Esteri

Assange è libero e ha lasciato il Regno Unito. Raggiunto un accordo con il governo Usa

 

Julian Assange è libero. Il fondatore di Wikileaks, iha lasciato il carcere di massima sicurezza in Inghilterra dopo 5 anni di detenzione. A riportare la notizia è proprio Wikileaks: grazie ad un accordo con il Dipartimento di Giustizia del governo degli Stati Uniti d’America Assange eviterà quindi la prigione negli Usa (dove rischiava l’ergastolo). Il giornalista, 52 anni, secondo quanto riportato dai media, ha accettato di dichiararsi colpevole di un reato legato al suo presunto ruolo in una delle più grandi violazioni di materiale riservato da parte del governo statunitense dopo che il suo sito web di denuncia aveva pubblicato documenti relativi alle guerre statunitensi in Iraq e Afghanistan. Con la dichiarazione di colpevolezza dovrebbe scontare 64 mesi di carcere compensati, però, con quelli già trascorsi in prigione, diventando di fatto un uomo libero. Assange, si è imbarcato all’aeroporto di Stansted ed è partito dal Regno Unito. L’accordo fatto con il dipartimento di Giustizia statunitense permetterebbe ad Assange di mettere fine alle sue vicende giudiziarie, che vanno avanti da oltre dieci anni. È accusato negli Stati Uniti di vari capi d’accusa in violazione dell’Espionage Act, una legge contro lo spionaggio, ma l’accordo comunicato lunedì prevede che si dichiari colpevole per un solo capo d’accusa. Assange fondò WikiLeaks nel 2006 come sito internet, ong e giornale online che aveva lo scopo principale di pubblicare documenti segreti e riservati condivisi da fonti anonime. La piattaforma divenne nota a partire dal 2010, quando pubblicò Collateral Murder, un video segreto dell’esercito americano mai visto prima di allora che mostrava un attacco con elicottero compiuto dagli Stati Uniti contro due giornalisti scambiati per jihadisti nel 2007 a Baghdad, durante la guerra in Iraq. WikiLeaks mantenne anonima la fonte del video, ma l’esercito americano la individuò in Chelsea Manning, che allora faceva parte dell’esercito americano, era in servizio in Iraq e lavorava come analista d’intelligence. Si scoprì che Manning aveva consegnato a WikiLeaks centinaia di migliaia di documenti, video e altro materiale segreto, spinta dall’idea che le guerre americane in Medio Oriente fossero ingiuste e che l’assoluta trasparenza promossa da Assange avrebbe migliorato il mondo. Manning fu arrestata, ma i suoi documenti continuarono a essere pubblicati da WikiLeaks, in alcuni casi in collaborazione con grandi giornali internazionali. In questo modo Assange divenne sempre più famoso e sempre più odiato dalla classe dirigente di molti paesi occidentali. Wikileaks fece poi partire il cosiddetto “Cablegate”, un’altra pubblicazione di massa di documenti segreti provenienti ancora dal database di Manning. Questa volta i segreti non erano militari ma diplomatici: Wikileaks pubblicò centinaia di migliaia di “cablo” statunitensi, cioè le comunicazioni diplomatiche che ambasciate e consolati americani nel mondo scambiano tra loro e con il dipartimento di Stato, cioè il ministero degli Esteri. Nel 2016, nel pieno della campagna elettorale negli Stati Uniti tra Hillary Clinton e Donald Trump, Wikileaks cominciò a pubblicare email e comunicazioni private dello staff del Partito Democratico, che ottenne grazie alla collaborazione con hacker di stato russi. Quelle mail non contenevano particolari scandali, ma danneggiarono comunque l’immagine di Hillary Clinton in un momento importante della campagna elettorale. Nel frattempo Assange era incorso in altri problemi legali: nel 2010, mentre si trovava nel Regno Unito, fu accusato di stupro e molestie da due donne svedesi. La Svezia chiese l’estradizione e Assange venne temporaneamente messo in libertà vigilata, ma la violò per rifugiarsi nell’ambasciata a Londra dell’Ecuador. L’indagine per stupro fu archiviata definitivamente nel 2019. Assange fu espulso dall’ambasciata dell’Ecuador nello stesso anno, e fu arrestato dalla polizia britannica.

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