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Il 2020 anno nero per la natalità in Italia. I numeri dell’Istat segnano una linea di confine negativa

Nel 2020 il totale dei decessi per il complesso delle cause è stato pari a 746.146, il valore più alto registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra. Rispetto alla media 2015-2019 si sono avuti 100.526 decessi in più (15,6% di eccesso). La speranza di vita alla nascita, per il complesso della popolazione (maschi e femmine insieme), scende a 82 anni nel 2020, ben 1,2 anni sotto il livello del 2019. Per osservare un valore analogo occorre risalire al 2012. Gli uomini sono più penalizzati: la loro speranza di vita alla nascita si abbassa di 1,4 anni, a 79,7 anni, mentre per le donne scende di un anno, a 84,4 anni, ampliando così il differenziale di genere.
Prendendo in considerazione le classi di età, il contributo più rilevante all’aumento dei decessi del 2020 rispetto alla media degli anni 2015-2019 è dovuto all’incremento dei morti ultraottantenni, che spiega il 76,3% dell’eccesso di mortalità complessivo.
A marzo 2021 si riscontra un netto calo dei decessi rispetto allo stesso mese del 2020 (-23,5%), in particolare nel Nord del paese (-40.0%). Il calo persiste ad aprile 2021, con una diminuzione del 14,0% rispetto all’anno precedente, imputabile esclusivamente alle regioni del Nord (-29,9%).
Il record negativo del numero di nascite toccato nel 2019 è stato di nuovo superato nel 2020. I nati della popolazione residente sono stati 404.104, in diminuzione del 3,8% rispetto al 2019 e di quasi il 30% a confronto col 2008, anno di massimo relativo piu’ recente delle nascite.
Nei primi dieci mesi del 2020 le nascite mostrano una diminuzione del 2,7%, in linea con il ritmo che ha caratterizzato il periodo dal 2009 al 2019 (-2,8% in media annua). La discesa accelera nei mesi di novembre (-8,2% rispetto allo stesso mese dell’anno prima) e soprattutto di dicembre (-10,3%), corrispondenti ai concepimenti dei primi mesi dell’ondata epidemica 2020. Nel Nord-ovest il calo tocca il 15,6% a dicembre.
“La crisi pandemica ha esercitato un forte impatto sui comportamenti demografici e causato un diffuso stress alle strutture sanitarie che si è riflesso sulla capacità di prevenzione e cura delle malattie”.
Tra i fattori determinanti dell’andamento della popolazione – anche per i riflessi sui progetti di vita individuali – vi è il calo eccezionale dei matrimoni.
Tra il 2008 e il 2020 i giovani italiani di 25-34 anni che si sono trasferiti all’estero hanno superato quelli che sono tornati, con una perdita netta complessiva per l’intero periodo di 259mila: 93mila con al più la licenza media, 91mila diplomati e 76mila laureati.
A partire dal 2008 c’è stato un costante ampliamento dei tassi netti annui di migrazione. Lo squilibrio tra uscite e rientri è maggiore per chi ha bassa istruzione e per i laureati, soprattutto se maschi.

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