Politica

Autonomia differenziata: il Pd insorge e chiede una raccolta firme

di Viola Scipioni

Il ddl Calderoli è legge. A confermarlo sono i 172 sì della Camera dei deputati che aprono ad una nuova stagione di riforme destinata a spaccare ancora di più l’Italia. Se da un lato è vero che nel corso degli anni le differenze tra il nord e il sud del Paese si sono attenuate, dall’altro è importante evidenziare come il settentrione resti comunque la zona più ricca dello Stato, con differenze non solo economiche che hanno sempre diviso il belpaese.

Il capogruppo del Partito democratico al Senato, Francesco Boccia, ha fatto subito sapere che «il Pd, insieme alle altre opposizioni, ai movimenti e alla società civile, è pronto a raccogliere da subito le firme per un referendum contro lo Spacca Italia» aggiungendo che l’opposizione «non lascia altro scampo». Per l’esponente del Pd, inoltre, il ddl Calderoli non è nient’altro che un incentivo destinato a mettere il nord contro il sud, sostenendo come ci aspettano «anni bui» con la necessità della nascita di un movimento «costituzionale che farà argine alla destra».

Anche il governatore dem dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, si è fortemente opposto alla riforma insieme alla sua giunta: «è un provvedimento sbagliato nel merito e nel metodo che rischia di spaccare il Paese», e vorrebbe che la questione fosse maggiormente discussa tra i cittadini, soprattutto con l’eventualità di un referendum costituzionale, convocazione popolare a cui aspira anche la segretaria Elly Schlein, che al momento conferma la volontà del partito di “eliminare” la riforma.

Ciò che non torna, tra lo storico del Pd e la propria coerenza politica, è l’enorme polarizzazione che il partito ha preso di recente, soprattutto con la guida di Schlein. Soltanto due anni fa, infatti, lo stesso Bonaccini affermava che «l’autonomia differenziata è un’opportunità prevista dalla nostra Costituzione che noi vogliamo cogliere. Abbiamo avvertito bene il rigurgito centralista in questi anni, anche nel mio partito, soprattutto da quella parte della politica che si è misurata poco con i problemi concreti della pandemia». Una frecciatina senz’altro all’allora governo Draghi, ma ad oggi viene da chiedersi cosa sia effettivamente cambiato rispetto a due anni fa. Ai tempi, Schlein era la vice di Bonaccini, di conseguenza il suo potere politico non assumeva una rilevanza tale da influenzare masse di elettori; ad oggi, dopo che la segretaria è reduce del 24% alle elezioni europee, forse sta facendo tornare la sinistra a fare la sinistra. Ciò che ci si aspetta è coerenza, ma questa è in grado di dimostrarla soltanto il tempo.

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