di Roberto Vivaldelli (*)
Dal 2014, dunque da Euromaidan in poi, l’Ucraina è diventata un terreno fertile per gli interessi di grandi istituzioni finanziarie occidentali come BlackRock e JPMorgan Chase. Queste realtà hanno sfruttato la crisi ucraina per ottenere profitti significativi, legando i loro prestiti a condizioni vantaggiose, come la privatizzazione di beni statali e una riforma fondiaria che ha aperto il mercato terriero agli investitori stranieri.
BlackRock e JPMorgan: i creditori dell’Ucraina
Il fondo BlackRock, uno dei maggiori gestori patrimoniali al mondo, si è posizionato come uno dei principali creditori dell’Ucraina. I prestiti concessi al Governo del presidente Volodymyr Zelensky sono stati accompagnati da richieste di privatizzazioni di immobili e imprese di prestigio, oltre che di riforme che hanno permesso agli speculatori stranieri di acquisire terreni. Questo processo, avviato con Euromaidan, ha trasformato l’Ucraina in un mercato attraente per gli investitori occidentali, ma a caro prezzo per la sovranità economica del Paese.
JPMorgan Chase, la più grande banca privata degli Stati Uniti, ha anch’essa un ruolo di primo piano. Recentemente, come riportato da Berliner Zeintung, la banca ha pubblicato un’analisi intitolata “Das Russland-Ukraine-Endspiel und die Zukunft Europas” (Il gioco finale Russia-Ucraina e il futuro dell’Europa), in cui esplora diversi scenari per il futuro dell’Ucraina. L’analisi non si limita a previsioni geopolitiche, ma riflette gli interessi economici della banca, che ha investito pesantemente nel Paese.
Jamie Dimon: “La guerra in Ucraina è la nostra guerra”
Il Ceo di JPMorgan, Jamie Dimon, ha preso una posizione netta sul conflitto ucraino, opponendosi pubblicamente ai piani di Donald Trump – oggi presidente e al tempo candidato alle elezioni presidenziali – per porre fine alla guerra. In una lettera agli investitori dell’agosto 2024, Dimon ha dichiarato: “La guerra dell’Ucraina è la nostra guerra, e se assicuriamo la loro vittoria, assicuriamo l’America al primo posto”. Ha aggiunto che è essenziale che i leader americani sostengano con determinazione l’Ucraina, anche a costo di un impegno pluriennale. Parole che la dicono lunga su chi, in Europa, sostiene la guerra per procura in Ucraina e il riarmo europeo, anch’esso a vantaggio del complesso militar-industriale gestito dai grandi fondi finanziari che muovono le fila dei bellicisti.
Il rapporto di JPMorgan delinea quattro scenari per il futuro dell’Ucraina, con particolare attenzione al 2025 come anno cruciale per le negoziazioni. Tra questi, il più favorevole per la banca è il cosiddetto scenario sudcoreano.
In questo caso, l’Ucraina non riotterrebbe i territori persi né entrerebbe nella Nato, ma riceverebbe garanzie di sicurezza dagli Stati Uniti e l’istituzione di una forza di intervento europea. Inoltre, 300 miliardi di dollari di beni della banca centrale russa, congelati in Europa, verrebbero utilizzati per stabilizzare e rilanciare l’economia ucraina, portando il Paese verso un percorso più prospero e democratico. Tuttavia, JPMorgan assegna a questo scenario solo una probabilità del 15%.
Il peggiore scenario, definito bielorusso, prevede che gli Stati Uniti abbandonino l’Ucraina e che l’Europa non intervenga. In questo caso, la Russia imporrebbe la capitolazione totale, trasformando l’Ucraina in uno stato vassallo di Mosca. Anche questo scenario ha una probabilità stimata del 15%. Gli analisti di JPMorgan sottolineano che, senza un accordo negoziato, la Russia potrebbe raggiungere il controllo totale dell’Ucraina solo in un arco temporale lunghissimo, stimato in 118 anni, data la lentezza delle attuali conquiste territoriali.
Privatizzazioni e interessi occidentali
La Berliner Zeitung evidenzia come le riforme imposte dai creditori occidentali abbiano favorito un vero e proprio “svendita” dell’Ucraina. Un esempio è il primo accordo sul gas naturale liquefatto (LNG) con gli Stati Uniti, siglato il 17 giugno 2024, che si inserisce in un più ampio processo di privatizzazione di beni statali. Sviluppo che avvantaggiano principalmente oligarchi ucraini e investitori stranieri, mentre il Paese lotta per mantenere la propria stabilità economica e politica, rinunciando però a pezzi importanti di sovranità.
(*) InsideOver
