Economia e Lavoro

Sicurezza sul lavoro, l’andamento Inail nel 2024 negli open data

di Wladymiro Wysocki (*)

L’INAIL pubblica i dati ufficiali dell’andamento degli incidenti, infortuni e malattie professionali nei luoghi di lavoro del 2024.

Gli open data INAIL ci prospettano un quadro nazionale drammatico con 589.571 casi di infortuni rispetto ai 585.356 del 2023, mentre i casi mortali sono 1.090 rispetto ai 1.041 dell’anno precedente.

Un dato che allarma notevolmente sono i casi mortali in aumento in itinere del 17,2%.

Analizzando nel dettaglio i dati, le denunce di infortunio in occasione di lavoro sono state 490.725 comprendendo anche il mondo degli studenti, un lieve calo rispetto al dato del 2023 con 491.165 casi.

Tra i settori di lavoro che hanno registrato maggiori infortuni avvenuti in occasione di lavoro al primo posto abbiamo le Costruzioni con 37.220 casi un aumento del 2,8% rispetto al 2023, seguono il Trasporto e magazzinaggio con 37.220 casi (+2,5%), il Commercio con 33.049 casi (+3,9%), il Noleggio e servizi di supporto alle imprese con 21.593 casi (+6,0%), le Attività dei servizi di noleggio e di ristorazione con 20.902 casi (+2,8%).

Qualche contrazione dei casi di infortunio si registrano nei settori per il comparto Manifatturiero con 70.842 casi (-4,7%), la Sanità e assistenza sociale con 36.281 casi (-11,7%) e la Fabbricazione di prodotti in metallo con 15.517 casi (-5,5%).

Rivolgendo l’attenzione all’analisi territoriale si evidenzia un aumento delle denunce nelle isole del 0,1% complessivo, mentre le regioni con maggiori incrementi percentuali di denunce si segnalano le province autonome di Trento (+4,4%), Bolzano (+3,6%), Umbria (+3,1%), Calabria (+1,6%), Puglia e Sardegna ognuna con +1,2%.

Le regioni con i maggiori decrementi in percentuale per gli infortuni sono il Molise (-7,3%), Basilicata (- 5,5%), Liguria (-4,7%), Abruzzo e Emilia Romagna ciascuna con – 4,3%.

Nei dati riportati si evidenzia un aumento delle denunce nella componente femminile con 211.135 casi sia in occasione di lavoro che itinere e della componente maschile 378.436.

Netto aumento in percentuale delle denunce di infortunio sono nei lavoratori stranieri con +1,4%, in contrazione i lavoratori italiani con – 2,9%.

Per quanto riguarda le denunce con esito mortale il 2024 al 31 dicembre ha registrato 1.090 casi, divisi in 285 per l’itinere e 805 in occasione di lavoro, rispetto ai 1.041 totali dello scorso anno.

Analizzando i casi mortali per i vari settori di lavoro, registriamo nell’Industria e servizi 686 denunce mortali, in Agricoltura 102, conto Stato dipendenti 9, ma i dati peggiori si hanno nelle Costruzioni con 156 eventi mortali, seguono il Trasposto e magazzinaggio con 111 casi, il comparto manifatturiero con 101 casi, il Commercio con 58 e il noleggio e sevizi di supporto alle imprese con 38 eventi mortali.

Anche in questo caso come per infortuni, le regioni che hanno registrato i maggiori casi mortali sono state la Toscana (+16), il Lazio (+14), la Sicilia (+13), la Campania (+10).

I cali più evidenti sono stati per la Puglia e il Veneto con meno 18 casi per entrambe le regioni, l’Abruzzo con una riduzione di 14 casi e il Piemonte di 10 casi.

Anche per gli incidenti con esito mortale la componente dei lavoratori stranieri è maggiore (176 casi) rispetto ai lavoratori italiani (621).

Tutti gli eventi mortali sono stati registrati nella componente maschile.

Una attenzione particolare all’altro fattore in drammatico aumento e del quale se ne parla poco sono le malattie professionali che INAIL dichiara di aver registrato 88.499 denunce ben 15.745 in più rispetto allo scorso anno.

Le prime tre malattie professionali continuano a rimanere invariate, ovvero, le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, quelle del sistema nervoso e dell’orecchio.

Numeri, dati, statistiche, percentuali e dietro a ognuno di questi ci sono drammi di persone, di intere famiglie, madri, padri, mogli, figli.

Dobbiamo seriamente pensare che i drammi delle morti bianche, le vittime del lavoro sono una realtà quotidiana che dobbiamo porre immediatamente fine.

Non a parole!

Ci si indigna troppo spesso e con troppa facilità, si riempiono piazza con le manifestazioni, si scrivono titoloni sui giornali, scoppia lo stupore generale davanti alle tragedie di massa, ma poi cosa cambia?

Nulla, tutto torna e continua come da troppi anni a questa parte.

Le morti sul lavoro aumentano e se mai dovessimo avere qualche risultato positivo si registrano poche unità, le malattie professionali sono in netto aumento da anni, gli incidenti in itinere seguono con prepotenza, nel settore studentesco non varia la situazione.

Davanti a tutto questo di fatto cosa si sta facendo di concreto.

Il settore delle costruzioni è il primo per incidenti e morti sul lavoro, eppure Governo e istituzioni si sono vantati di questo notevole impianto normativo che doveva dare un netto contributo alla prevenzione.

Non solo, seguendo la legge della patente a crediti, dal 1° gennaio imprese e lavoratori autonomi avrebbero potuto incrementare i crediti presentando una serie di documenti finalizzati a dimostrare la virtuosità che il Ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone, tanto ha sottolineato.

Peccato che ad oggi non esiste nessuna indicazione e procedura aperta in corso.

Oltre a tutto questo il mondo della prevenzione e sicurezza sul lavoro è in attesa dei nuovi accordi stato regioni per la formazione, ormai diventata una speranza nel deserto.

Mentre tutto questo deve accadere nel lavoro continuano a susseguirsi morti sul lavoro, morti silenziose delle quali nessuno parla e solamente davanti a una vera catastrofe si accende un faro di attenzione ma a tempo, perché poi tutto torna nel silenzio fino al prossimo dramma.

Una situazione alla quale è arrivato il momento di prendere le redini in mano e istituire un organo nazionale esclusivamente dedicato alla prevenzione e alla sicurezza, poiché è evidente che il Ministero non è in grado di seguire con costanza quanto ogni giorno accade.

Parenti e familiari delle vittime sul lavoro aspettano risposte e il grido di dolore affinchè drammi del genere non devono più accadere continua a restare inascoltato.

(*) Esperto di sicurezza sul lavoro

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