Politica

Mediterranea scrive a Meloni e Mattarella: “Basta guerra alle ong, cooperiamo per salvare vite in mare”

 

Fermare la “guerra alle ong” e insieme “cooperare per salvare in mare più vite possibili” anche spingendo la “latitante” Unione Europea a “mettere in campo una missione coordinata di soccorso in vista di una estate che si preannuncia terribile dal punto di vista dei rischi in mare”. Questa una delle richieste che l’associazione italiana Mediterranea Saving Humans, attiva nei soccorsi nel Mediterraneo con la sua nave Mare Jonio, battente bandiera italiana, ha rivolto in una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e al Consiglio dei ministri. “Dopo la strage di Cutro” del 26 febbraio scorso “ad oggi, più di 100 persone, uomini, donne e bambini, hanno perso la vita in nuovi naufragi nel nostro mare”, si legge nella missiva. “Al di là di qualsiasi considerazione, è una tragedia umanitaria che il nostro paese e l’Europa non possono derubricare a ‘fatale conseguenza della situazione corrente’. Certo, tutto si può spiegare con analisi raffinate, anche se spesso diametralmente contrapposte, sul perché siamo giunti a questo, e sul perché tante vite umane siano state perse”. “Ma quello dobbiamo invece fare- incalza Mediterranea- è mettere al centro, qui ed ora, una grande e corale azione immediata, di istituzioni e società civile, di un intero paese, per impedire innanzitutto che altre morti innocenti insanguinino la nostra storia e il nostro mare. Vi rivolgiamo, con tutta l’umiltà possibile, un appello che nasce dal profondo della nostra coscienza: basta guerra alle ong, alle navi del soccorso civile. Cooperiamo per salvare in mare più vite possibili. Produciamo un’azione sinergica, davanti a questo imperativo – salvare! – che possa indurre l’Unione Europea ad uscire dalla sua latitanza su questo tema, e a mettere in campo una missione coordinata di soccorso in vista di una estate che si preannuncia terribile dal punto di vista dei rischi in mare”. “Vi preghiamo- prosegue la lettera di Mediterranea Saving Humans- di voler mettere davanti a tutto, posizioni politiche, strategie di lungo respiro, atteggiamento ostile nei nostri confronti, il bene supremo del soccorso verso chi non ha colpe e chiede il nostro aiuto. Vi preghiamo di onorare fino in fondo la storia di questo Paese, della sua tradizione millenaria di accoglienza e immigrazione. Togliere mezzi disponibili e utilizzabili per i soccorsi in mare equivale in questo momento a condannare a morte centinaia di persone”.  Mediterranea denuncia poi nel testo: “Delegare alla sedicente ‘guardia costiera libica’ il controllo della zona Search and rescue (Sar) più grande del Mediterraneo, non metterà al sicuro le persone che tentano di fuggire da quell’inferno. Sapete meglio di noi che la Libia non è un ‘place of safety’, e che ogni loro ‘soccorso’, quando accade, equivale in realtà a una cattura e a una deportazione in un luogo dove la violazione dei diritti umani è sistematica e terribile. Ciò avviene in spregio alla Convenzione di Ginevra sui profughi e rifugiati”.  “Pensare che la Tunisia- si afferma ancora nella lettera-, con la crisi che sta affrontando e dopo l’incitamento razzista del presidente Kais Saied contro i rifugiati subsahariani possa ‘salvare’ qualcuno che da lì fugge terrorizzato, non è plausibile”. “Sommessamente- continua la ong – vi ricordiamo che tutti coloro che saranno riportati indietro in questi Paesi, se non vengono uccisi prima, tenteranno di nuovo, ingrassando le grandi mafie del traffico di esseri umani. Vi chiediamo dunque, come previsto per altro dal Piano Sar Nazionale, di coordinare una grande azione che coinvolga i mezzi militari e civili, per affrontare come farebbe un grande Paese questa strage annunciata e continua. Prima si salva, poi si discute”, termina la missiva.

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