Nella Pubblica amministrazione italiana le donne sono numerose negli uffici, ma restano ancora una minoranza nei ruoli decisionali. A lanciare l’allarme, in occasione dell’8 marzo, è Tiziana Cignarelli, segretaria generale di Flepar, la federazione dei professionisti pubblici, che richiama l’attenzione sul gender gap ai vertici della macchina pubblica.
Secondo i dati citati dalla federazione, la presenza femminile diminuisce sensibilmente man mano che si sale nella gerarchia amministrativa. Le donne rappresentano il 18,4% dei vertici delle università e il 18,7% negli enti pubblici di ricerca, mentre nei ministeri su 90 dirigenti generali centrali soltanto 19 sono donne.
Il divario emerge anche nel sistema delle società a controllo pubblico: secondo i dati del Mef, su 262 amministratori unici delle partecipate pubbliche soltanto 27 sono donne, poco più del 10% del totale.
“Il problema non riguarda solo gli stipendi, formalmente uguali nella Pubblica amministrazione, ma soprattutto l’accesso alle opportunità professionali e ai ruoli decisionali”, afferma Cignarelli. “Le donne sono molte negli uffici pubblici, ma quando si arriva ai vertici la loro presenza si riduce drasticamente”.
Per Flepar è quindi necessario rafforzare gli strumenti che favoriscono un equilibrio di genere nelle nomine ai vertici delle amministrazioni. La federazione rivolge inoltre un appello al governo affinché promuova una norma ad hoc per aumentare la presenza femminile nei ruoli di vertice della Pubblica amministrazione e del sistema pubblico.
