Esteri

Il Medio Oriente secondo l’ultimo libro-studio di Giancarlo Elia Valori

L’iniziativa della casa editrice israeliana Arrowmedia di tradurre e pubblicare in inglese i saggi di Giancarlo Elia Valori è lodevole sotto tutti i punti di vista. È noto che – al contrario di quelli che sostengono che per conoscere una determinata realtà bisogna vivere nel posto di cui si parla (a meno che l’esperto sia un benestante giramondo o inviato in un solo posto da determinate istituzioni interessate) – il modo più diretto per capire gli scenari è approfondirli e studiarli al di là del posizionamento geografico dell’autore. E, per la maggior parte delle persone desiderose di conoscere e comprendere, la lettura è l’unico modo pratico ed istruttivo per apprendere.

Per ciò che concerne il Prof. Valori (in alto nella foto con Lea Rabin e Dalia Rabin, che sarà presente all’evento), ci troviamo di fronte ad una vera e propria insula felix nel panorama disattento in cui giace l’impreparazione culturale e geopolitica che pervade la politica italiana dall’inizio degli anni Novanta ad oggi. Il grandi fervore e la grande diligenza manifestati nelle molte e scrupolose incombenze, assunte durante le proprie mansioni di responsabilità, hanno destato entusiasmo e deferenza pur oltre le frontiere italiane.

Quale eminente rappresentante della cultura e dell’imprese industriali ed economiche del Paese ha condotto la bandiera italiana dappertutto, ottenendo universale consenso e importanti riconoscimenti nel nostro Continente, e nelle terre asiatiche e del Nuovo Mondo. Da sostenitore della non violenza è stato, ed è, sempre in prima linea nella difesa dei diritti umani e della pace tra i popoli.

Il Prof. Valori ha salvaguardato e propugnato con forza tali princìpi – al di là dei credi ideologici di Stato – attraverso un mirabile vincolo al servizio dell’aiuto solidale e della fraternità tra i popoli. Le sue conoscenze internazionali, quali l’amicizia con Kim Il Sung e altri capi di Stato, hanno fatto sì che pure fossero liberati ostaggi in varie parti del mondo. Per cui, chi meglio del Prof. Valori poteva ben delineare gli sconvolgimenti che nei recenti decenni hanno visto il Medio Oriente all’attenzione della comunità internazionale e dell’opinione pubblica?

Il libro si basa su una raccolta di trentuno saggi del Professore – scritti dal novembre 2017 al novembre 2019 – e preceduti dalla prefazione di Avi Pazner, ex Ambasciatore israeliano a Roma e Parigi. In essi si affronta l’analisi geopolitica degli avvenimenti notevoli intercorsi in Algeria, Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Iran, Iraq, Israele, Libano, Qatar, Siria, Turchia, non tralasciando le questioni legate all’OPEC, con attenzione particolare alle vicende legate a petrolio e gas naturale. Naturalmente sono esaminate minuziosamente gli interventi e le influenze delle superpotenze statunitense, cinese e russa.

Il titolo del libro parla di Nuovo Medio Oriente, significando il Grande Medio Oriente. E qui l’autore ci conduce a una disamina della collocazione onomastica geopolitica. “Il Medio Oriente non è mai stato un termine fisso, ed in Italia e in Francia gli studiosi più preparati preferiscono il più corretto (come vedremo) Vicino Oriente/ Proche-Orient, dopo che la geopolitica britannica aveva assunto “Medio” quale parametro universale. Il Medio Oriente fu “creato” da Londra nel momento in cui gli europei giunsero all’incrocio eurasiafricano. Le regioni prossime noi e i francesi le chiamammo Vicino Oriente, quelle vicine e più lontane i britannici in toto le definirono Medio Oriente, e le più distanti Estremo Oriente. Tutto questo “Oriente” fu determinato da una visione eurocentrica”.

Tuttavia- spiega Valori- “da più di un secolo, si considerano i 16 Paesi di oggi, come Medio Oriente (posti fra meridiani che contengono Egitto e Iran, Cipro compresa). Assieme, questi Paesi oggi possono essere definiti ancora un Medio Oriente culturale. Va detto che a causa della situazione creatasi all’indomani dell’11 settembre 2001 in merito alle regioni politicamente turbolente, fra conflitti religiosi, politici, etnici ed economici, il destino dei maggiori Paesi del Medio Oriente è inseparabile – secondo la geopolitica statunitense – da ulteriori Paesi confinanti a ovest e ad est del tradizionale Medio Oriente.

Per cui nasce il Grande Medio Oriente, ossia “posto a est” degli Stati Uniti d’America e che va dall’atlantica Repubblica Araba Saharawi Democratica all’alessandrino confine del Pakistan. Però la Grecia di oggi sembra non avere nulla a che fare con il Grande Medio Oriente, ma qualunque cosa accada in quella zona la riguarderà, allargandolo. Inoltre, ci sono anche tre Paesi nel Caucaso meridionale ad est della Turchia e a nord dell’Iran – Armenia, Azerbaigian e Georgia – a loro volta tutti condizionati dal Grande Medio Oriente”.

Il libro del Prof. Valori aiuta a sciogliere i vari nodi gordiani, aggrovigliati non solo da terminologie tecniche per esperti, ma anche da delicati equilibri, i quali se si rompono, sono in grado di provocare sommovimenti che, come gli tsunami, possono colpire pure a migliaia di chilometri di distanza. (b.n.)

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