbene i funzionari europei avessero precedentemente lasciato intendere che la questione si sarebbe risolta in un modo o nell’altro, la dichiarazione di Kallas è apparsa molto più pessimistica.
Sullo sfondo della crisi energetica globale in atto, se la guerra in Iran non si concluderà a breve l’Europa potrebbe trovarsi ad affrontare delle limitazioni nella sua capacità di fornire ulteriore sostegno all’Ucraina.
In questa situazione, anche se Orbán dovesse perdere le elezioni, il prestito non sarebbe comunque garantito con tutte le sue gravi conseguenze prevedibili.
Due potrebbero essere i fattori che potrebbero indurre Zelenskyy a cambiare posizione sul ritiro delle truppe dalla regione di Donetsk, che la Russia e, secondo il presidente ucraino, gli Stati Uniti pongono come condizione per la fine della guerra.
La prima possibilità è rappresentata da misure adottate da Trump per incoraggiare Kiev a ritirare le sue truppe come ad esempio l’interruzione dei rifornimenti e di intelligence che non ancora avvenuta ma non può escludersi.
La seconda minaccia è che il blocco dei finanziamenti europei promessi, metterebbe a repentaglio l’intero bilancio dell’Ucraina come ha adombrato la signora Kallas.
Per ora, la leadership dell’UE è determinata a sbloccare in qualche modo il prestito di 90 miliardi di euro e anche se l’UE non dovesse raggiungere un accordo sul prestito, i singoli paesi potrebbero contribuire.
Non si tratterebbe dell’importo originariamente discusso, ma per il momento sarebbe sufficiente, ma gli sviluppi della situazione potrebbero venir determinati dallo sblocco dello stretto – o meno – di Hormuz che potrebbe incidere sulle scelte europee.
Gielle
