Roma Capitale

Rifiuti della Capitale, sul tavolo le proposte di Europa Verde in Campidoglio e Regione Lazio

“La soluzione dei problemi della Capitale sui rifiuti passa attraverso il rispetto del Piano Rifiuti regionale. Lo abbiamo ribadito oggi in occasione della presentazione dei progetti degli impianti di trattamento rifiuti avvenuta nella Commissione Pnrr di Roma Capitale”. Così il consigliere regionale del Lazio, Marco Cacciatore (Europa Verde), Presidente Rifiuti della Pisana insieme al consigliere capitolino Ferdinando Bonessio (Europa Verde). “Quello di cui siamo certi è che necessario dismettere gli inceneritori e fare in modo che le discariche perdano quel ruolo centrale che ancora rivestono nelle politiche dei rifiuti. Serve però – spiegano – un piano preciso e delineato, oltre che il mantenimento della natura pubblica e della centralità di Ama nella gestione rifiuti. La nostra proposta è quella di procedere partendo dalla separazione dell’organico, che dimezzerebbe la quantità di indifferenziato. A questo punto, per chiudere il ciclo dell’organico, sarebbero sufficienti 20 impianti di compostaggio di medio-piccole dimensioni (massimo 20.000 tonnellate) intorno al grande raccordo anulare, affiancati da impianti di compostaggio di piccola taglia. In tal modo si ridurrebbero gli impatti e le controversie territoriali, a misura di comunità e non di dividendi azionari dei grandi player privati che detengono le redini della partita sulla biodigestione anaerobica, con impianti agricompatibili e più facili da localizzare”. Per gli esponenti di Europa Verde “l’indifferenziato, quasi dimezzato e con minori problemi dal punto di vista dell’odore – perché separato dall’organico oltre che dimezzato – vedrebbe ridursi lo smaltimento in discarica a circa 350.000 tonnellate annue (a fronte delle attuali 600.000), grazie al trattamento e recupero di materie prime seconde. Si eviterebbe anche di produrre combustibile (vista la dismissione per l’incenerimento chiesta anche dal Pacchetto Economia Circolare UE del 2018). A quel punto, con sei impianti di recupero materia che sostituiscano gli attuali Tmb, con relativa mini-discarica di servizio connessa, si chiuderebbe il ciclo su organico e ndifferenziato che restano le frazioni più impattanti nel sistema rifiuti. Già separando l’organico – dicono – si risparmierebbero 50 mln di euro l’anno, stando solo al conferimento, esclusi trasporti e personale. Il resto avrebbe un costo non superiore ai 300 milioni, che si auto-ammortizzerebbero in pochi anni ma sui quali interverrebbero le risorse del Pnrr che premiano modelli, come questo, basati sul recupero di materia e non più su discariche e incenerimento. Questa soluzione per tempi, costi e sostenibilità, ci risulta l’unica percorribile su Roma. Gli impianti ‘monster’ non solo premiano pochi e danneggiano tutti, ma risultano per Roma insufficienti. E già solo per le controversie che generano sui territori saranno irrealizzabili e resteranno lettera morta” concludono.

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