di Gino Piacentini
L’Italia si conferma tra i Paesi leader in Europa per livelli di economia circolare. È quanto emerge dal Rapporto 2025 sull’economia circolare del Circular Economy Network, promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e realizzato con ENEA. Seconda nell’UE dopo i Paesi Bassi, l’Italia è prima tra le grandi economie europee, superando Germania, Francia e Spagna.
Nel 2023 il nostro Paese ha raggiunto una produttività delle risorse pari a 4,3 euro per kg di materiale consumato, ben al di sopra della media UE. Anche il tasso di utilizzo circolare di materia – pari al 20,8% – ci vede in vetta tra le grandi economie. Buoni risultati anche sul fronte del riciclo: il 50,8% dei rifiuti urbani è stato avviato a riciclaggio, seconda solo alla Germania.
Ma non mancano le ombre. La dipendenza dell’Italia dalle importazioni di materie prime resta alta: nel 2023 ha toccato il 48% del fabbisogno, più del doppio della media UE. E mentre il consumo pro capite di materiali cresce, altri Paesi lo stanno riducendo.
Preoccupano anche gli investimenti privati in attività circolari: in calo del 22% rispetto al 2019, si attestano allo 0,5% del PIL. In discesa anche l’occupazione in settori chiave, anche se in rapporto al totale resta in linea con l’Europa.
Secondo Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è il momento di cambiare approccio: “L’Italia punta ancora troppo sulla gestione dei rifiuti e troppo poco su eco-design, durabilità e riutilizzo”. Occorre rafforzare il mercato delle materie prime seconde, usare leve fiscali per favorire comportamenti virtuosi e integrare criteri di circolarità negli appalti pubblici.
Il Rapporto evidenzia anche il ruolo strategico di un’economia circolare per ridurre la dipendenza da materiali critici – come alluminio, rame e fosforo – e contribuire alla decarbonizzazione. Secondo la Commissione europea, un’economia più circolare potrebbe far risparmiare fino a 45 miliardi di euro l’anno in costi energetici.
Focus: le materie prime critiche e la sfida dell’autonomia
L’economia circolare rappresenta una leva chiave per affrontare la crescente vulnerabilità dell’Europa rispetto all’approvvigionamento di materie prime critiche. Tra queste spiccano alluminio, rame e fosforo, risorse fondamentali per settori strategici come energia, trasporti, edilizia, elettronica e agricoltura.
L’alluminio, ampiamente utilizzato in auto, costruzioni e packaging, è quasi totalmente importato, con la Guinea e la Russia tra i principali fornitori dell’UE. Nonostante sia riciclabile all’infinito, in Europa solo il 21% viene recuperato a fine vita. Rafforzare la filiera del riciclo potrebbe aumentare l’autonomia e ridurre le emissioni.
Il rame è altrettanto cruciale per la transizione energetica: nel 2023 il 24% della domanda globale era legata a tecnologie pulite. Sebbene il 32% provenga già dal riciclo, si stima che si potrebbe arrivare al 40% entro il 2050, riducendo la pressione su risorse primarie.
Il fosforo, utilizzato principalmente nei fertilizzanti, è una materia prima critica con riserve concentrate in pochi Paesi extra-UE. La nuova Direttiva europea sulle acque reflue potrebbe rilanciare il suo recupero da fanghi e reflui urbani, sfruttando tecnologie già disponibili ma poco diffuse.
In questo contesto, il Circular Economy Act previsto per il 2026 e il Clean Industrial Deal già in campo delineano una strategia chiara: raddoppiare il tasso di circolarità europeo e rafforzare l’autonomia industriale attraverso il recupero e il riutilizzo delle risorse. L’Italia, già leader nei risultati, può e deve giocare un ruolo da protagonista.
