Politica

Pane per focaccia

di Riccardo Bizzarri (*)

Nel sottile gioco degli equilibri istituzionali e delle relazioni pubbliche, ogni gesto è un messaggio. Non fa eccezione la recente scelta del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di assistere alla finale del Roland Garros femminile per sostenere Jasmine Paolini, e non quella maschile, che ha visto protagonista il campione altoatesino Jannik Sinner. Una scelta che molti hanno letto come più di una semplice preferenza sportiva: un segnale silenzioso, ma eloquente.

La storia è nota a chi ha occhi attenti: Jannik Sinner, nuovo numero uno del mondo e orgoglio nazionale, ha declinato per due volte gli inviti del Quirinale. Motivazioni personali, logistiche o forse semplicemente un’impostazione caratteriale più riservata e distaccata. Ma in politica — e il protocollo istituzionale è a tutti gli effetti una forma di politica — l’omissione pesa quanto l’azione. Mattarella ha ricambiato con grazia sabauda, scegliendo di applaudire la finalista azzurra Paolini, incarnazione di una sportività umile, sorridente e grata.

Certo, nessuno si aspettava un comunicato ufficiale: “Pane per focaccia”, come avrebbe detto il saggio popolo toscano. Ma nella tradizione latina, silentium est argumentum. E se la Repubblica è una casa di vetro, anche l’assenza può essere specchio di qualcosa.

Storicamente, i gesti simbolici dei capi di Stato hanno spesso superato in eco le loro parole. Quando Napoleone rifiutò la corona offerta dal Papa per autoincoronarsi a imperatore nel 1804, mandò un messaggio chiaro: “La mia legittimità non viene da voi.” In modo analogo, si potrebbe leggere l’atteggiamento di Sinner come l’affermazione di una nuova figura di sportivo, che preferisce la racchetta ai salotti, l’allenamento ai ricevimenti. Un messaggio, anche questo. Ma i simboli generano reazioni.

Mattarella, che ha sempre mostrato sensibilità per lo sport come momento collettivo e identitario, ha forse voluto sottolineare che l’orgoglio nazionale si costruisce anche nel rispetto reciproco. E nel ringraziare pubblicamente Jasmine Paolini, ha premiato non solo il talento, ma anche l’eleganza del gesto.

C’è una sobria poesia in tutto ciò. La Repubblica non pretende ossequi, ma nemmeno dimentica chi la onora. E allora, se a Roma non si va, Roma viene da chi lo merita.

Un gesto semplice, un posto tra il pubblico, ma un messaggio forte: in uno sport individuale come il tennis, conta sì la prestazione, ma anche il modo in cui si sta nel mondo. E tra l’orgoglio nazionale e l’umana riconoscenza, il Presidente ha fatto la sua scelta. Senza rancore, ma con stile. Come un elegante rovescio lungo linea.

(*) giornalista

 

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