di Emilio Orlando (*)
L’attentato a Sigfrido Ranucci pianificato con il duplice obiettivo di aumentare la popolarità del conduttore di Report e agevolare il suo ingresso in politica. Lo sostiene la gip del Tribunale di Roma Iole Moricca nell’ordinanza di custodia cautelare con cui ha disposto il carcere per Valter Lavitola, ritenuto gravemente indiziato di essere il presunto mandante dell’attentato contro Ranucci avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti alla sua abitazione a Pomezia. Ranucci, sottolinea la gip, è solo “la vittima della manipolazione dell’indagato”. “Allo stato -si legge nell’ordinanza- non è emerso alcun elemento, come si evince dalle risultanze acquisite, per ritenere che il giornalista fosse d’accordo con Lavitola”.
L’ex editore e imprenditore è stato arrestato dai carabinieri dei Nuclei investigativi di Roma e Frascati e portato in carcere. È invece ricercato e latitante Gomes Clesio Tavares, destinatario della stessa misura e ritenuto il raccordo operativo tra Lavitola e il gruppo che avrebbe materialmente realizzato l’attentato. Per entrambi l’accusa è di concorso nella detenzione, nel porto in luogo pubblico e nell’utilizzo di un ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso.
Nelle 198 pagine dell’ordinanza, la gip parla di “doppia finalità del progetto” di Lavitola: “Porre rimedio agli attacchi e alle contestazioni subiti dall’amico che temeva di perdere la conduzione del programma ‘Report’, operazione difficilmente realizzabile dai suoi detrattori, una volta trasformato il giornalista in un bersaglio della criminalità organizzata; aumentare esponenzialmente la popolarità della persona offesa in modo da agevolare la sua imminente ‘discesa in campo’”. I messaggi sul telefono dell’indagato confermerebbero lo stretto legame esistente tra Ranucci e Lavitola, con quest’ultimo che “si poneva come persona pronta a sostenerlo nelle difficoltà e, davanti ai successi televisivi, come un adulatore e grande estimatore”. Ranucci avrebbe condiviso con Lavitola le difficoltà vissute in Rai, mentre l’imprenditore avrebbe coltivato almeno dal 2024 l’idea di una sua candidatura. Il 25 gennaio 2025, Ranucci avrebbe scritto a Lavitola: “Intanto la Rai ha emesso circolare per farmi fuori” e “Arrivata circolare antiranucci […] Gasparri & company hanno chiesto il controllo di Ranucci e Rossi ha eseguito”. Per la Gip, Lavitola “nel tempo coltiva la sua intuizione e continua a riproporla costantemente al giornalista Ranucci che se, da un lato, non pare mai condividere formalmente il progetto dell’indagato, col tempo, si comprende, dal tenore dei messaggi e dal suo comportamento, che assuma un atteggiamento di apertura o quantomeno di curiosita rispetto al progetto, che via via diviene sempre più concreto”.
E Lavitola, “proprio successivamente all’esecuzione dell’atto intimidatorio, inizia a tradurre quell’intuizione in fatti concreti, tanto da arrivare a commissionare un sondaggio, investendo in tale progetto tempo e denaro”. Una “circostanza” che per il giudice “non puo ritenersi casuale, se si considera che dall’esame dei messaggi scambiati tra Lavitola e la persona offesa, si evince come effettivamente gli sfoghi di Ranucci in merito alle sue difficolta lavorative cessino dopo l’esecuzione dell’azione delittuosa nei suoi confronti e al contempo lo stesso Ranucci condivida con soddisfazione con l’amico sondaggi o commenti che dimostrano il momento di rilevante popolarità che stava vivendo”.
Secondo la Gip “è quindi certo che l’atto dinamitardo subito da Ranucci ha rappresentato per l’ambizioso progetto perseguito da Lavitola un dato estremamente positivo e favorevole”. Ma, secondo la Gip, non è solo l’amicizia con Ranucci ad avere alimentato il progetto di Lavitola. E’ infatti “indubbio”, come si legge nell’ordinanza, che tale progetto “fosse strumentale a garantirsi un posto di rilievo nel panorama politico italiano, dovendo escludere che lo stesso agisse, investendo denaro e tempo proprio, solo per aiutare l’amico Ranucci e/o indirettamente, secondo la sua prospettiva, per l’interesse della collettività”.
Per il legale di Ranucci, l’avvocato Roberto De Vita, l’arresto di Lavitola “conferma la gravità e la complessità dell’attentato subito” dal conduttore di Report “di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione”. “E -aggiunge- mentre per l’Autorità Giudiziaria è evidente come Ranucci sia la vittima, per alcuni giornalisti ed esponenti politici lo stesso attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con Report e con i suoi giornalisti in una strategia parossistica volta a delegittimare il giornalismo di inchiesta”.
(*) La Presse
