Politica

Il Governo porta a casa la riforma della Giustizia. Giornata convulsa poi l’approvazione del provvedimento firmato dalla ministra Cartabia

(Red) Alla fine, dopo una maratona durata oltre 12 ore, dove il Consiglio dei ministri in più occasioni ha sospeso e ripreso i lavori, è stato trovato l’accordo sulla Riforma della Giustizia targata Cartabia, accordo che eviterà la discussione delle centinaia di emendamenti messi in a ruolo dal M5S. Artefice del successo dell’intesa nella maggioranza, il Presidente Draghi, l’ex Premier Conte e il Pd che si è fatto parte in causa ed ha fatto la mediazione finale che ha permesso alla Riforma di arrivare nelle Aule parlamentari senza rischi. Al centro dell’intesa lo stop alla prescrizione nella fase transitoria della riforma per i delitti di mafia. Tempi più lunghi, fino a sei anni in appello, per i processi per delitti con aggravante mafiosa, nella fase transitoria di entrata in vigore della nuova prescrizione, fino al 2024.
Soddisfatta la ministra Cartabia, che di fatto ha firmato la riforma: “L’obiettivo è garantire una giustizia celere, nel rispetto della ragionevole durata del processo, e allo stesso tempo garantire che nessun processo vada in fumo”, ha aggiunto Cartabia, parlando fuori Palazzo Chigi. Nel merito, “l’aggiustamento più importante è una norma transitoria che ci consente di arrivare ad una gradualità a quei termini che ci eravamo dati e rimangono fissi. La seconda cosa è un regime particolare– spiega- per quei reati che nel nostro paese hanno sempre destato allarme sociale – come i reati di mafia, terrorismo, violenza sessuale e il traffico internazionale di droga – che avranno norme specifiche con possibilità di proroghe dei giudici e la possibilità di arrivare fino in fondo”.
Insomma, continua, “abbiamo apportato degli aggiustamenti, come annunciato la scorsa settimana con Draghi, alla luce del dibattito molto vivace che si è sviluppato in queste settimane sia da parte delle forze politiche che degli operatori e degli uffici giudiziari che saranno i primi ad essere chiamati alla grande sfida di implementare una riforma così significativa e innovativa nel nostro Paese”. Disco verde anche dalla Lega: “Soddisfazione per la riforma della Giustizia: come chiesto dalla Lega, non rischieranno di andare in fumo i processi per mafia, traffico di droga e violenza sessuale. E ora avanti tutta con i referendum che completeranno il profondo cambiamento chiesto dai cittadini”. Lo dicono Matteo Salvini e Giulia Bongiorno.

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