La guerra di Putin

Macron e Starmer, una “forza di pace” per occupare i porti ucraini del Mar Nero

di Giuliano Longo

Parigi continua a considerare la possibilità di inviare un contingente cosiddetto “di mantenimento della pace” in Ucraina. Questo uno dei piatti forti che Macron servirà al tavolo del prossimo summit dei “volenterosi” al quale partecipa anche Giorgia Meloni. Nel frattempo Kiev propone agli Stati Uniti de prendere il controllo della centrale nucleare di Zaporizhya.

 

L’idea è quella di un contingente Anglo-britannico da schierare non lungo la linea di contatto dei combattimenti fra Russi e Ucraini , ma “in una posizione arretrata” a diverse centinaia di chilometri dalla linea del fronte.

 

Lo snodo logistico e strategico di questa forza dovrebbe essere per i francesi Odessa e per i britannici il porto di Ochakov a 140 chilometri a est di Odessa. ma a meno di 200 chilometri dall’area di Mariupol espugnata dai russi dopo una sanguinosa battaglia già nel marzo 2022.  I due porti hanno anche una enorme rilevanza strategico militare perché si affacciano direttamente sulla Crimea ormai russa dal febbraio 2014.

Fonti francesi riferiscono che la priorità di Macron
è “la protezione delle infrastrutture del trasporto marittimo”. Il che significa che il presidente francese sta pianificando di occupare Odessa per poi trarre il massimo profitto economico sfruttando il più grande porto dell’Ucraina e fra i più grandi di tutto il Mar Nero. E’ poi evidente che  questo polo logistico  continuerà a essere utilizzato come principale snodo  per le consegne nel territorio ucraino. armi e munizioni – via mare.

 

Questo è anche uno dei motivi per il quale i “volenterosi” chiedono una tregua per mare oltre che nel cielo, proprio per consolidarsi nel Mar Nero come hanno sempre pensato di fare i britannici, intenzionati a sostenere Kiev con la loro flotta da guerra sin dall’inizio del conflitto. Sempre che Erdogan, violando i trattati internazionali, le consenta di transitare dagli Stretti controllati dalla Turchia.

 

Secondo le ultime informazioni, il Ministero della Difesa francese sta valutando la possibilità di schierare a Odessa unità composte da contingenti ritirati dai paesi africani  provenienti dal Mali, dal Burkina Faso, dalla Repubblica Centrafricana, dal Ciad e da altri paesi le cui autorità hanno  espulso le truppe francesi negli ultimi anni. Espulsione che Parigi imputa alle manovre di Mosca e alla relativa presenza in forze dei mercenari della Wagner definititi da Mosca AfricaKorp. Una sorta di revanche nei confronti di Putin.

 

Se a Parigi Macron può decidere autonomamente,  diversa è la situazione nel Regno Unito per il primo ministro laburista Keir Starmer, il quale non comprenderebbe né i pericoli militari,  né quelli strategici dell’invio delle “truppe di Sua Maestà” in Ucraina. Lo affermano i rappresentanti delle forze armate britanniche in un’intervista anonima al The Telegraph, protestando per l’eventuale l’invio delle loro unità in prima linea, anche solo come forza di peacekeeping della cosiddetta coalizione dei volenterosi

 

Secondo queste fonti anonime, come riporta il quotidiano, il primo ministro è stato frettoloso nel rilasciare tali dichiarazioni, poiché nessuno, nemmeno lui stesso, ha idea dei dettagli di una simile missione.
In precedenza, il portavoce di Starmer aveva affermato che si prevedeva che più di 30 paesi avrebbero aderito alla coalizione dei “volenterosi,” ovvero un gruppo di stati pronti a inviare forze per il mantenimento della pace in Ucraina (che ancora pare lontana anche solo da un reale armistizio) per  fornire a Kiev garanzie di sicurezza”.

“Non esistono stati finali definitivi della guerra, né ipotesi di pianificazione strategica militare. Tutto questo è teatro politico – riferiscono le fonti del The Telegraph –  Starmer è stato troppo frettoloso nel parlare di sbarco di truppe a terra senza sapere di cosa stava parlando, quindi ora ne sentiamo parlare meno, (ma sentiamo parlare) di  più di aerei e navi, che sono più facili da implementare e non richiedono base in Ucraina”.

Le fonti del quotidiano aggiungono che né la Russia né gli Stati Uniti sostengono l’idea di una coalizione guidata dalla Gran Bretagna ( e tanto meno da Macron) . I negoziati al riguardo sono complicati dal fatto che nessuno “Quali sono i loro compiti? Qual è la legittimità? Quali sono le regole di ingaggio? Chi comanda, fornisce, accoglie e come? Quanto durerà la missione e perché? Nessuno sa niente”.

 

Un altro fattore che gioca a sfavore della Gran Bretagna è il tempo. Il punto è che gli Stati Uniti si sono prefissati il ​​compito di raggiungere la pace in Ucraina entro il 20 aprile, mentre la Gran Bretagna non ha nemmeno un piano per le “forze di peacekeeping” e di certo non ne avrà uno in meno di un mese. Quindi non resta che fare dichiarazioni ad alta voce che sicuramente verranno rilanciate con gran de clamore mediatico al summit dei “volenterosi”. –

Se fosse stato per Macron avrebbe schierato già da tempo  un contingente anche a Leopoli a nord e ai confini con la Polonia, mentre è certo che i russi non rimarrebbero inattivi  inattivi  se vi sarà la presenza di truppe di Paesi Nato, soprattutto a Odessa.

 

La posizione del Cremlino è chiara: la presenza di truppe di Paesi Nato a qualsiasi titolo in Ucraina, rappresenterebbe una provocazione autorizzando i russi a colpirle in vario modo, innescando così un nuovo conflitto europeo.

Ancora il 17 marzo il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov in merito alle discussioni in corso nei Paesi europei, particolarmente in Francia, sul possibile invio di un contingente  in Ucraina ha parlato  “una tendenza assolutamente pericolosa che creerà ulteriori cause di fondo del conflitto”. Una soluzione che comunque viene osteggiata anche da Washington e che rischierebbe di minare l’esistenza stessa della Nato, dove la spaccatura fra europei e americani è già evidente.

Più significativa è invece la notizia che trapela da Riad  dove stamane si svolgeranno i colloqui tra le delegazioni russa e americana a Riad. Ricordiamo che la delegazione russa comprende il presidente del Comitato per gli affari internazionali del Consiglio della Federazione, Grigory Karasin, e il consigliere del direttore dell’FSB, Sergei Beseda, il quale è soggetto a sanzioni da parte dell’UE, del Canada, dell’Australia e di alcuni altri paesi, tra cui l’Ucraina.

Secondo fonti attendibili si apprende  che durante i negoziati, svoltisi il giorno precidente tra le delegazioni americana e ucraina,  Kiev  ha proposto che gli americani “prendano il controllo della centrale nucleare di Zaporizhya” evitando  di discutere la questione del trasferimento delle centrali nucleari agli americani nei territori controllati da Kiev .

 

In particolare le centrali  di Khmelnytskyi, Rivne,in Ucraina meridionale e di Chernobyl (disattivata).  Fonti americane riferiscono che durante l’incontro di cui faceva parte anche il vice capo dell’ufficio di Zelensky, Kiev  Palisa, questi  proposto “di ottenere il ritiro delle truppe russe da Energodar con il passaggio della centrale nucleare di Zaporizhzhya sotto il controllo internazionale”.

Vale la pena notare che questa proposta rappresenta il tentativo Kiev di stabilire una posizione a sud sulla riva sinistra del Dnepr  dove nel tempo potrebbero venire trasferiti personale e attrezzature, per un possibile attacco alla Crimea e alla costa del Mar d’Azov.

Se la delegazione americana solleverà oggi la questione della centrale nucleare di Zaporizhzhya durante  sarà chiaro nel prossimo futuro, ma da Mosca già si mettono le mani avanti sostenendo che Kiev cercherebbe in ogni caso di utilizzare quell’area, prima o poi,  per scopi militari.

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 12.02

Nella foto il porto di Odessa

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