Roma Capitale

Regionali Lazio, Desideri: La Regione sollevi la questione della raccolta delle firme di fronte alla Corte Costituzionale.

Leggo la dichiarazione del responsabile elettorale nazionale di Fratelli d’Italia, secondo cui il TAR del Lazio  ed il Consiglio di Stato avrebbero dichiarato infondate le presunte irregolarità della Lista Civica per Rocca Presidente.
A tal riguardo intendo precisare che tale affermazione è inesatta, in quanto entrambi i due organi giurisdizionali hanno dichiarato inammissibile il mio ricorso, ai sensi dell’articolo 129 CPA, per la riammissione della mia candidatura nella Lista Civica per Rocca Presidente. La ragione di tale pronunciamento risiede, semplicemente, nella presa d’atto che il sottoscritto non era inserito nella Lista depositata dai delegati della Lista Civica per Rocca Presidente, i quali – pur avendomi  invitato a sottoscrivere la candidatura nella Lista Civica ed avendola io sottoscritta davanti ad un pubblico ufficiale – l’hanno espunta e cestinata nottetempo.
Per quanto concerne la dichiarazione di Rocca preciso che ci siamo sentiti tre volte ed era convinto della mia candidatura nella lista, come mi confermò il 31 dicembre 2022, in una telefonata che mi fece mentre ero all’estero, al punto tale che dopo questa telefonata mi ha fatto convocare per sottoscrivere la candidatura dai responsabili della lista che porta il suo nome il giorno 11 gennaio 2023 dal notaio Russo in Roma.
Per quanto riguarda la questione della raccolta delle firme per le Liste Civiche, di cui ho interesse legittimo come elettore passivo, intendo richiamare l’articolo 51 della Costituzione «Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge». Come è noto benché la raccolta delle sottoscrizioni sia l’onere “normale” per concorrere a ogni elezione in Italia, per autorevole dottrina della Corte Costituzionale è «un capitolo contestato e criticabile della legislazione elettorale, nella misura in cui sono consentiti meccanismi di esenzione […] che pongono seri problemi di compatibilità con il principio di eguaglianza».
La questione che ho cercato di far capire è che l’attuale legge elettorale della Regione Lazio di fatto produce uno sbarramento all’ingresso creando “figli e figliastri”. Qui il compito del legislatore regionale di assicurare comunque l’accesso alla competizione politica di nuove forze e nuovi raggruppamenti, evitando di perseguire con i suoi interventi la cristallizzazione di equilibri preesistenti». Sembra dunque il caso di rivedere in modo globale anche le norme sulla presentazione delle candidature. In primis si può riflettere sull’istituto dell’esenzione dalla raccolta delle firme. Chi volesse condizioni di accesso e sforzi “uguali per tutti”, potrebbe avere la (comprensibile) tentazione di abolire l’esonero.
Ecco perché chiedo alla Regione Lazio di sollevare la questione dell’esonero della raccolta delle firme davanti alla Corte Costituzionale. O vale per tutti o per nessuno.
La ratio del finora qui abbiamo fatto così, mi ricorda una frase di Henry Kissinger che diceva «L’illegale lo facciamo immediatamente. Per l’anticostituzionale ci serve un pò più di tempo».

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