Politica

Il Pd primo partito per consensi, ma scricchiola ed è debole l’alleanza con il M5S

 

“Sarà un test per il campo largo”, era questa l’idea e la speranza di successo che nutriva in segretario del Pd Enrico Letta , in chiusura di campagna elettorale. Il test c’è stato e non è andato bene, complice il tracollo dei 5 Stelle anche laddove erano previste percentuali ben più alte, vedi Palermo. Il Pd guadagna comuni, si attesta primo partito nel voto di lista ma si scopre anche più ‘solo’, con alleati in caduta libera come i 5 Stelle e la concorrenza al centro di Carlo Calenda e del suo polo riformista. Tanto basta per far scattare il dibattito sulle alleanze nel Pd. Parte il ‘solito’ Andrea Marcucci. “Il Pd per competere deve avviare un dialogo con Azione, Italia Viva ed i civici”. Anche il senatore Alessandro Alfieri, coordinatore di Base Riformista, parla di “campanello d’allarme”, di “crollo clamoroso” e “preoccupante” dei 5 Stelle su cui riflettere. “Questi dati non ci possono soddisfare”, il Movimento “non riesce a stare sui territori” e a “intercettare le sofferenze” della gente. Non si nasconde, il leader pentastellato Giuseppe Conte. E dopo l’ennesimo flop 5 Stelle ci mette la faccia, annunciando la “fase 2” della riorganizzazione interna avviata ormai un anno fa ma “rallentata” – dice il presidente M5S in conferenza stampa – “sia da resistenze interne” sia da fattori “esogeni” come la diatriba legale in corso a Napoli. Non sorridono al Movimento 5 Stelle queste elezioni amministrative, anzi. E l’ex premier lo ammette davanti ai giornalisti. Anche nelle città che hanno visto un’importante affermazione della coalizione ‘progressista’ (che per Conte non è in discussione nonostante il tracollo M5S certificato dalle urne) l’apporto dei pentastellati non si è rivelato determinante. Lo dimostra, ad esempio, il risultato di Verona, dove nello schieramento di centrosinistra a sostegno di Damiano Tommasi il simbolo del M5S non figura neppure. Solo per avere un quadro preciso della debacle del Movimento 5 Stelle basta scorrere alcuni dati di alcuni territori dove il partito ora di Conte, aveva incassato grandi risultati nel recente passato: il Movimento 5 Stelle ottiene il suo miglior risultato a Genova, città natale di Beppe Grillo (4,4%). A Taranto 4,2%, a Messina 4,1%, ad Alessandria 3,9%, ad Asti 3,4%. Malissimo a L’Aquila (0,7%) e Frosinone (1,3%). A Guidonia, dove nel 2017 M5s ottenne il sindaco, i pentastellati scendono dal 20,6% al 4,6%. Numeri che la dicono lunga di come questo partito-movimento che aveva intercettato la rabbia ed il malessere, e perché non la voglia di cambiamento degli italiani, non riesca più da drenare consensi.

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