Economia e Finanza

Barion (ConfimpreseItalia): “Ecobonus e sisma bonus, abissale la distanza tra paese reale e stanza dei bottoni”

di Fulvio Barion* 

Da luglio del 2020 il precedente governo ha sbandierato ai quattro venti un provvedimento che avrebbe dovuto far ripartire il sistema edilizio, che in un paese come il nostro significa un volano che mette in moto l’economia. Il provvedimento ecobonus 110%, sommato al provvedimento sisma bonus avrebbe dovuto generare la ripartenza economica del paese, se non fosse che come al solito tutto rimane fermo. Come sempre i provvedimenti vengono fatti in modo che non si possano nel concreto attuare. Probabilmente ancora una volta, la distanza tra il paese reale e le stanze dei bottoni è abissale e quindi una marea di adempimenti, il più delle volte veri e propri controsensi impossibili da superare, impediscono la realizzazione dei progetti. Il dispositivo relativo all’ecobonus prevede che il credito d’imposta del committente e derivante dai lavori rientranti in quelli previsti dal decreto Rilancio, riferiti al miglioramento energetico dei fabbricati, possa essere ceduto.  L’agenzia delle entrate recita testualmente:

 In alternativa alla fruizione diretta della detrazione, è possibile optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto praticato dai fornitori dei beni o servizi (sconto in fattura) o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante.

La cessione può essere disposta in favore:

  • dei fornitori dei beni e dei servizi necessari alla realizzazione degli interventi
  • di altri soggetti (persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti)
  • di istituti di credito e intermediari finanziari.

I soggetti che ricevono il credito hanno, a loro volta, la facoltà di cessione.

Orbene qui si genera il problema, e di seguito elenco i motivi:

Gli istituti di credito operano  lo sconto attraverso una operazione  diretta sul cliente appaltatore dei lavori mediante un prestito ponte che si chiude alla fine della operazione. Questa operazione non è ben recepita da molti privati che non comprendono perché debbano assumersi l’onere ( seppur temporaneo) di un prestito che le banche concedono, a condizione però che il committente privato ( perché con i condomini non sono molto propensi),dimostri capacità restitutiva in caso di errata erogazione per difformità emerse successivamente . Gli stessi istituti si muovono in ordine sparso con iniziative diverse tra un intermediario e l’altro . 

Ci sono poi i General Contractor i quali scontano i crediti su fatture emesse dalle imprese esecutrici a condizioni che risultano essere molto pesanti, per non definirle in modo peggiore, la naturale conseguenza nel territorio nazionale risultano attivi ad oggi solo 3.500 cantieri e non credo che fosse questo l’obiettivo che il legislatore (seppur con tutti i limiti del governo precedente) si prefiggeva.

In qualità di vicepresidente nazionale di ConfimpreseItalia sono a denunciare questo stato di cose, che non permetteranno all’Italia di ripartire e alle piccole imprese di mantenere ed incrementare i livelli occupazionali. Riteniamo che il provvedimento debba realmente raggiungere le piccole imprese che danno da vivere a centinaia di migliaia di famiglie in tutto il territorio nazionale. Ancora una volta riscontriamo  la collaborazione ed il sostegno della senatrice Toffanin sempre più che mai sensibile verso i temi delle piccole imprese ed attenta a ai suggerimenti di ConfimpreseItalia, che della difesa dei diritti della piccola media e micro impresa ne ha fatto la sua bandiera, presenterà un emendamento che risolva il problema, con la quale condivideremo questa, e altre battaglie come quella di portare a 10 anni il rimborso per i microcredito imprenditoriale. Proponiamo allo stato di inserire questo provvedimento tra quelli che usufruiscono del fondo di garanzia per le micro, piccole e medie imprese. Il ricorso al fondo di garanzia permetterebbe lo sconto in fattura direttamente sulle fatture presentate dalle piccole imprese senza pagare dazio a strutture general contractor e garantendo gli istituti di credito. Con un semplice atto amministrativo collegato alla natura specifica del credito il paese ripartirebbe attraverso la piccola e microimpresa, vero motore del sistema Italia. Auspichiamo che il nostro sentire sia condiviso nei centri di potere da chi ha la facoltà di decidere se mandare avanti il paese oppure creare ulteriore disistima verso chi governa.

*Vicepresidente ConfimpreseItalia

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