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Francia, è possibile un governo di tecnici all’italiana dopo le elezioni?

I sondaggi suggeriscono che nessun singolo gruppo politico otterrà la maggioranza nelle elezioni  francesi a doppio turno del 30 giugno e 7 luglio, mentre nel mainstream  crescono i timori che l’economia francese crollerà se i centristi liberali di Macron imploderanno, schiacciati  dalla sinistra e dall’estrema destra.

Ma  i circoli politici francesi stanno già discutendo la possibilità di nominare tecnocrati alla guida del paese. Una delle soluzioni potrebbe essere quella di nominare un governo di esperti che sia in grado di restare in carica per circa un anno e vengono citati i nomi dell’ex presidente della BCE  Jean-Claude Trichet, 81 anni, oppure quello più spendibile dell’attuale governatore Christine  Lagarde.

 

Macron e i suoi alleati hanno anche ventilato l’idea di costruire un’ampia coalizione che includa deputati moderati di sinistra e di destra– ma ciò è altamente improbabile in un panorama politico aspramente polarizzato, con una legislatura potrebbe invece finire paralizzata.

La Francia non pratica governi di coalizione, a meno che non si tratti di coalizioni in cui tutti i partiti si trovano sullo stesso lato dello spettro politico, ma i timori di un parlamento “sospeso” angustiano anche lo stesso campo del presidente.

La consuetudine politica francese  impone che il presidente scelga un primo ministro dal partito o dalla coalizione con il maggior numero di seggi in parlamento.

 

Con l’estrema destra destinata a ottenere la quota maggiore di seggi nell’Assemblea nazionale, Macron potrebbe essere costretto, bon grè mal grè, a rivolgersi al leader del Rassemblement National Jordan Bardella,per formare un nuovo governo. Ma non è chiaro se il 28enne rifiuterà di essere  “un aiutante del presidente” o se accetterà solo su indicazione della maggioranza.

 

Bardella potrebbe effettivamente rifiutarsi di governare senza la maggioranza s per evitare di essere offuscato da un periodo caotico al timone, prima che Marine Le Pen del “Rassemblement” si impegni per vincere la presidenza nel 2027.

Se Bardella diventasse  primo ministro di estrema destra senza una maggioranza parlamentare, i partiti di opposizione potrebbero facilmente unirsi per approvare un voto di sfiducia e rovesciare il suo governo. 

D’altro canto, se la sinistra arrivasse per prima, anch’essa potrebbe non essere in grado di formare un governo di minoranza. Sebbene i quattro principali partiti di sinistra in Francia siano riusciti a unirsi nei giorni successivi alla decisione  di Macron di indire elezioni anticipate, la loro alleanza rimane fragile e incline a lotte intestine, rendendo una governance stabile improbabile.

 

Inoltre, a pochi giorni dal primo turno, la sinistra non riesce nemmeno a trovare un accordo su un candidato a primo ministro. Domenica, Jean-Luc Mélenchon, il leader di sinistra del partito “France Insoumise”  che probabilmente otterrà il maggior numero di seggi a sinistra, ha  affermato che “vuole governare il paese” ma che non “si imporrà”,soprattutto perché gli altri partiti di sinistra non lo vogliono al potere.

Nonostante l’attuale burrasca la Francia ha una storia di governi forti e quindi entrerebbe in un territorio inesplorato se Macron non riuscisse a trovare un primo ministro che possa mantenere l’incarico. Da qui l’ipotesi, appunto, che potrebbe dover ricorrere alla nomina di un gruppo di specialisti apolitici.

Inoltre un governo tecnocratico “non sarebbe ambizioso”su temi scottanti come “la legislazione sull’agricoltura o sul fine vita”,non cercherebbe cambiamenti drammatici sul bilancio o di riformare aree controverse.

 

Anche la Francia starebbe seguendo l’esempio dell’Italia? Nel 2012 l’ex commissario UE Mario Montifu nominato a capo di un governo di esperti quando i mercati andarono in tilt. Ma chiunque sia alla guida anche di un governo tecnocratico dovrebbe probabilmente subire un’Assemblea nazionale tempestosa, perché il presidente francese non può indire un’altra elezione parlamentare entro 12 mesi da un’elezione anticipata.

Tuttavia se il bilancio non viene concordato in tempo, il governo può attuarlo tramite decreto, per mantenere i servizi pubblici senza l’approvazione parlamentare.

Ma senza legittimità politica, un governo tecnocratico troverebbe praticamente impossibile attuare riforme cruciali o effettuare tagli al bilancio. La Francia, nel frattempo, si trova ad affrontare forti difficoltà economiche e rischia di essere sanzionata dalla Commissione Europea per il suo debito pubblico.

Prima delle elezioni, Le Pen ha detto che al presidente francese sarebbe rimasta “una sola scelta: dimettersi”se il paese si trovasse in una fase di stallo totale. Se la Francia sprofondasse in una crisi istituzionale, si prevede che sempre più voci chiederebbero le sue dimissioni.

Tuttavia ci sono altre opzioni compresi i “poteri eccezionali” che possono essere utilizzati in caso di crisi istituzionale  con possibili disordini dopo le elezioni. Si ricorda che tali poteri  furono utilizzati solo  dopo un tentativo di colpo di stato da parte di generali francesi in pensione, durante la crisi di Algeria, contro Charles de Gaulle.

Qualche commentatore afferma che Macron “conosce la sua costituzione a memoria”che non è un gran conforto nella situazione attuale.

Balthazar

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