Esteri

Diritti umani, in Egitto sono negati. 175 parlamentari europei scrivono alle Nazioni Unite

175 parlamentari di 14 diversi parlamenti hanno inviato una lettera congiunta ai ministri degli Esteri e agli ambasciatori presso il Consiglio dei diritti umani dell’Onu per chiedere da parte delle Nazioni Unite l’istituzione di un meccanismo di monitoraggio dei diritti umani in Egitto in vista della prossima sessione del Consiglio dei diritti umani Onu nel marzo 2022. Definendosi “estremamente preoccupati” per l’attuale “incapacità della comunità internazionale di intraprendere qualsiasi azione significativa per i diritti umani in Egitto“, i parlamentari nella missiva ricordano: “A partire dalla deposizione dell’ex presidente Mohamed Morsi nel 2013, le autorità egiziane hanno governato il Paese con il pugno di ferro, reprimendo in maniera sistematica e brutale ogni forma di dissenso e riducendo drasticamente lo spazio civico. Le autorità egiziane hanno detenuto arbitrariamente migliaia di dissidenti, tra i quali numerosi difensori dei diritti umani, giornalisti, avvocati, attivsti pacifici e politici di opposizione, come Ibrahim Metwally Hegazy, Zyad el-Elaimy, Ibrahim Ezz el-Din, Haytham Mohamdeen, Hoda Abdelmoneim, Abdel Nasser Salama, Abdel Moneim Aboul Fotouh, e Mohamed al-Baqer, oltre a molti altri. Molti di loro sono in detenzione preventiva con durata indefinita, oppure stanno scontando condanne pronunciate a seguito di processi palesemente ingiusti, spesso celebrati di fronte a corti militari o a tribunali di emergenza e non soggette ad appello. Chi viene rilasciato è soggetto a misure extragiudiziali abusive da parte di agenti dell’Agenzia per la sicurezza nazionale al fine di soffocare qualsiasi forma di attivismo”.

Tutto ciò, prosegue la missiva, “avviene in un contesto nel quale la tortura da parte di agenti della polizia e dell’Agenzia nazionale per la sicurezza è dilagante, e che secondo il Comitato contro la tortura dell’ONU e varie ONG costituirebbe una pratica sistematica nel Paese. Inoltre, le notoriamente squallide condizioni di detenzione in Egitto sono già costate la vita a molti, tra i quali l’ex presidente Morsi il regista Shady Habash”. I 175 parlamentari proseguono osservando: “Le poche organizzazioni indipendenti sui diritti umani ancora in grado di operare in Egitto continuano le loro attività correndo grossi rischi; le loro attività sono fortemente limitate da una legge repressiva sulle ONG, oltre che da divieti di viaggio, congelamento dei beni e continue azioni di disturbo da parte delle agenzie di sicurezza ed altri attori istituzionali. Operando in un contesto di severe restrizioni ed intimidazioni, le organizzazioni locali ed internazionali continuano a documentare un alto numero di abusi da parte delle autorità egiziane, tra i quali sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie di donne per ‘violazione della morale’, il processo di minori insieme ad adulti, il giro di vite sui membri della comunità Lgbti, e gli arresti e i procedimenti giudiziari nei confronti di membri delle minoranze religiose per blasfemia, solo per nominarne alcuni. Inoltre, nel 2020 l’Egitto è diventato il terzo Paese al mondo per esecuzioni, con 107 casi registrati. Il trend è continuato nel 2021, con almeno 83 esecuzioni confermate, alcune delle quali comminate a seguito di processi palesemente ingiusti”. I firmatari dell’appello ritengono che “Nonostante la gravità della situazione, la comunità internazionale ha in larga parte limitato la sua reazione a rare, occasionali dichiarazioni di preoccupazione presso il Consiglio dei diritti umani Onu. Tali dichiarazioni iniziano spesso riconoscendo il ruolo dell’Egitto per la sicurezza e la stabilità regionale ed il controllo dei flussi migratori, interessi che i partner internazionali dell’Egitto sembrano aver largamente privilegiato rispetto a – e probabilmente a spesa de – i diritti fondamentali delle persone nel Paese, in una falsa dicotomia tra stabilità e diritti umani che noi rigettiamo nella maniera più assoluta. Allo stesso modo, dichiarazioni pubbliche durante incontri e visite da parte di ufficiali di alto rango spesso contengono apprezzamenti forzati o ingiustificati per il governo”. La missiva continua: “Prendiamo atto di alcune modeste misure recentemente adottate o annunciate dalle autorità egiziane; tuttavia, constatiamo con amarezza che tali misure sembrano essere tutt’al più un malriuscito tentativo di nascondere la crisi dei diritti umani nel Paese, e difficilmente avranno un impatto significativo sulla stessa. La nuova ‘Strategia nazionale sui diritti umani’, stesa in maniera non trasparente e senza consultazioni con organizzazioni indipendenti sui diritti umani, non affronta alcune tra le più gravi e preoccupanti violazioni dei diritti umani del passato o ancora in corso, come la detenzione prolungata e arbitraria di oppositori pacifici, le sparizioni forzate, e la tortura nei luoghi di detenzione, e non indica misure concrete affinché i responsabili siano chiamati a rispondere delle proprie azioni. Invece di fare ciò, la strategia punta il dito contro la mancanza di consapevolezza da parte del popolo egiziano, i partiti politici e la società civile per la crisi dei diritti umani nel Paese. Dopo la revoca dello stato di emergenza, il parlamento egiziano ha approvato una serie di norme che hanno esteso la giurisdizione delle corti militari sui civili ed hanno ulteriormente compromesso il diritto all’informazione, finendo di fatto per consolidare e rendere permanente lo stato di emergenza nel sistema legale egiziano. Inoltre, i tribunali di emergenza hanno condannato il parlamentare di opposizione ed avvocato sui diritti umani Zyad el-Elaimy, i giornalisti Hossam Moaness e Hisham Fouad, l’attivista Alaa Abdel Fattah, l’avvocato sui diritti umani Mohamed al- Baqer ed il blogger Mohamed ‘Oxygen’ Ibrahim, e continuano ad avere giuridisizone sui casi loro affidati in precedenza, inclusi quelli di Patrick Zaki, Hoda Abdelmoneim, Abdel Moneim Aboul Fotouh e molti altri. L’ultimo rilascio di massa di prigionieri per ridurre il sovraffolamento nelle carceri ha escluso moltissimi difensori dei diritti umani ed oppositori politici”.

Infine, “benché il recente rilascio degli attivisti Ramy Shaath e Ramy Kamel sia uno sviluppo positivo, esso non deve distogliere l’attenzione dalle migliaia di priogionieri politici che restano arbitrariamente ed ingiustamente detenuti. Benché in larga parte cosmetici, questi recenti sviluppi dimostrano come le autorità egiziane siano sensibili alle pressioni da parte della comunità internazionale, essendo successivi ad una dichiarazione congiunta sull’Egitto nel marzo 2021 da parte della Finlandia a nome di un gruppo di Paesi presso il Consiglio dei diritti umani – sorprendentemente soltanto la seconda dichiarazione del genere da quando il presidente Abdel Fattah al-Sisi è salito il potere, nonostante i continui, diffusi e sistematici abusi da parte del suo governo. La dichiarazione precedente, nel 2014, non riuscì ad assicurare cambiamenti duraturi nella situazione dei diritti umani nel Paese, anche perché gli stati membri dell’ONU non vi fecero seguito”. Un errore, concludono i parlamentari, “che non deve ripetersi. La dichiarazione congiunta del marzo 2021 non dovrebbe restare un’azione una tantum. Vi esortiamo ad incrementare i vostri contatti diplomatici con i Paesi partner al fine di porre le basi nel Consiglio dei diritti umani ONU per l’istituzione, necessaria ormai da tempo, di un meccanismo di monitoraggio sull’Egitto, ed allo stesso tempo ad incrementare la pressione sulle autorità egiziane tramite le vostre relazioni bilaterali per far fronte alla crisi dei diritti umani in Egitto ed assicurare progressi significativi”.

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