Politica

di Viola Scipioni

Si è conclusa domenica la festa di Fratelli d’Italia che ha visto il Circo Massimo di Roma il centro della scena politica nazionale. Più di una settimana di interventi, confronti e discussioni in nome della democrazia e del mondo occidentale.

Tra gli ultimi interventi non poteva certamente mancare quello della leader del partito, nonché attuale Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Tra i numerosi attacchi compiuti durante il discorso, tra cui quelli a Roberto Saviano, Romano Prodi e a parte dell’opposizione, a spiccare sono stati, senza ombra di dubbio, quelli alla segretaria del Pd, Elly Schlein, e al leader della Cgil, Maurizio Landini.

«Le si inceppa la lingua quando deve dire Stellantis. È troppo impegnata a combattere l’antifascismo con i rap o i balli sul carro del gay pride» ha detto Meloni rivolgendosi a Schlein. Ha sicuramente sorpreso l’uso dell’articolo femminile nei confronti dell’esponente del Nazareno, soprattutto considerando le idee sociali della premier, ma d’altro canto Schlein non si è scomposta e ha replicato com’è solita fare da quanto è ai vertici del Pd, riferendosi anche lei a Meloni con il femminile: «il suo comizio è la fotografia di una destra ormai arroccata tra il palazzo e la festa di partito, ben lontana dal Paese reale. Mentre le famiglie fanno i conti con il caro vita, coi salari bassi e le pensioni povere, la Presidente del Consiglio ripete a una platea chiusa slogan che non rispondono alle vere priorità degli italiani. Non conosce il Paese e celebra se stessa». Schlein non è stata invitata ad Atreju perché, a detta degli organizzatori, tra cui anche Arianna Meloni, non si sarebbe comunque presentata.

Successivamente, l’attacco a Landini ha riguardato soprattutto i numerosi scioperi che hanno bloccato il Paese quasi tutti i venerdì dell’ultimo mese, ultimo dei quali proprio di venerdì 13. La premier ha accusato Landini di scioperare «non per aiutare i lavoratori ma la sinistra» aggiungendo poi che ha «grande rispetto per il lavoro dei sindacati e per i diritti sindacali però è abbastanza facile distinguere una verità dalle menzogne usate per giustificare il suo incitamento a una rivolta sociale, con toni che non hanno precedenti nella storia del sindacato italiano. Toni che se li avessimo usati noi, sarebbero arrivati i caschi blu dell’Onu». Tutti i torti, alla fine, Meloni non li ha: venerdì 13 l’intera nazione è stata paralizzata per una giornata intera ed è stato dato poco tempo ai cittadini di organizzarsi. Neanche ventiquattrore prima dell’inizio dello sciopero, infatti, le condizioni dettate da Matteo Salvini promettevano che lo stop sarebbe durato solo quattro ore.

La Meloni festante, soprattutto per essere una dei personaggi da tenere d’occhio per il 2025 per la rivista Politico, chiude un evento destinato a ripetersi il prossimo anno, e chissà se sarà di nuovo così entusiasta.

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