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USA, la nuova egemonia globale di Trump e la debolezza di Putin

di Giuliano Longo

 

Donald Trump ha tenuto la sua prima conferenza stampa il 7 gennaio nella sua residenza di Mar-a-Lago, ma dalle sue esternazioni è già possibile trarre alcun conclusioni sulla politica che perseguirà la nuova amministrazione.

Ma The Donald non è il solo, anche se per ora apparentemente egemone, a delineare strategie globali ancora sostenute da altre elite occidentali con le quali è probabile possa trovare in futuro punti di convergenza .

 

Storicamente il progetto della destra statunitense è espansionista con un rafforzamento del protezionismo americano fondato sulla forza militare e una   politica di espansione. La differenza semmai rispetto alle elite “liberal”. oggi perdent, è il “messianismo” supportato dalla rivoluzione scientifica e tecnologica..

Se gli interessi nazionali degli Stati Uniti esigono la preservazione e la promozione delle istituzioni sulle quali si fondano lo spirito americano e la sua potenza (religione e valori cristiani, incoraggiamento all’attività individuale e all’indipendenza, famiglia, autogoverno, patriottismo, ecc.), i globalisti “liberal” puntano invece sulla integrazione internazionale dei mercati,( in atto e inevitabile), la difesa di istituzioni globali quali la UE e la difesa delle libertà, dei diritti, fra questi la parità fra i generei, tutti i generi.

 

A ben guardare anche “il progetto cinese” ha le stesse caratteristiche, eccetto i diritti civili. Pechino persegue una “dittatura digitale con caratteristiche orientali”, ma non del tutto globale poiché Pechino domina in Asia, ma difficilmente potrà raggiungere il successo globale tout cort, almeno nei prossimi decenni.

Evidentemente gli elettori americani, in maggioranza, approvano il progetto conservatore di destra e forte di questo consenso e Trump crede di poter risolvere tutte le questioni anche con l’aiuto della forza.

 

Nella sua conferenza stampa di Mar-a-Lago non ha escluso l’uso della forza militare per stabilire il controllo statunitense sulla Groenlandia e sul Canale di Panama, citando interessi di sicurezza nazionale. “Potremmo dover fare qualcosa. Il Canale di Panama è vitale per il nostro Paese.”

 

Ha confermato la sua intenzione di ottenere l’adesione del Canada (40milioni di abitanti) agli Stati Uniti come 51esimo stato, ma non con mezzi militari, bensì economici. definendo il deficit commerciale fra i due paesi una forma di sussidio a Ottawa.

Mentre nel caso del Canada siamo ancora alla propaganda, la serietà delle sue intenzioni sulla Groenladia è dimostrata dal fatto che suo figlio maggiore Donald Trump Jr. vi si è recentemente recato, mentre e Fox News preannuncia un’altra sua visita nella capitale groenlandese Nuuk nel corso della quale non dovrebbe incontrare funzionari governativi, ma, francamente, è difficile crederlo.

Questi due esempi collimano con le intenzioni di Trump di tornare al vecchio modello di egemonia statunitense a partire dal confronto (uso un eufemismo) con l’Europa dove sta favorendo (più o meno direttamente) una “svolta a destra”.

Il frontman più attivo di questa politica è Elon Musk, che, con l’aiuto dei social network e dei media, sta cercando di aumentare la popolarità di alcuni partiti di destra (in particolare l’AfD in Germania) e di indebolire quella dei leader britannici e francesi e tedeschi, manifestando “amorosi sensi” verso Giorgia Meloni.

Inoltre, Trump ha fatto capire che intende rafforzare il ruolo degli Stati Uniti in Medio Oriente, minacciando che “se (gli ostaggi israeliano in mano ad Hamas) non torneranno quando entrerò in carica, in Medio Oriente si scatenerà l’inferno.”

Sul conflitto militare in Ucraina, ha affermato di “comprendere i sentimenti della Russia” che non vuole l’ingresso dell’Ucraina nella NATO e ha puntato il dito contro l’amministrazione Biden che ha commesso molti errori. “La mia opinione è che questa (dell’ingresso di Kiev nella Allenza) è sempre stata l’intesa. In effetti, credo che loro [Russia e Ucraina] avessero raggiunto un accordo. E poi Biden lo ha rotto. Avevano un accordo che sarebbe stato soddisfacente per l’Ucraina e per tutti gli altri. Ma Biden ha detto: no, devi poter aderire alla NATO.”

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Ora The Donald non promette più di porre immediatamente fine al conflitto, rendendosi conto che ciò è impossibile, ma ha affermato “spero che tutto si sistemi entro sei mesi. Spero anche prima dei sei mesi. L’Ucraina sta perdendo molti giovani, la Russia sta perdendo molti giovani. Questo tipo di guerra non sarebbe mai dovuta iniziare.”

In linea di principio, le sue dichiarazioni sono logiche e possono far credere che le relazioni russo-americane possano migliorare nel prossimo futuro, ma a Mosca non si fanno troppe illusioni e ritengono improbabile che Trump, abituato ad agire da una posizione di forza, faccia troppe concessioni.

Probabilmente si parlerà di un accordo che rimanda negli anni l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, con il congelamento del conflitto attraverso la creazione di zone smilitarizzate (tutte da definire) mentre alcune sanzioni economichecontro la Russia potrebbero anche venir rimosse.

Ma gli Stati Uniti non hanno alcun interesse a rafforzare l’espansionismo di Russia e Cina, considerata la principale minaccia, mentre a Mosca LUI potrebbe assegnare il ruolo di “cattivo utile”, o anche di eventuale partner contro la Cina. Sono solo ipotesi poiché molti in Occidente faranno del loro meglio per mettergli i bastoni tra le ruote, mentre Zelenskyj un suo protetto, si considera ancora l’ombelico strategico d’Europa ( finchè dura).

D’altra parte la Russia non ha un proprio progetto globale, e tanto meno espansionistico come minacciano strumentalmente in Occidente, Biden in primis. Il massimo che può fare è unirsi a una strategia già esistente, oppure tenersi alla larga da qualsia scelta espansiva, cercando di sopravvivere da sola.

Una sopravvivenza scarsamente praticabile con lo sviluppo del Paese, poiché il confronto con dell’Occidente e senza il sostegno di Pechino, sottrae   enormi risorse di cui Mosca non dispone.

Senza dimenticare che negli ultimi anni la Federazione Russa è diventata sempre più dipendente da paesi come la Turchia (importazioni parallele) e Emirati Arabi Uniti, che difficilmente possono essere definiti alleati decisivi nel banchetto della spartizione delle risorse globali.

Per quanto riguarda le prospettive dell’operazione militare in Ucraina, nonostante i successi delle forze armate russe nella direzione di Donetsk, in altri settori il fronte rimane statico, combattimenti sono ancora in corso nella regione di Kursk, da dove gli ucraini vengono lentamente espulsi, ma è difficile prevedere quando questo territorio russo verrà completamente liberato

 

Quindi per il momento è irrealistico pensare una vittoria decisiva di Mosca perché le mancano forze e mezzi e l’Occidente, per quanto fiaccato, non lascerà la presa.

Ne è detto che le decisioni di Trump convincano alcuni Paesi Europei e della NATO a rinunciare ad anni di investimenti, aiuti militari e regali finanziari, a meno che si raggiunga un accordo almeno in qualche modo risarcitorio.

Questa situazione rende inevitabile per la Russia un negoziato anziché una vittoria militare. L’alternativaguerra permanente o scenario coreano” non è praticabile nemmeno per gli Stati Uniti e le loro rinnovate ambizioni egemoniche globali.

In conclusione nell’attuale situazione internazionale la Russia ha poco spazio di manovra avendo perso l’opportunità di completare la cosiddetta “Operazione Militare speciale” in breve tempo con una vittoria netta e quindi finisce per dipendere sempre più dagli altri attori mondiali.

Politicamente Mosca potrebbe stare al gioco di Donald Trump che conosce la debolezza di Putin e ha mire globali differenti per le quali, paradossalmente, Vladimir potrebbe essere un prezioso alleato, anziché un nemico da abbattere.

 

Non solo nel confronto con la Cina , ma anche nei confronti dell’Europa che prima o poi si troverà a dover contrattare con til Tycoon. Non più a livello della sempre più debole Unione Europe, ma probabilmente Stato per Stato. E va dato atto all’intuito di Giorgia Meloni di essere la mosca cocchiera del carro che tira in questa direzione.

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