Esteri

Trump: “Mi piacerebbe essere Papa. Sarebbe la mia prima scelta”

di Andrea Maldi

Lo scontro fra Chiesa e Impero si ripete da oltre mille anni e anche questa volta, con la morte di Papa Francesco, è andato in scena. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non aveva mai nascosto le sue contrarietà alle politiche di Francesco, in particolar modo sul tema dell’immigrazione, ma dopo la scomparsa del Santo Padre si è subito precipitato a partecipare alle sue solenni esequie, evidenziando uno dei suoi tanti ripensamenti. D’altra parte una delle migliori armi del Tycoon è l’imprevedibilità, che disorienta sempre avversari, controparti e interlocutori ma che con il trascorrere del tempo può rivelarsi deleterio perché toglie autorevolezza e credibilità a chi ne fa un uso esagerato, non aiutando certamente a rafforzare l’equilibrio internazionale, soprattutto se si tratta del capo della prima potenza mondiale.

 

Durante una intervista The Donald ha risposto ironicamente se aveva simpatie per il prossimo Papa. “Mi piacerebbe essere papa. Sarebbe la mia prima scelta”, precisando che ci sarebbe un cardinale americano che potrebbe ricoprire il ruolo di Sua Santità, “Devo dire che abbiamo un cardinale in un posto chiamato New York che è molto bravo. Vedremo quello che succede”. Chiaro riferimento all’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, che ha avuto un ruolo significativo nelle cerimonie ufficiali legate alla presidenza del tycoon lo scorso gennaio e anche interazioni personali con lui in diverse occasioni. Dolan è sostenuto da reti ecclesiali, gruppi di esperti di diverse discipline e fondazioni americane che hanno forti legami con ambienti conservatori considerati vicini a Donald Trump.

 

Del resto il tentativo di influenzare il Conclave da parte del “potere imperiale” è un’antica disputa. In un articolo pubblicato un paio di giorni fa su Qn si sottolinea come il quadro americano sia attualmente quello più difficile. Nel pezzo si mette a risalto che durante la predica per il funerale di Papa Bergoglio, il cardinale Re, conservatore e ostile al progressismo di Francesco, ha citato, davanti a Donald Trump, l’eucarestia che il Santo Padre celebrò in Messico a Ciudad Juarez, porta d’ingresso per i migranti ispanici che cercano di raggiungere gli Stati Uniti. Esattamente argomento sgradito a Trump. Un messaggio diretto al commander in chief: i cardinali (che formano il collegio) possono essere divisi nelle loro idee, ma in caso di interferenze esterne si compattano in un unico blocco perché il prossimo vescovo di Roma, tramite il volere dello Spirito Santo, ad eleggerlo sarà esclusivamente il Conclave.

 

Il Tycoon, nominando Dolan e Burke, i due cardinali statunitensi a lui graditi (anche se nel collegio cardinalizio non hanno i voti), ha lasciato sottintendere che gli Stati Uniti vogliono comunque pronunciarsi, per tentare di ostacolare quel ponte che Papa Francesco aveva iniziato a costruire con la Cina, anche in ottica di un potenziale condizionamento sulle politiche del futuro Pontefice.

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