Economia e Lavoro

Recuperano i consumi, ma resta l’incertezza. Occhio al caro-bolletta

Fotografia alla Congiuntura Economica di Confcommercio

La “fotografia” della Congiuntura Confcommercio di settembre evidenzia uno scenario abbastanza simile a quello che emergeva nei dati della precedente congiuntura: l’evoluzione della pandemia continua ad essere un fattore decisivo per lo sviluppo della situazione economica. Oltre a questo aspetto, c’è un altro dato che preoccupa così come sottolinea il direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio, Mariano Bella: “Seppure nelle nostre stime il terzo trimestre si chiuderebbe con una variazione del 2,2% su base mensile, rendendo più probabile lo scavalcamento dell’asticella al 6% per la crescita del PIL nel 2021, le preoccupazioni riguardano la possibilità che nel 2022 un tasso d’inflazione attorno al 3% limiti la crescita dell’attività a partire da un rallentamento dei consumi”. Ad agosto l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC), pur mostrando ancora una variazione positiva nel confronto annuo (+1,2%), segnala un rallentamento nella domanda di beni. Il lento e graduale ritorno alla normalità è sottolineato da una crescita sostenuta esclusivamente dai servizi (+7,4%). Nonostante le positive “performance” degli ultimi mesi la distanza con i livelli del 2019 rimane ampia: nei primi otto mesi del 2021 i consumi, nella metrica dell’ICC sono ancora sotto dell’11,3% rispetto a due anni fa, ma la forbice si sta rapidamente chiudendo. Si conferma un’evoluzione della domanda molto articolata tra i diversi segmenti e prodotti, soprattutto tra i beni. Ancora più complessa appare la situazione per il settore automobilistico, interessato da una profonda fase di cambiamento (il passaggio verso l’elettrico), che crea non poche incertezze nelle famiglie, alla luce anche di un sistema d’incentivazioni e agevolazioni piuttosto discontinuo. Per quanto riguarda i servizi, nonostante le positive dinamiche registrate negli ultimi mesi, la distanza con i livelli pre-crisi appare profonda. Il confronto con i primi otto mesi del 2019 segnala ancora un gap del 29,1% (ma in costante riduzione). Dati peggiori si rilevano per i servizi ricreativi, il trasporto aereo e per gli alberghi e i pubblici esercizi.

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