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Il Papa e le vittime degli abusi: “Forte impegno della Chiesa per ottenere giustizia”

Lotta “contro gli abusi di ogni tipo”, con “discernimento”, con una “più incisiva” azione giudiziaria e con la forte volontà di “rendere giustizia” alle vittime. Offre indicazioni ben precise, Papa Francesco, ai membri della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Dicastero deputato alla trattazione dei delicta graviora, tra cui il drammatico fenomeno degli abusi da parte del clero. Ricevendo nel Palazzo Apostolico i partecipanti alla plenaria, il Pontefice indica tre parole, “dignità”, “fede”, “discernimento”, per svolgere pienamente il lavoro di promozione e tutela dell’integrità della dottrina cattolica sulla fede e sulla morale. “Integrità feconda”, dice.

L’esercizio del discernimento, sottolinea il Papa nel suo discorso, trova “un ambito di necessaria applicazione nella lotta contro gli abusi di ogni tipo”.

La Chiesa, con l’aiuto di Dio, sta portando avanti con ferma decisione l’impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi operati dai suoi membri, applicando con particolare attenzione e rigore la legislazione canonica prevista.

Francesco ricorda il recente aggiornamento delle Norme sui delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede, frutto del “desiderio di rendere più incisiva l’azione giudiziaria”. Essa da sola, tuttavia, “non può bastare per arginare il fenomeno”, ammette, “ma costituisce un passo necessario per ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo, emendare il reo”. Lo stesso discernimento il Pontefice lo invoca per i “presunti fenomeni soprannaturali, per i quali il popolo di Dio deve ricevere indicazioni sicure e solide”. Ma soprattutto serve discernimento, rimarca Francesco, per un altro compito della Dottrina della Fede, quale lo scioglimento del vincolo matrimoniale in favorem fidei. “Quando, in virtù della potestà petrina, la Chiesa concede lo scioglimento di un vincolo matrimoniale non-sacramentale, non si tratta solo di porre fine canonica ad un matrimonio, comunque già fallito di fatto, ma, in realtà, tramite questo atto eminentemente pastorale intendo sempre favorire la fede cattolica – in favorem fidei! – nella nuova unione e nella famiglia, di cui tale nuovo matrimonio sarà il nucleo”.

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