Politica

Salario minimo, Di Maio torna per un giorno ‘capo politico’ del M5S e lo rilancia contro il dumping salariale

(Red) Nel giorno in cui si consuma la battaglia tra sindacati, Governo ed associazioni datoriali sul blocco dei licenziamenti, il ministro degli Esteri, Di Maio, che in questi giorni sembra tornato alla vecchia professione del capo politico del M5S, rilancia su uno dei temi cruciali del dibattito politico e sindacale, quello del salario minimo, che vede in contrapposizione numerose siglie dei sindacati e crea attriti anche nella parte delle rappresentanze datoriali “Bisogna colmare i divari interni di occupazione, retribuzione e pensioni, a partire dal dumping salariale, e per questo l’Italia presenterà in sede europea una proposta per il salario minimo da applicare in tutti gli stati dell’Unione. Tutti devono avere accesso ai salari minimi attraverso la contrattazione collettiva o attraverso salari minimi statutari. E’ il momento che il lavoro venga pagato in modo equo”. Secondo il ministro Di Maio, “è una riforma non più procrastinabile. Non significa però che i salari debbano parificarsi bensì parametrarsi su soglie minime calcolate sulla base del livello di povertà di ogni Stato membro. Per questo sono molto soddisfatto che in Europa sia in corso il negoziato sulla Direttiva quadro sui salari minimi”.
L’obiettivo, ha illustrato il capo della diplomazia, “è promuovere società più eque. La direttiva non intende parificare ma stabilire dinamiche che assicurino una convergenza verso l’alto delle retribuzioni minime, rispettando la specificità di ogni ordinamento, e si prefigge di promuovere la trattazione collettiva sui salari, riducendo le variazioni per specifici gruppi – penso al gap salariale tra uomini e donne”.
Di Maio ha continuato: “Tenendo conto delle specificità nazionali, la Direttiva dispone che laddove il salario minimo sia già fissato per legge, occorre prevedere l’introduzione di criteri nazionali per la definizione dell’ammontare ed è prevista una clausola di non regressione, per cui la Direttiva non dovrà comportare in ogni caso una riduzione del livello generale di protezione in vigore per i lavoratori sia a livello nazionale che settoriale”.
Quindi Di Maio ha chiarito: “Al di là di quello che sarà il testo frutto del risultato in corso, ritengo che sia la prima iniziativa della Commissione in materia di diritti sociali e condizioni di impiego nel mondo del lavoro di questa portata. Oggi in Europa 21 Stati su 27 prevedono per legge una forma di salario minimo. La Commissione vuole intervenire sulle differenze esistenti tra gli Stati, affinché non rafforzino il dumping salariale”.
Per Di Maio si tratta di una “battaglia di giustizia sociale ma anche vantaggio per le imprese dato che aumenta potere d’acquisto delle persone. Per le nostre poi, si aggiunge un vantaggio concorrenziale: non solo contrasta la povertà, riducendo le disuguaglianze, ma consente agli ordinamenti più avanzati in termini di welfare di proteggersi dalla competizione sleale di quei paesi che attirano alla delocalizzazione delle imprese, portando a una riduzione del costo della manodopera”.
L’ultimo “caso eclatante”, osserva Di Maio, è quello dell’azienda farmaceutica Pfizer “che ha trasferito parte della produzione in Romania, riducendo l’organico in Belgio”.

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