Roma Capitale

No di Gualtieri al giardino per Almirante: “Roma non dimentica la storia”

“La toponomastica è una competenza di Roma Capitale e noi non intitoleremo un’area verde a #GiorgioAlmirante. #Roma è medaglia d’oro al valor militare per il suo contributo alla #Resistenza e non dimentica la storia, i principi e i valori della Costituzione”. Così, su twitter il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, contrario alla oroposta del Presidente del Municipio VI, unico a Roma del centrodestra e governato dal Presidente Franco, da sempre vicino alle tesi estreme delle organizzazioni ultra nazionaliste e della destra. Accanto al ‘no’ del sindaco di Roma, anche quello del deputato Pd Emanuele Fiano, che attraverso un lungo post su Facebook, ha espresso le sue motivazioni.

FIANO (PD): “ALMIRANTE ALFIERE DEL FASCISMO E DELL’ANTISEMITISMO”

“A Roma il presidente di un Municipio, vuole dedicare un Giardino ad Almirante. La figlia di Almirante ha dichiarato ‘Giorgio Almirante non è mai stato un gerarca fascista, ma Capo della segreteria politica della Repubblica sociale italiana. Si tratta, dunque, di un’inesattezza storica. Collaborazionista dei fascisti, poi, non mi sembra che abbia mai collaborato’. Gentile Signora le rinfresco la memoria, suo padre nel 1942 firmò questo articolo su ‘La difesa della razza’ di cui era segretario di redazione dal 1938, l’anno in cui fu emanato il decreto che fece espellere i miei genitori da scuola, che fece licenziare i miei nonni lasciandoli disoccupati, così come migliaia di altri ebrei italiani, onesti servitori del regno, militari, medici, professori, insegnanti, imprenditori, artigiani, operai… Fu l’anno in cui l’antisemitismo divenne legge e suo padre redigeva la rivista vessillo di questa barbarie che poi fu il prologo della collaborazione con i nazisti per la loro deportazione”. Lo scrive su Facebook il deputato Pd, Emanuele Fiano.

L’EDITORIALE DI ALMIRANTE

“Nel 1942 Giorgio Almirante- spiega Fiano- firmò questo editoriale: ‘Razzismo – scriveva il futuro segretario del Msi – ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore’. ‘Altrimenti – scriveva ancora Almirante – finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue’. A lei pare che si possa dire che non abbia mai collaborato con il fascismo?”. “Suo padre- conclude Fiano- non ha mai abiurato quest’ideologia di odio e di morte; secondo lei questo è un grande italiano? Ha avuto molti anni in Parlamento, Giorgio Almirante, per pentirsi, per disconoscere le sue idee di allora, per scusarsi di essere stato un alfiere del fascismo e dell’antisemitismo razziale, non lo ha fatto. Non ha voluto farlo. Nessun giardino può essere dedicato a chi ha scelto di perseguitare e segregare cittadini italiani che avevamo la sola colpa di essere nati. Nessun giardino a chi scelse Salò, Mussolini e la collaborazione con i criminali occupanti nazisti, e non la battaglia per la libertà. Nessuna tenerezza con chi dimentica la storia”.

PD LAZIO: “OPERAZIONE CONFUSA DI REVISIONISMO”

“A Tor Bella Monaca, personalità come Pina Cocci e Pietropaolo Giuliano hanno contribuito, dagli anni 80 alla loro triste e recente scomparsa, alla costruzione di una comunità civile e democratica, impegnandosi ogni giorno, nei partiti e nei sindacati. Il Presidente del Municipio VI Nicola Franco vuole onorarli? Bene. Eviti allora di strumentalizzare la loro memoria dentro un’operazione confusa di revisionismo, che la destra tenta, per l’ennesima volta a Roma, sulla proposta di intitolare un parco a Giorgio Almirante, che ha già ricevuto il no del sindaco Gualtieri”. Lo scrivono Bruno Astorre, senatore e segretario Pd Lazio, e Andrea Sgrulletti, responsabile Cultura Pd Lazio.

SGARBI: GUALTIERI UN SINDACO DI GUERRA

“L’odio non deve finire mai!”. Così su Facebook Vittorio Sgarbi ha commentato la scelta del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, di opporsi alla proposta del Municipio VI di intitolare un giardino all’ex leader del Msi, Giorgio Almirante. “Originale Gualtieri- ha aggiunto Sgarbi- L’importante è dividere, continuare a combattere anche quando il nemico è sconfitto; anche quando la democrazia ha convissuto con il Movimento sociale, e dopo che un autorevole e colto compagno di partito e presidente della Camera, Luciano Violante, ha affermato ‘Almirante seppe condurre nell’alveo della democrazia quegli italiani che, dopo la caduta del fascismo e la sconfitta della Repubblica sociale, non si riconoscevano nella Repubblica italiana del 1948’. Abbiamo un sindaco di guerra. L’odio non deve finire mai“.

 

 

 

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